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“Gli ulivi hanno resistito alla siccità, il 2022 un’annata sopra la media”

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Mauro Pacifici

Mauro Pacifici

Viterbo – Per l’olio della Tuscia il 2022 è un’annata sopra la media per quantità e qualità. Lo certifica Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti Viterbo, che fa il bilancio della stagione del settore oleario quando ormai i frantoi si apprestano ad abbassare le serrande.

“Nonostante la grande siccità – dice Pacifici – gli ulivi hanno retto brillantemente e il frutto è arrivato alla fine del ciclo di maturazione in quantità abbondanti. Inoltre non ci sono stati grossi attacchi di mosche, quindi anche la qualità dell’olio è molto alta”. 

Lo certifica innanzitutto il punto resa, che “quest’anno è intorno al 15%, cioè 2-3 punti percentuali sopra alla media”. 

Un altro fattore è stato il clima eccezionalmente mite di fine ottobre e inizio novembre. “Chi ha raccolto all’inizio della stagione ha lavorato a maniche corte – ricorda Pacifici -. Una cosa incredibile. Questo, se da un lato è allarmante per i problemi climatici che ben conosciamo, dall’altro lato ha permesso di raccogliere bene e in fretta. L’oliva non è rimasta troppo tempo nelle cassette, è andata subito al frantoio e non si è rovinata con l’umidità e le muffe”.

In termini di quantità, il presidente di Coldiretti spiega che “nel 2022 il raccolto è stato circa il 70% rispetto alle annate di massimo storico, ma siamo comunque sopra alla media”.

Il bilancio è positivo in tutta la provincia di Viterbo. “A livello locale possono esserci lievi cambiamenti – spiega Pacifici -. Ad esempio a Vetralla alla cooperativa Cesare Battisti contano di superare i 20mila quintali lavorati, cioè il loro massimo storico. E questo significa anche che c’è fiducia nel progetto di cooperazione tra i produttori. Ma comunque i dati sono soddisfacenti ovunque”.

Tutto questo conferma una tesi di cui Pacifici è assolutamente convinto: la Tuscia è una zona naturalmente vocata per la produzione dell’olio. “L’ulivo è una pianta che si adatta benissimo alle zone aride, regge anche alle estati estreme. E nella provincia di Viterbo, soprattutto le aree a quote più basse, ha trovato un terreno ideale. Io temevo più che altro i venti caldi, che potevano far morire il frutto, e invece l’oliva ha resistito alla grande anche a quelli”.

Unica nota negativa è l’aumento di prezzo, che però è determinato dai rincari sulla produzione: energia elettrica, gasolio, imballaggi. “Il produttore non ha intascato niente di più, ha solo cercato di rientrare dai maggiori costi” sostiene Pacifici, che comunque parla di “aumento della richiesta, segno che la cultura dell’olio di qualità si sta diffondendo tra i consumatori. Ed è un bene, perché a volte sento dei paradossi di gente che compra l’olio buono per la macchina e l’olio scadente per l’uso alimentare. Se l’olio buono è importante per i motori, figuriamoci per l’uomo”.

Alessandro Castellani


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