Viterbo – “Dietro la privatizzazione della Talete si nasconde un’operazione di guerra economica della Francia che mira a mettere mano sui bacini idrici dell’Italia. Quindi su Talete”. E’ questo il punto di vista di Solange Manfredi, giurista e presidente del comitato scientifico Movimento blu intervenuta questa mattina all’assemblea pubblica convocata dal comitato Non ce la beviamo nella sala consiliare di palazzo dei Priori a Viterbo per discutere delle sorti dell’acqua pubblica nella Tuscia, dunque delle sorti future della Talete, società idrica della provincia di Viterbo, che rischia la privatizzazione del 40% delle sue quote”.
Viterbo – Paola Celletti, Solange Manfredi e Maurizio Montalto
“L’acqua – ha detto infatti Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo – è un diritto universale ed essenziale alla vita. Ogni decisione dovrebbe passare per un dibattito pubblico. In questo momento ci troviamo a un bivio. Talete è partecipata dai comuni, ma il rischio è che il 40% delle sue quote vadano a finire in mano ai privati. In contrasto, inoltre, con diverse delibere comunali. Non possiamo lasciare che l’acqua pubblica, l’acqua di tutti finisca nelle mani delle multinazionali”.
Viterbo – L’assemblea sull’acqua pubblica del comitato Non ce la beviamo
Nella sala d’Ercole, tanti gli amministratori pubblici presenti. Bassano Romano, Vetralla, Sutri, Ronciglione, San Lorenzo, Orte e Civita Castellana coi consiglieri d’opposizione Cavalieri (Rifondazione) e Biondi (M5s). Con loro anche la sindaca di Viterbo Chiara Frontini e i consiglieri comunali di palazzo dei Priori. Ad intervenire, assieme a Celletti e Manfredi, anche l’avvocato Maurizio Montalto, presidente nazionale del movimento blu.
Viterbo – Paola Celletti e Solange Manfredi
“Il modello che favorisce le aggregazioni pubbliche è incompatibile con le multinazionali – ha detto Montalto -. Nel 2011, in pieno referendum, il governo lavorava per la creazione di un’agenzia che ha portato i compiti della gestione dell’acqua fuori dal ministero dell’ambiente. Fino ad arrivare ad Arera. Il potere politico di gestire l’acqua è passato da un organo politico che rappresenta il paese a un soggetto autonomo espressione invece delle grandi corporazioni. Il governo ha esautorato se stesso. Ed è fondamentale che le competenze ora in capo ad Arera, tornino al governo”.
Viterbo – Maurizio Montalto
La proposta del comitato Non ce la beviamo è infine sempre la stessa, per la quale il comitato si batte da tempo. “La strada che da tempo il comitato indica agli amministratori – hanno spiegato infatti i rappresentanti di Non ce la beviamo – è quella della ripubblicizzazione del servizio idrico, nel solco del referendum per l’acqua pubblica del 2011 e della successiva legge 5/2014 della Regione Lazio, con la quale veniva finalmente promosso l’uso ‘responsabile e sostenibile’ delle risorse idriche, in quanto bene pubblico primario, fattore fondamentale di civiltà e di sviluppo”.
Daniele Camilli



