Violenza – Immagine di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Una volta erano amiche del cuore e anche conviventi. Fino a quando una delle due non ha stretto rapporti con un’altra ragazza, invitandola a dormire nella casa che condividevano e di fatto cacciando la coinquilina, dicendole di trovarsi un altro posto dove trascorrere la notte.
E’ uno degli episodi avvenuti a inizio 2021 che poi sarebbero sfociati addirittura in un tentativo di accoltellamento da parte della “cacciata” nei confronti dell’ormai ex amica oltre che ex coinquilina. Nonché in minacce di morte alla presunta rivale, inseguita tra via Cairoli e il Sacrario: “E’ inutile che acceleri, tanto ti prendo, sgozzo anche te”.
Per lei, difesa dall’avvocato Daniele Nobili, è finita con un processo in cui è imputata di stalking, nei confronti della vittima che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Sini.
Scenario il centro storico di Viterbo e la sua immediata periferia. L’episodio del coltello risale al 2 marzo 2021 ed è stato ricostruito in aula dall’amica, il cui pernottamento nell’abitazione avrebbe scatenato la gelosia dell’imputata, guastando definitivamente, nel giro delle settimane successive, i rapporti tra le parti.
“Era gelosa di me e del nostro rapporto di amicizia. La sera prima c’erano stati degli strani messaggi social che la parte offesa e il suo ragazzo credevano venissero da lei, per cui il 2 marzo noi tre ci siamo recati sotto casa dell’imputata. Lei è scesa e stavano discutendo animatamente quando l’imputata ha tirato fuori un coltello, fermata dal ragazzo della mia amica, per cui non l’ha colpita. L’ha però fatta cadere a terra, da dove si è rialzata con un ginocchio dolorante e piena di graffi”, ha spiegato giovedì al giudice Elisabetta Massini.
Il terzetto avrebbe quindi ripreso la macchina e si sarebbe allontanato.
“Dopo una sosta in pizzeria in via San Pietro – ha proseguito la testimone – io sono andata via da sola con la mia macchina, scoprendo che c’era un’auto che mi seguiva. In via Cairoli ho capito che era l’imputata che mi stava urlando dietro cose che non capivo con la testa fuori del finestrino. Quando, giunta al Sacrario, ho dovuto fermarmi per far passare dei pedoni, mi si è accostata, urlando, sempre con la testa fuori dal finestrino, minacce tipo ‘non ho colpito lei, colpisco te, è inutile che acceleri, tanto ti prendo, sgozzo anche te'”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva
