Polizia stradale – Operazione Castro
Viterbo – (sil.co.) – Entrata in vigore della riforma Cartabia permettendo, potrebbe chiedere la messa alla prova il titolare di un autosalone dell’Alta Tuscia finito a processo per riciclaggio. Qualora il reato venga derubricato in ricettazione. Cosa possibile secondo la difesa, intenzionata a presentare istanza in tal senso alla procura, in seguito a quanto emerso finora in sede di dibattimento.
E’ il processo scaturito da un’inchiesta della polizia stradale su un presunto giro di macchine rubate vendute a ignari clienti di una rivendita. Martedì, nel frattempo, è saltata per la seconda volta consecutiva la testimonianza del presunto complice dell’imprenditore 44enne accusato di riciclaggio in concorso e per questo sospeso per sei mesi durante il lockdown della primavera 2020.
Teste chiave, secondo la difesa, sarebbe Vincenzo Maresca, il coimputato 34enne d’origine campana che finì invece agli arresti domiciliari e attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva a tre anni e mezzo con lo sconto di un terzo della pena. Maresca avrebbe dovuto essere sentito l’11 ottobre, quando la testimonianza è slittata al 22 novembre, giorno in cui non si è presentato davanti al collegio del tribunale di Viterbo per motivi di salute. Trattandosi di legittimo impedimento, martedì è stata quindi disposta la traduzione per il prossimo 28 marzo.
Sempre che sia ancora detenuto e sempre che il processo vada avanti.
Dall’istruttoria fin qui svolta infatti, secondo la difesa, è sicuramente emerso come l’imputato abbia risarcito immediatamente tutte le persone offese. Motivo per cui, secondo l’avvocato Samuele De Santis la pesante accusa di riciclaggio potrebbe essere riqualificata dal pubblico ministero nel meno grave reato di ricettazione.
“La prevista entrata in vigore il 30 dicembre della riforma Cartabia amplierebbe il numero dei reati per i quali è possibile la messa alla prova- spiega quindi De Santis – un ampliamento che ha a che fare con la modifica dell’articolo 550, che prevede i casi di citazione diretta a giudizio, senza passare dall’udienza preliminare. Ebbene, è stato inserito specificamente nel 550 il nuovo reato della ricettazione. Dal 30 dicembre in poi, quindi, se uno viene portato a giudizio o indagato per la ricettazione può chiedere subito la messa alla prova”.
“Siccome è un elemento migliorativo per quanto riguarda il reo – prosegue De Santis – è stato dato un periodo di norma transitoria, in base al quale dal momento in cui entra in vigore la nuova normativa, la legge Cartabia, gli indagati e gli imputati per il delitto di ricettazione possono chiedere la messa alla prova. Lo devono fare o alla prima udienza, se cade nei 45 giorni successivi all’entrata in vigore della legge Cartabia, o con apposita istanza entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge Cartabia”.
“L’udienza del 28 marzo sarebbe oltre i 45 giorni – prosegue – quindi dovremmo fare un’istanza durante il periodo della vacatio legis, ma per poterlo fare il pubblico ministero deve derubricare il reato contestato da riciclaggio a ricettazione, cosa che chiederò i primi di gennaio, subito dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia. Dovrebbe così venire meno anche la costituzione di parte civile delle assicurazioni, legata al reato di riciclaggio, cioè avere concorso alla modifica di un bene, quando la ricettazione è avere venduto un bene del quale non si sa la provenienza, se più o meno illecita”.
“L’ammissione alla messa alla prova ci darebbe la possibilità di sospendere il processo, di non chiamare più altri testimoni e di ottenere l’estinzione del reato al buon esito della messa alla prova, con una fedina penale totalmente pulita”.
“Abbiamo già dimostrato, in fase dibattimentale, che il mio assistito era estraneo alle condotte di artefazione del mezzo e come, sebbene abbia cercato di fare dei controlli, questi controlli non siano stati probabilmente abbastanza idonei per tutelare la vendita, magari doveva fare maggiori controlli, ma non era in concorso per vendere, non ha fatto degli idonei controlli, che è ben altra cosa, per cui va anche ristabilita anche la sua immagine, nel momento in cui questa vicenda arriverà al termine”, conclude il legale.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
