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“Lotta all’usura, ci si deve fidare e affidare alle forze dell’ordine…”

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Viterbo – “Lotta all’usura, ci si deve fidare e affidare alle forze dell’ordine”. È l’appello del comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Friano, in merito al tragico e gravissimo fenomeno dell’usura. 


Massimo Friano

Massimo Friano


Un qualcosa di molto pericoloso e molto subdolo, specialmente in tempi in cui la crisi si fa sentire più del solito. Un fenomeno che risucchia in una rete dalla quale poi è molto complicato uscire.

Il comandante provinciale Friano offre dei consigli pratici su come cercare di non cadere nel tranello e su come comportarsi se se ne diventa vittime.

Cosa possiamo consigliare a chi non ha accesso ai fondi e rischia di cadere nella rete dell’usura?
“Il primo è il più ovvio, ma poi non lo è mai o non sempre, ovvero non fare il passo più lungo della gamba. Non affidarsi mai a chi offre denaro in prestito con procedure rapide e chiedendo in cambio interessi che sembrano dubbi. Bisogna affidarsi a società finanziarie, banche, enti creditizi autorizzati e verificati perché è il primo passo per evitare di trovarsi coinvolti con soggetti che hanno altre intenzioni. Si deve verificare, anche attraverso gli intermediari, quelli che sono i contratti per comprendere, anche quando si avviano dei percorsi potenzialmente corretti, le procedure e gli elementi che possono far capire, nel momento in cui c’è un problema, come uscire dalla situazione”.

Quali sono le alternative?
“C’è da sapere che, in caso di rifiuto di un prestito da parte di questi enti, si possono contattare una serie di associazioni o fondazioni anti-usura territoriali che fanno riferimento alle istituzioni e che possono attivare percorsi utili per ottenere un prestito che sia sostenibile. Oggi c’è grande attenzione da parte degli enti preposti ad erogare il credito, ad avere tutta una serie di intermediari nella comunicazione su quelle che sono le opportunità per gli imprenditori, o per chi ha necessità, di potenziare, finanziare e investire sulla propria attività economica”.

E poi denunciare…
“Per quanto riguarda questo aspetto, in particolare mi rivolgo ai commercianti, il consiglio è quello di – prima ancora di pensare di denunciare – confrontarsi e segnalare alle autorità di polizia ogni tipo di contatto che lasci adito a dubbi. Quindi anche chi non ha bisogno di un prestito e viene a conoscenza di situazioni strane e fuori dai canali verificabili e verificati, deve segnalarlo alle forze di polizia che possono attivare dei percorsi di approfondimento informativo. E capire, poi, dietro a chi si propone in giacca e cravatta con una bella valigetta, se ci sono interessi diversi o, addirittura, organizzazioni criminali. Come per le truffe ci capita ancora di trovare chi, con il banchetto lungo strada, chiede di partecipare a una raccolta fondi per un ente benefico e poi dietro c’è altro, così possono avvicinarsi alle imprese o a chi diventa obiettivo, persone che propongono un servizio che poi è tutt’altro, un cosiddetto ‘servizietto’. Un’altra cosa che può servire è aderire ad associazioni del settore commerciale piuttosto che manifatturiero o industriale, all’interno delle quali sono presenti sportelli informativi sia per arrivare a un credito più o meno agevolato ma anche per capire quali sono quella serie di soggetti che sono affidabili o no, con le black list. Penso alla camera di commercio dove confluiscono tutta una serie di informazioni che sono un punto di riferimento sul territorio. Ma anche i commercialisti possono dare consigli utili agli imprenditori”.


Viterbo - Il comando provinciale dei carabinieri

Viterbo – Il comando provinciale dei carabinieri


Cosa possiamo dire di pratico, invece, alle vittime, a chi nella rete dell’usura, purtroppo, è entrato e non sa come uscirne?
“Chi si dovesse trovare in una situazione del genere deve raccogliere tutti gli elementi che ha in mano e che poi possano supportare delle possibile denunce. Quindi registrare numeri di telefono piuttosto che ricevute e tutte quelle cose che possano dare la possibilità di sostenere la propria posizione laddove possa seguire una fase giudiziaria. Bisogna cercare il conforto degli operatori di polizia, possono offrire un momento di ascolto e di confronto, e perché no, anche uno sfogo se necessario. Tutto ciò può essere il preludio per affrontare questi fenomeni sotto il profilo istituzionale. Perché spesso c’è la paura di denunciare o la vergogna di rappresentare il fatto di essere incappati, per superficialità o peggio, in queste situazioni”.

