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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ritorno nella Grande Mela per il pianista Fabrizio Viti.
Dopo i successi alla Carnegie Hall con Trumpet Rhapsody ed Amarcord, quest’ultimo lo scorso maggio, in duo con il trombettista Luca Seccafieno, l’artista viterbese si esibirà il 12 novembre al Polish Slavic Center di Brooklyn in un evento dedicato a John Cage, figura tra le più importanti ed emblematiche del panorama musicale del XX secolo, del quale ricorrono i centodieci anni dalla nascita e i trenta anni dalla morte.
L’evento, all’interno della ventiquattresima edizione del prestigioso International Chopin and Friends Festival, vedrà anche la partecipazione straordinaria della pianista Margaret Leng Tan, amica personale del compositore e dedicataria di molte sue opere, la quale eseguirà brani di Cage per pianoforte preparato e per toy piano.
A seguire il concerto in forma di azione teatrale Empty Swoscis, ideato dal compositore Paolo Rosato ed ispirato alla composizione Empty Words di Cage, con opere in prima esecuzione assoluta della compositrice argentina Marcela Pavia, di Silvia Lanzalone, del compositore francese Bernard De Vienne e dello stesso Paolo Rosato, con Fabrizio Viti al pianoforte e con la partecipazione dell’attrice e regista Rossella Mattioli, allestimento a cura di Lucio Rosato.
Tutte le composizioni sono un omaggio all’estetica del compositore americano, nato a Los Angeles nel 1912 e morto a New York nel 1992.
Definito da Arnold Schönberg, di cui fu allievo, “inventore di genio”, John Cage ha lasciato un’eredità i cui tratti distintivi sono l’introduzione della casualità nell’attività compositiva ed esecutiva, l’invenzione del pianoforte preparato, l’utilizzazione di oggetti di uso quotidiano accanto agli strumenti tradizionali e l’ascolto del silenzio, concetto sintetizzato in modo geniale nella sorprendente 4′ 33″ – di cui ricorrono i settanta anni dalla sua prima esecuzione, avvenuta proprio a New York nel 1952 – brano di 273 secondi durante il quale l’esecutore resta immobile per permettere agli spettatori di dare valore all’ascolto dello stesso silenzio e dei rumori occasionali che ogni volta rendono la composizione diversa.
Roberta Celletti
