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“O fai come ti dico o puoi andare via oggi stesso”

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Viterbo – (eli.ca.) – “O fai come ti dico o puoi andare via da oggi stesso”. Secondo quanto dichiarato agli inquirenti da un suo dipendente, sarebbe una delle minacce rivolte ai suoi braccianti da Danilo Camilli, imprenditore agricolo attualmente indagato per sfruttamento del lavoro.


Viterbo - L'azienda agricola Camilli - Nel riquadro Danilo Camilli

Viterbo – L’azienda agricola Camilli – Nel riquadro Danilo Camilli


“Secondo le risultanze investigative – viene spiegato in una nota della procura -, condivise dal gip, nel periodo compreso tra il 2017 e gli inizi del corrente anno, l’imprenditore – chiamato a rispondere del delitto di cui all’art. 603 bis co. 1 n. 2, co. 3 n. 1-2, co 4 n. 1 del codice penale – ha assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti dai paesi africani), sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno”.

Andando nel dettaglio, gli operai sarebbero stati sottopagati e sottoposti a turni di lavoro massacranti, arrivando, in alcuni casi, a lavorare fino a 13 ore al giorno, senza potere usufruire del riposo settimanale, delle ferie e della malattia retribuita.

Di fronte alla richiesta di un operaio di poter prendere un giorno libero e potersi recare all’ospedale dal figlio, Camilli lo avrebbe minacciato di licenziamento dicendo: “O fai come ti dico oppure puoi anche andare via da oggi stesso”.


Viterbo - Braccianti agricoli sfruttati - Il blitz dei carabinieri

Viterbo – Braccianti agricoli sfruttati – Il blitz dei carabinieri


Minacce di licenziamento, stando ai dati raccolti dagli inquirenti, anche nei confronti degli operai che protestavano per vedere riconosciuti i propri diritti, tra cui le giornate di riposo che spesso non venivano concesse. “Nessuno parlava perché tutti hanno paura, lo sanno che appena si protesta con Camilli, lui ti licenzia subito. Io gli ho solo detto che se non mangio mi sento male e lui mia ha risposto: Non me ne frega un cazzo, se non ti piace il lavoro qui, vai a casa e cerca un altro lavoro”.

Ma trovare un altro lavoro nel settore non sarebbe, comunque, stato semplice. Da intercettazioni è risultato, infatti, che Camilli, una volta licenziati i suoi dipendenti, avrebbe contattato altri imprenditori agricoli chiedendo di non assumerli o chiedendo di licenziarli qualora li avessero già assunti inconsapevolmente.


Viterbo - Braccianti agricoli sfruttati - Il blitz dei carabinieri

Viterbo – Braccianti agricoli sfruttati – Il blitz dei carabinieri


In un caso specifico, avrebbe chiesto ad un altro imprenditore di licenziare due persone che avevano già lavorato nella sua azienda e che aveva poi licenziato. L’imprenditore avrebbe quindi risposto a Camilli che avrebbe concesso ai due di lavorare per altri 30 giorni e che poi li avrebbe licenziati.

La retribuzione, secondo quanto emerso dalle indagini, non rispecchiava la cifra prevista dal contratto collettivo provinciale del lavoro.

Il lavoro straordinario veniva fatto svolgere contravvenendo a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro e il contratto collettivo provinciale. Tra il 24 maggio 2021 e il 7 giugno 2021 gli operai non avrebbero usufruito del riposo settimanale, lavorando anche il primo maggio e il 2 giugno e superando l’orario medio settimanale previsto dal contratto applicato.


Viterbo - L'azienda agricola Camilli

Viterbo – L’azienda agricola Camilli


I servizi di osservazione delle forze dell’ordine avrebbero documentato, poi, alcuni operai che si occupavano della raccolta di ortaggi che si riparavano dalla pioggia con dei sacchi di plastica neri per rifiuti riadattati ad impermeabili. Soltanto alcuni sarebbero stati dotati di stivali di gomma, mentre la gran parte, avrebbe indossato delle scarpe comuni ricoperte da buste di plastica. “L’attività investigativa è stata sviluppata per mesi attraverso acquisizioni documentali – viene spiegato nella nota della procura -, l’escussione di tantissimi dipendenti, servizi di osservazione, accessi ispettivi ed altre iniziative di polizia giudiziaria che hanno permesso di documentare anche che i lavoratori non venivano dotati di calzature e vestiti idonei da utilizzare in caso di pioggia e non venivano rispettate le condizioni di sicurezza per  gli spostamenti degli stessi a bordo di mezzi agricoli, con conseguente grazie rischio per la loro incolumità”.

Per l’imprenditore è scattato il sequestro preventivo, funzionale alla confisca, di 540mila euro, la somma totale che doveva essere corrisposta agli operai, profitto del reato.

A Camilli è stato affiancato un amministratore giudiziario in modo che l’azienda possa continuare a lavorare e i braccianti possano essere occupati in maniera consona alla legge. Il provvedimento durerà un anno.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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