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Dugin attacca Putin per la ritirata da Kherson, in un post evoca la destituzione e la morte “dell’autocrate che fallisce”

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Mosca – Il filosofo ultranazionalista russo Aleksandr Dugin ha lanciato un attacco durissimo al presidente Vladimir Putin dopo il ritiro delle truppe di Mosca dalla città ucraina di Kherson. Un attacco talmente duro da evocare la destituzione del capo del Cremlino e, in caso di ulteriori insuccessi militari, perfino la morte “dell’autocrate che fallisce”.


Aleksandr Dugin

Aleksandr Dugin


Ne dà notizia il quotidiano britannico The Mirror, secondo il quale il filosofo Dugin avrebbe scritto e successivamente cancellato un lungo post su Telegram per esprimere il crescente malcontento russo per come sta andando la guerra in Ucraina. Dove le truppe di Mosca stanno incassando una sconfitta dietro l’altra. Nei giorni scorsi l’esercito di Kiev ha infatti riconquistato la città di Kherson, capoluogo dell’omonima regione che Putin aveva annesso unilateralmente alla Russia a fine settembre insieme ad altre tre regioni ucraine: Donetsk, Lugansk e Zaporizhzhia.

Dugin, la cui figlia Daria è stata uccisa in estate in un attentato a Mosca, diventa così il primo cittadino appartenente all’establishment politico di Mosca a rompere il silenzio dopo la sconfitta russa a Kherson e ad addossare la responsabilità di questo fallimento a Putin. Proprio Dugin, che da molti analisti e osservatori internazionali è considerato “l’ideologo di Putin”. 


Mosca - Aleksandr Dugin dopo l'attentato in cui è morta la figlia Daria

Mosca – Aleksandr Dugin dopo l’attentato in cui è morta la figlia Daria


In autocrazia “diamo al sovrano pienezza assoluta dei poteri per salvarci tutti, quindi pieni poteri in caso di successo ma anche totalità delle responsabilità in caso di fallimento” – ha scritto Dugin -. Diamo al sovrano la pienezza assoluta del potere per proteggerci tutti – il popolo e lo stato – in un momento critico. Se per questo si circonda di spiriti maligni o sputa sulla giustizia sociale, questo è spiacevole, ma sappiamo che ci protegge”.

“Ma se non ci proteggesse? In quel caso lo attende il destino del ‘Re delle piogge’ (vedete Frazer)”. Il riferimento di Dugin va in questo caso al saggio “Il ramo d’oro” di James Frazer, in cui un re viene ucciso per non essere riuscito a portare la pioggia al suo popolo durante un periodo di siccità.

“Una città russa, capitale di una regione, si è arresa – ha scritto Dugin -. I civili a cui ciò non interessa non sono russi. I russi ora stringono i denti per il dolore, piangono e soffrono come se i loro cuori fossero stati distrutte, come se i loro figli, fratelli, madri e mogli fossero state uccise davanti ai loro occhi. Se non stai soffrendo ora, non sei niente”.

“Nessuna critica verso Surovikin (il comandante delle truppe russe in Ucraina, ndr), lui non è un politico, è responsabile della parte tecnica del fronte – ha aggiunto -. La critica non è verso di lui, ma verso chi sapete bene. Nessuna operazione di pubbliche relazioni in questo caso ci salverà”

“Le autorità russe non possono cedere nient’altro – ha concluso il filosofo russo -. Il limite è stato raggiunto”.


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