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“Omicidio Meredith, chi non crede alle mie parole legga gli atti…'”

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Rudy Guede fuori dal carcere di Mammagialla

Rudy Guede

Fabrizio Ballarini e Rudy Guede

Fabrizio Ballarini e Rudy Guede

Meredith Kercher

Meredith Kercher

Viterbo – “Invito tutti a non credere alle mie parole ma di leggere gli atti prima di parlarne e che io metto a disposizione di chiunque fosse ancora interessato”. È con una lettera all’Ansa che Rudy Guede cerca di spegnere le polemiche che da giorni ormai, lo vedono protagonista. Prima tra tutte, sulla sua permanenza in Italia. “Apprendo che dovrei essere espulso in quanto privo di permesso di soggiorno e che il questore di Viterbo stia commettendo un reato nel non emettere un decreto di espulsione – scrive l’ivoriano -: ebbene si tranquillizzi chi lo sostiene in quanto sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e senza il quale tra l’altro non potrei lavorare dove lavoro”.

Unico condannato per l’omicidio a Perugia della studentessa inglese Meredith Kercher, Guede ha da poco finito di scontare la pena a 16 anni di carcere. “Non era mia intenzione riaprire ferite mai chiuse e rinnovare il dolore dei protagonisti di questa storia, primi tra tutti i familiari della ragazza inglese – scrive nella lettera pubblicata dall’Ansa ., in questi giorni è ripartita l’attenzione mediatica sulla tragedia e di questo rinnovato interesse mi assumo personalmente la responsabilità”.

“In effetti – scrive Guede, che ora vive e lavora a Viterbo – sono stato io che nell’accettare di essere intervistato e credendo ingenuamente che si volesse parlare del libro recentemente pubblicato ho risposto a domande che riproponevano i fatti di 15 anni fa. Detto questo rimango perplesso nel leggere dichiarazioni che, come allora del resto, non hanno rispondenza nella realtà”.

“Apprendo ad esempio – sottolinea Guede – che dovrei essere espulso in quanto privo di permesso di soggiorno e che il questore di Viterbo stia commettendo un reato nel non emettere un decreto di espulsione: ebbene si tranquillizzi chi lo sostiene in quanto sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno e senza il quale tra l’altro non potrei lavorare dove lavoro. Apprendo che secondo alcuni sarei stato condannato per omicidio volontario e non ‘in concorso’ con altri (noti o ignoti che siano) ma le sentenze di primo e secondo grado affermano tale circostanza e la Cassazione conferma le precedenti; tale assunto è stato ripreso anche dai giudici che hanno dichiarato inammissibile la mia istanza di revisione e su questo non c’è stata contestazione alcuna neanche da parte loro. La stessa formula è stata sempre confermata dal magistrato dell’ufficio di sorveglianza nelle relazioni che riguardano il mio comportamento durante la detenzione”.

“Ho letto e sentito nuovamente – afferma ancora l’ivoriano – tante inesattezze che riguardano il mio passato e i miei precedenti prima della tragedia e che mi descrivono come un ladruncolo già noto alle autorità di polizia, quando invece nella mia sentenza si parla di ‘pregressa incensuratezza’; ho letto e sentito nuovamente che avrei barbaramente assassinato la povera Meredith quando nelle sentenze si esclude che sia io ad aver sferrato i colpi mortali (anzi nelle sentenze si sottolinea che io avrei tentato di tamponare le ferite); e come queste tante altre circostanze inesatte sulle quali non intendo più discutere perché non era mia intenzione riaprire ferite mai chiuse e rinnovare il dolore dei protagonisti di questa storia, primi tra tutti i familiari della ragazza inglese”.

“Non ho altro da aggiungere – conclude Guede – se non la preghiera che rivolgo a coloro che intendessero ancora dedicare il loro tempo a questa storia: invito tutti a non credere alle mie parole ma di leggere gli atti che ho sopra riportato prima di parlarne e che io metto a disposizione di chiunque fosse ancora interessato”.


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