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Metodo mafioso, slitta ancora sentenza per Pecci, Erasmi e Pavel

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Mafia viterbese - Nei riquadri Emanuele Erasmi, Ionel Pavel e Manuel Pecci

Mafia viterbese – Nei riquadri Emanuele Erasmi, Ionel Pavel e Manuel Pecci


Viterbo – Estorsione con metodo mafioso, salvo ulteriori imprevisti slitta alla prossima primavera la sentenza. Ieri, giorno fissato per la discussione delle difese, la tabella di marcia ha registrato l’ennesimo stop a causa del legittimo impedimento di uno dei giudici del collegio del tribunale di Viterbo che deve decidere la sorte giudiziaria degli imprenditori Manuel Pecci ed Emanuele Erasmi e dell’operaio Ionel Pavel. 

La discussione, tanto per rendere l’idea, sarebbe dovuta cominciare il 25 giugno 2021, un anno e mezzo fa. La richiesta pene è del 4 febbraio, quasi dieci mesi fa. 

L’udienza è stata rinviata al prossimo 28 marzo, alle ore 14, per sentire gli avvocati Michele Ranucci, Giuliano Migliorati, Fausto Barili e CarloTaormina, che assistono gli imputati. Dopo di che il pm della Dda di Roma Fabrizio Tucci potrà ancora replicare, prima che la terna giudicante si ritiri in camera di consiglio per la sentenza.

A marzo potrebbero però palesarsi ulteriori e più serie problematiche, oltre ai tempi stretti vista l’udienza fissata per il pomeriggio. Stavolta legate all’entrata in vigore della riforma Cartabia e ai sopravvenuti previsti nuovi cambiamenti nella composizione del collegio.

Insomma, quello che per Pecci, Erasmi e Pavel sembrava destinato ad essere un processo lampo, nonostante il Covid, a distanza di quasi quattro anni dai tredici arresti dell’operazione Erostrato (25 gennaio 2019) non lo sarà.

L’accusa, il 4 febbraio, ha chiesto 7 anni e mezzo per Pecci ed Erasmi e 9 anni e nove mesi per Pavel. Sarà passato oltre un anno quando si saprà cosa avranno deciso i giudici.

Pecci, oggi 32enne,vive a Viterbo dove lavora nel salone di bellezza di famiglia. Ersasmi, artigiano di 53 anni, all’epoca dei fatti era titolare di una falegnameria a Bagnaia. Ionel Pavel, 38 anni, romeno residente da anni in Italia, faceva l’operaio e viveva a Canepina. 

Tra le sei parti civili un carabiniere e altri due imprenditori del capoluogo. Tre sono il Comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos Impresa. Le altre tre parti civili sono invece tre privati: l’imprenditore romeno Ion Lazar, organizzatore delle serate danzanti per i suoi connazionali al Theatrò bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi; il carabiniere Massimiliano Pizzi, cui è stata incendiata l’auto di notte sotto casa per vendetta; l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare del Theatrò, sul cui ingresso furono appese delle teste mozzate di maiale e agnello a mo’ di avvertimento mafioso.


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Processo lampo poi due anni per la discussione

– 25 gennaio 2019, arresti operazione Erostrato
– 14 gennaio 2020, rinvii a giudizio a Roma
– 8 marzo 2020, apertura processo a Mammagialla
25 giugno 2021, primo rinvio discussione (al 25 novembre e 16 dicembre)
– 28 ottobre 2021, secondo rinvio discussione(al 21 gennaio e 4 febbraio 2022)
21 gennaio 2022, inizio discussione pm Fabrizio Tucci
4 febbraio 2022, fine discussione pm e richiesta pene
8 aprile 2022, primo rinvio discussione difese
– 27 settembre 2022, secondo rinvio discussione difese
– 28 novembre 2022, terzo rinvio discussione difese
– 28 marzo 2023, quarta data fissata per discussione difese 


Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Operazione Erostrato – I tredici arrestati del 25 gennaio 2019


A fine gennaio, nel frattempo, si celebrerà davanti alla corte di cassazione il processo di terzo grado per i presunti boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi che , scegliendo l’abbreviato celebrato davanti al gip del tribunale di Roma, sono già stati condannati con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso in primo (10 giugno 2020) e secondo grado (7 giugno 2021). 

Ricapitolando. Su tredici arrestati, tre sono ancora in attesa della sentenza di primo grado. Otto sono stati condannati in primo e secondo per associaizone di stampo mafioso, aggravante caduta in appello per il barista Luigi Forieri, mentre è stata assolta l’ex commessa dei compro oro di Trovato, Martina Guadagno. 


Le condanne di primo e secondo grado

– Giuseppe Trovato: 12 anni e 9 mesi di reclusione (13.400 euro di multa) – In primo grado 13 anni e e 4 mesi (14mila euro di multa);
– Ismail Rebeshi: 10 anni e 11 mesi (9.500 euro di multa) – In primo grado 12 anni e 12mila euro di multa;
– Spartak Patozi: 8 anni e 8 mesi (5.300  euro di multa) – In primo grado 8 anni e 8 mesi (8mila euro di multa);
– Gabriele Laezza: 7 anni (5.800 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 6mila euro di multa;
– Shkelzen Patozi: 6 anni e 4 mesi (5.200 euro di multa) – In primo grado 8 anni e 4mila euro di multa;
– Fouzia Oufir: 5 anni – In primo grado  5 anni e 4 mesi (6mila euro di multa);
– Gazmir Gurguri: 4 anni e 8 mesi – In primo grado  7 anni e 4 mesi;
– Sokol Dervishi: 4 anni e 6 mesi – In primo grado 6 anni;
– Luigi Forieri: 3 anni e 6 mesi (caduta l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso) – In primo grado 8 anni e 4 mesi 
– Martina Guadagno: Assolta – In primo grado 2 anni e 4 mesi (assolta dall’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso).

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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