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Viterbo – (sil.co.) – Esattorie spa, al rush finale il processo a padre e figlia accusati di peculato per cui è stata chiesta una condanna a 5 anni. Il collegio deciderá il 6 dicembre. Anche sulla richiesta di tre milioni di euro di risarcimento da parte del comune, parte civile al processo scaturito dalla denuncia dell’ex sindaco Leonardo Michelini.
Alla sbarra Carlo e Sandra Marcucci, amministratori fino al 2013 della società, accusati di peculato per il buco di quattro milioni di euro nelle casse di palazzo dei Priori. Tributi riscossi da Esattorie spa, ma mai versati.
A luglio 2017, davanti al gup Savina Poli, la figlia era pronta a patteggiare un anno e otto mesi, con lo sconto di un terzo della pena, ma la richiesta è stata rigettata ed entrambi sono stati rinviati a giudizio. La difesa ha poi fatto un nuovo tentativo davanti al collegio che lo ha rigettato di nuovo, esattamente un anno dopo, a luglio 2018.
A opporsi, nonostante il parere favorevole della pm Paola Conti, è stato il comune, sostenendo che il credito risarcito dall’imputata, tramite l’assicurazione, era inferiore di circa 40mila euro rispetto a quello maturato.
Peculato è l’ipotesi di reato contestata dal sostituto procuratore Paola Conti, titolare delle indagini condotte dalla guardia di finanza. Un’indagine nata dagli esposti del sindaco Leonardo Michelini e del dirigente del settore comunale ragioneria Stefano Quintarelli.
Parte civile con l’avvocato Alessandro Diddi del foro di Roma il comune, mentre gli imputati sono difesi dall’avvocato Manlio Morcella del foro di Terni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
