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Viterbo – (sil.co.) – Macchina del fango e Vinitaly, a distanza di un decennio il processo ha perso d’attualità e si avvia alla vaticinata da tempo morte per prescrizione.
Sono state nel frattempo dedicate alle accuse ancora in piedi di tentata concussione, contestate all’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli, le ultime due udienze del procedimento penale in cui l’ingegnera di Bolsena è imputata col giornalista Paolo Gianlorenzo e altri sei indagati della maxi inchiesta chiusa un decennio fa dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi.
Gli ultimi testimoni del pm, che alla prossima udienza del 7 dicembre sarebbe orientato a chiedere la prescrizione generale per tutti i reati contestati a vario titolo agli imputati, sono stati sentiti dal collegio su due capi d’imputazione: la vicenda della presunta “cacciata” di un allora dipendente dell’Arsial di Caprarola (inviso all’assessora per la simpatia per Francesco Battistoni) e quella dei presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly.
Tra le presunte vittime di “pressioni” uno dei big dell’ente autonomo Fiere di Verona, il direttore Giovanni Mantovani
Sentito ieri quale ultimo testimone della procura sull’eventuale “tentativo” di fargli affidare a una ditta segnalata dall’assessora per l’appunto l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly, Mantovani ha escluso di avere subito minacce.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