Si deve cercare appoggio nelle forze dell’ordine, quindi…
“La parola denunciare rappresenta il momento formale importante, ma prima di tutto bisogna fidarsi e affidarsi ai professionisti della sicurezza in divisa che possono sostenere, aiutare e consigliare, prima di tutto. La prima fase è anche questa, ancora prima della denuncia. Quando qualcuno si trova in queste situazioni deve avere fiducia negli interlocutori che sono lì per ascoltare, consigliare e sostenere. Un termine che mi piace molto è ‘prendersi cura’, farsi carico dei problemi viste anche le situazioni di difficoltà di questi tempi che vedono l’imprenditore occuparsi dell’approvvigionamento delle fonti energetiche. Se tante multinazionali diversificano l’attività rivolgendosi anche fuori dal loro campo di azione nella ricerca dei fondi energetici a più basso costo, figuariamoci chi non ha questa possibilità e deve sostenere il costo di bollette che sono diventate importanti. In questi casi il tentativo di superare il problema purtroppo si risolve in una scelta deleteria, pericolosa”.


Carabinieri

Carabinieri


Quali altri mezzi ci sono per i cittadini?
“E’ importante ricordare che si possono attivare le prefetture per i fondi di solidarietà, quindi la possibilità di ottenere dei prestiti senza interessi, e tutta una serie di operatori e associazioni che hanno accumulato nel tempo una grande esperienza con cui noi collaboriamo fortissimamente in questa attività di sostegno, di ‘farsi carico’ e ‘prendersi cura’. Bisogna affidarsi e fidarsi del consiglio e, laddove non basti il consiglio, si viene messi nelle mani di chi ha un’esperienza, anche operativa, importante nel settore”.

Il Covid ha peggiorato la situazione?
“Il Covid è stata una grandissima prova per tutti noi, anche per le istituzioni e le forze dell’ordine. Una grandissima prova che ha aumentato ancora di più quel senso di isolamento che ci ha costretto sempre di più all’utilizzo di strumenti di comunicazione mediata, che non è un confronto faccia a faccia. Riscontraimo proprio una difficoltà nel costruire una relazione sulla base della comunicazione semplice. Quindi può avere influito e, sicuramente, stressato fortissimamente il sistema produttivo, la distribuzione. E tutto ciò ha determinato dei costi aggiunti di impresa. Quindi l’impresa se già aveva difficoltà a trovare fonti di credito prima, non è detto che queste difficoltà non siano addirittura moltiplicate”. 

Com’è la situazione dell’usura nella Tuscia?
“I dati che noi registriamo sulla provincia di Viterbo non sono ancora così allarmanti rispetto a tante altre città italiane. Il fenomeno c’è, ma ovviamente i dati in sé non bastano a fare un’analisi approfondita del fenomeno perché il dato nascosto e non denunciato potrebbe nel tempo rivelare delle sosprese. La rete di controllo al momento non registra numeri tali da considerarlo un fenomeno più emergente di altri. Se parliamo di truffe possiamo dire che è un fenomeno più importante e più diffuso, addirittura aumentato. E anche questo è legato al Covid perché molte persone continuano ad evitare momenti di contagio e questo maggiore isolamento costituisce un’occasione  in più per chi cerca questo tipo di vittime.  I nostri presidi, a maggior ragione quelli dell’Arma che ne ha un numero maggiore e sono quelli storicamente più vicini alla gente, sono sempre più attenti. Anche il nostro personale periodicamente partecipa a seminari informativi e approfondimenti per essere in grado di cogliere non solo i segnali ma anche di accogliere le persone nella maniera più giusta e più corretta, con la sensibilità necessaria nell’affrontare le vittime di questo fenomeno riprovevole”.

Elisa Cappelli


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