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Corrieri di medicinali sfruttati, uno dei quattro imputati si difende in aula

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Carabinieri e guardia di finanza

Carabinieri e guardia di finanza


Viterbo – (sil.co.) – Evasione fiscale da 20 milioni di euro sfruttando gli autisti addetti alla consegna dei medicinali attraverso una girandola di cooperative fantasma coi nomi di pianeti e costellazioni. Il processo “stellare” è giunto ieri a un giro di boa. Finiti i testi dell’accusa, uno degli imputati ha rilasciato spontanee dichiarazioni e sono stati sentiti i primi due testimoni della difesa, due ex dipendenti, anche loro corrieri, che hanno negato qualsiasi ipotesi di sfruttamento.

E’ il processo scaturito da un’indagine dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro e della guardia di finanza, su segnalazione della Banca d’Italia, sfociato nel rinvio a giudizio da parte del gup Savina Poli, su richiesta del pm Massimiliano Siddi, degli imprenditori viterbesi Giuseppe e Stefania Boni, di 57 e 55 anni, e dei dipendenti Roberto Aquilanti e Andrea De Angelis, di 67 e 41 anni, originari invece di Roma. Sono accusati a vario titolo di evasione fiscale, intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori.

Nel mirino degli investigatori un consorzio cooperativo a responsabilità limitata in liquidazione, l’Interservice Group di Viterbo, con sede al Poggino, formalmente amministrato da una cinquantenne romana.


Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


Quattro le parti civili, tutti autisti, del processo alle quattro persone fisiche e al consorzio logistico, che tra il 2010 e il 2014 si sarebbe occupato di trasporto merci e in particolare della distribuzione di medicine in mezza Italia per i più grandi colossi farmaceutici attraverso una girandola di cooperative fantasma chiamate coi nomi di costellazioni e pianeti.

Gli autisti, una ventina, tanti quanti le cooperative, sarebbero stati costretti a turni massacranti e sottopagati con lo spettro del licenziamento. In media 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana e due domeniche al mese, per 1000-1200 euro. Dalle 5 alle 11,30 e dalle 13,30 alle 19,30, tra consegna di farmaci e merci per tutta la provincia. Senza contare il famigerato servizio navetta serale, dalle 20 alle tre del mattino successivo, con rientro a Viterbo nel cuore della notte e l’obbligo per gli autisti di restare a dormire nel furgone fino all’inizio del turno mattutino per custodirne il carico.

L’unico imputato che abbia rilasciato spontanee dichiarazioni, pur non facendosi nemmeno lui interrogare, è stato Roberto Aquilanti, considerato il braccio destro di Giuseppe Boni, suo stretto collaboratore nella gestione delle attività del “gruppo” e nel controllo del personale, il quale ha però detto di essere stato semplicemente un dipendente che si occupava soltanto di logistica.

“Non ho mai interloquito con gli autisti – ha spiegato, sottolineando – c’erano gli addetti al giro mattutino e pomeridiano per la distribuzione dei medicinali a farmacie, ospedali e case di cura e chi si occupava esclusivamente del servizio navetta serale, nessuno lavorava di giorno e poi anche la sera”. 

Ha rinunciato invece a rilasciare le annunciate spontanee dichiarazioni Andrea De Angelis, che secondo l’accusa sarebbe stato il dipendente con funzioni di referente per la gestione operativa di tutto il personale assunto in due cooperative.

Il processo, dopo la richiesta del collegio di scremare la lista testi della difesa, riprenderà il prossimo 14 dicembre per sentire altri quattro dei rimanenti otto testimoni, tra i quali due consulenti.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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