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Omicidio Bramucci, la vittima nascondeva soldi sottovuoto in cassaforte

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Le auto del commando armato - Nel riquadro: Salvatore Bramucci

Le auto del commando armato – Nel riquadro: Salvatore Bramucci


Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, mentre resta da chiarire il mistero quasi sicuramente economico del movente, emerge che la vittima teneva i soldi in cassaforte confezionati in mazzette sottovuoto.

Dopo la condanna a tre anni e 4 mesi per estorsione e usura del gennaio 2021, il 58enne è ricorso fino in cassazione, senza successo, per riavere indietro diecimila euro in contanti che gli erano stati confiscati il giorno dell’arresto, il 9 gennaio 2020. Sono stati invece restituiti otto orologi preziosi, risultati appartenenti alla moglie. Un tesoretto nascosto in cassaforte. Il denaro confezionato sottovuoto.

Nel frattempo sono passati quasi quattro mesi dall’uccisione a colpi di arma da fuoco del pregiudicato 58enne morto in auto in seguito a un agguato messo a segno nei pressi della sua abitazione di Soriano nel Cimino alle 8,20 del mattino di domenica 7 agosto. E sono passati quasi tre mesi dall’arresto di due dei presunti sicari del commando armato e un mese e mezzo dall’arresto della cognata che avrebbe partecipato attivamente alla pianificazione dell’omicidio. 

Cinque gli indagati per il delitto, due dei quali a piede libero. In carcere con l’accusa di omicidio premeditato in concorso sono finiti due romani 48enni di Guidonia, Antonio Bacci e Lucio La pietra, arrestati il 13 settembre, nonché la cognata Sabrina Bacchio, anche lei di 48 anni, arrestata il 22 ottobre. 

Bramucci, a marzo del 2013, avrebbe sporto una denuncia per furto proprio contro Sabrina Bacchio, la cui relazione con il romeno 32enne indagato a piede libero sarebbe stata all’epoca appena all’inizio, in seguito alla sparizione di un “tesoretto” del valore attorni ai 50mila euro di gioielli e altri oggetti preziosi, che sarebbero stati custoditi nella sua abitazione. Da allora i rapporti familiari si sarebbero incrinati.

Il pregiudicato 58enne, noto per la sua attività di strozzino, avrebbe conservato anche successivamente l’abitudine di nascondere in casa denaro e oggetti di grande valore.


Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci


In cassaforte 10mila euro sottovuoto e 8 orologi preziosi

Il 9 gennaio 2020, quando fu arrestato assieme a un agente penitenziario per usura e estorsione, per cui al momento dell’omicidio stava finendo di scontare una condanna a tre anni e 4 mesi, la polizia sequestrò all’interno di una cassaforte nella sua abitazione la somma di diecimila euro in contanti e una sfilza di costosi orologi di grandi marche – sei Rolex, un Cartier e un orologio Bulgari – che, secondo gli inquirenti, potevano essere frutto di attività illecite.

Gli orologi preziosi gli sono poi stati tutti restituiti. Non i diecimila euro in contanti per riavere i quali Bramucci è ricorso anche in cassazione.


Restituiti i Rolex della moglie, ma non il denaro

Nel 2020 la cassazione, confermando la misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip, puntò il dito contro la spregiudicatezza e lo spessore criminale di Bramucci: “Pronto, per recuperare il suo denaro, ad avvalersi di persona armata”. 

Sempre la cassazione, il 12 maggio 2021, ha rigettato un altro ricorso di Bramucci, stavolta contro la confisca dei diecimila euro in contanti, sostenendo la difesa “contitolarità e cogodimento effettivo di tale somma anche in capo alla moglie”.

La somma di denaro consisteva in quattro mazzette di banconote avvolte in cellophane trasparente con elastici, contenenti 2500 euro ciascuna. 

“La revoca della misura reale in relazione agli orologi si è fondata sulla sussistenza di indizi in grado di evidenziarne la titolarità in capo alla moglie dell’imputato che avrebbe ricevuto in donazione dei genitori alcuni orologi ed altri li avrebbe acquistati con somme di sua esclusiva spettanza”, si legge nelle motivazioni, dove si ricorda la tesi difensiva.


“Soldi profitto delle attività criminose”

Diversamente il tribunale ha ragionato sulle somme rinvenute nella medesima cassaforte reputando che non vi fosse la prova della contitolarità e della codisponibilità da parte della donna valorizzando a tal fine il fatto che in alcune occasioni l’imputato avrebbe avuto immediata disponibilità di somme in contanti.

“Il tribunale – sottolinea la suprema corte – ha ritenuto che il denaro rinvenuto nella cassaforte all’interno della proprietà del ricorrente e costituito da euro 10.000 diviso in quattro mazzette da euro 2500 ciascuna, confezionate sottovuoto, fossero il profitto delle attività criminose non risultando altre fonti di reddito lecite del Bramucci e che comunque dagli atti di indagine, espressamente richiamati nel provvedimento, risultava che le somme il sequestro erano nella disponibilità piena del Bramucci che utilizzava il denaro in piena autonomia per effettuare i propri traffici usurari”.


“Moglie presente quando elargiva prestiti”

E’ stato inoltre sottolineato come “la deduzione difensiva che tali somme fossero di proprietà della moglie che aveva scelto di tenerle in cassaforte anziché in banca non escludeva la confisca delle stesse perché era certo che a tali somme attingeva anche il Bramucci per i propri traffici, circostanza che costituisce prova certa della disponibilità delle somme da parte di costui”.

Non solo. “La moglie – si legge nel documento pubblicato il 14 luglio 2021 dalla cassazione – era spesso presente quando il ricorrente elargiva il denaro in prestito, circostanza che inequivocabilmente implicava una sua piena consapevolezza e consenso all’utilizzo del denaro da parte del marito e che quindi a fortiori doveva ritenersi ne avesse la disponibilità”.


Crediti da riscuotere in un’agenda rossa

Dopo l’omicidio, si è parlato di un tesoretto smarrito attorno ai centomila euro nonché di una somma attorno ai cinquantamila euro che Bramucci sarebbe stato intenzionato a recuperare dai debitori nell’ambito del progetto, rivelato agli investigatori dalla moglie, di trasferirsi alle Canarie una volta scontata l’ultima condanna per estorsione e usura.

La prova sarebbe in alcune pagine manoscritte di un’agenda rossa, che Bramucci avrebbe tenuto nascosta in un mobile, trovata dopo la morte e consegnata ai carabinieri dalla moglie, dove sono annotate sigle e accanto somme di denaro per un ammontare di circa 47mila euro.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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