Violenza sulle donne – foto di repertorio
Viterbo – A 50 anni si mette con un trentenne, lui la picchia tutti i giorni e quando lei lo caccia di casa le brucia il portone. “Tu ti vuoi liberare di me, ma non ti libererai mai di me”, l’avrebbe avvisata. In seguito alla querela è tuttora sottoposto al divieto di avvicinamento alla parte offesa.
Vittima una cinquantenne residente in un centro della provincia, parte civile con l’avvocato Enrico Valentini al processo in cui il giovane è imputato davanti al collegio di lesioni aggravate e maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza a volte anche del figlio minore della donna. Se la sarebbe presa anche con la suocera: “Tua madre è una cagna perché ha fatto una mignotta come te”. E l’avrebbe isolata dai suoi amici.
La vittima, nonostante i 19 anni di differenza, si sarebbe innamorata del presunto futuro aguzzino perché la faceva ridere e stare bene.
Carabinieri e vigili del fuoco – foto di repertorio
Ancora piena di lividi dopo 12 giorni
La relazione, cominciata con una convivenza a casa della parte offesa solo nei fine settimana, è cominciata a maggio 2021 e si è conclusa a marzo di quest’anno in seguito alla denuncia del 6 marzo 2022, quando la cinquantenne si è presentata agli investigatori ancora piena dei lividi delle botte prese dodici giorni prima, il 22 febbraio, quando si è decisa a cacciarlo di casa.
Motivo per cui la notte tra il 4 e il 5 marzo le avrebbe appiccato il fuoco sulla porta dell’abitazione, secondo la pm Eliana Dolce, che ha coordinato le indagini dei carabinieri.
“Oggi facciamo due funerali”
La vittima sarebbe stata costretta a vivere in un clima di terrore dall’imputato, con precedenti per droga quando aveva appena 21 anni e poi anche per lesioni, maltrattamenti e stalking.
Il 22 febbraio sarebbe stata terrorizzata di fare tardi dalla sarta, per paura di quello che il trentenne avrebbe potuto farle. Lui quel giorno sarebbe dovuto andare a un funerale e al suo rientro a casa l’avrebbe riempita di botte accusandola di fargli fare tardi. Talmente tanti pugni e calci da avere ancora vistosi lividi dopo dodici giorni.
Con l’occasione l’avrebbe anche minacciata di morte dicendole mentre la picchiava la frase “oggi ne facciamo due di funerali” e, irridendola mentre piangeva,”tanto a te sta bene che ti faccio questo”.
Confidenze su Facebook e Whatsapp
Il 30 luglio 2021 sarebbe stata picchiata in piazza davanti agli amici. Tra i testimoni un amico conosciuto su Facebook, cui la cinquantenne, tra il 15 e 16 agosto 2021, avrebbe confidato di essere stata malmenata dal compagno, inviandogli anche una foto.
Avrebbe invece raccontato e inviato foto su Whatsapp del portone bruciato la notte tra il 4 e il 5 marzo 2022 alla sua migliore amica da trenta anni, una ex compagna di scuola delle superiori, chiedendole se il marito potesse installarle una nuova telecamera.
“Costretta per gelosia a tagliare tutti i ponti con gli amici”
“Quando ha conosciuto e ha iniziato frequentare l’ex compagno, per via della gelosia
di quest’ultimo, ha dovuto tagliare i ponti con tutte le sue amicizie sia telefonicamente che attraverso i social”, ha detto l’amica, sentita dopo la denuncia.
“Io personalmente ho cercato di esserle vicino dicendole che in qualunque momento ne avesse avvertito il bisogno mi avrebbe potuta contattare”.
“All’inizio della relazione, mi disse che si era innamorata perché pur essendo molto più giovane di lei, di 19 anni, la faceva ridere e stare bene. Con il passare del tempo le telefonate si sono diradate, fino a non esserci più”, ha proseguito narrando dei messaggi laconici in cui le riferiva delle botte.
La pm Eliana Dolce
“Vittima incapace di reagire”
Nella richiesta di misura cautelare della procura viene sottolineata “la gravità del reati commessi, la pericolosità del soggetto desunta dai suoi comportamenti violenti e dalla persistente sussistenza del concreto pericolo di reiterazione”.
“È doveroso considerare – viene inoltre evidenziato – che gli eventi dettagliati raccontati in sede di denuncia non possono che evidenziare una parziale e minima rappresentazione delle angherie e vessazioni subite dalla vittima nel corso degli ultimi mesi, eventi che si susseguono sin dall’inizio della loro relazione-convivenza”.
E ancora: “Nel tempo trascorso in questa situazione di palese disagio emotivo e psico-fisico la denunciante è stata incapace di reagire, anche e soprattutto per le violenze fisiche e psicologiche ricevute, per le minacce quotidiane e per il clima di terrore in cui la stessa ha vissuto”.
“Si evince così un percorso di violenza che ha portato ad isolare la vittima dentro le mura domestiche, in uno stato di piena coercizione e paura, situazione che le ha sempre impedito di chiedere aiuto. Si rileva, inoltre, che l’indagato, in tutte le azioni di violenza e prevaricazione sinora descritte, è mosso da un lucido disegno criminoso. In particolare, nell’episodio del 22 febbraio 2022 quest’ultimo è arrivato a picchiare con inaudita brutalità la compagna, al fine di sottometterla al suo volere e relegarla a uno stato di soggezione psicologica”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


