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Omicidio di Natale, l’imputato: “Ho sempre detto che era lui a inseguirmi col coltello”

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Omicidio di Natale - Via Polidori (nel riquadro la vittima Orobosa)

Omicidio di Natale – Via Polidori (nel riquadro la vittima Orobosa)


Viterbo – Omicidio di Natale, l’interprete che avrebbe dovuto tradurre il verbale dell’interrogatorio di garanzia di Nelson Christofer ha rinunciato all’incarico. Per sapere se le dichiarazioni a caldo dell’imputato siano state fraintese da chi lo ha preceduto bisogna aspettare il prossimo 5 dicembre, sperando che da qui a un mese il nuovo interprete nominato ieri dal giudice non riservi altri colpi di scena.

In carcere da quasi un anno con l’accusa di omicidio, secondo la difesa, potrebbe essere finito dentro per un errore di traduzione. Christofer sostiene di non avere mai detto di avere accoltellato il connazionale per legittima difesa. Avrebbe sempre e solo detto di non avere lui il coltello e di essere stato inseguito dalla vittima e non il contrario. Dell’arma del delitto non è stata trovata traccia. 

Come è noto, il 31enne nigeriano accusato di avere accoltellato a morte, con un solo fendente all’addome, il connazionale 28enne Emogieru Orobosa la sera del 24 dicembre 2021 in strada, all’incrocio tra via Polidori e via Marini, durante l’interrogatorio fiume dello scorso 12 settembre ha negato qualunque addebito, dicendo in sostanza di essere stato lui vittima di un’aggressione. 

Dopo la lite all’interno dell’appartamento dove viveva con diversi connazionali, sarebbe stato inseguito in strada da Orobosa armato di coltello, che lo avrebbe messo all’angolo chiudendolo dentro il cancello dell’autolavaggio, per poi andarsene, dopo una violenta colluttazione, promettendogli che sarebbe tornato per dargli una lezione con alcuni amici.  


Viterbo - Omicidio di Natale - Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello

Viterbo – Omicidio di Natale – Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello


“Mi ha chiuso dentro il cancello del parcheggio dell’autolavaggio e aggredito col coltello”, ha detto Christofer al gup Giacomo Autizi, davabti al quale è a processo col rito abbreviato per omicidio, difeso dall’avvocato Rolando Iorio del foro di Avellino. “Ho avuto paura che potesse accoltellarmi. A un certo punto della colluttazione, l’ho visto andare via, ma quando si è allontanato non mi sono accorto che fosse ferito. Ho pensato che stesse andando a cercare qualcuno, perché mi ha urlato ‘adesso chiamo i miei amici e ti faccio vedere’”, ha proseguito, ribadendo per ore la stessa versione senza mai cadere in contraddizione. 

“Un racconto molto dettagliato – ribadisce il difensore Iorio, che per questo ha chiesto una nuova traduzione delle sue dichiarazioni subito dopo l’arresto  – nel corso del quale Christofer ha detto di essere stato inseguito in strada dopo la lite in casa e che lungo la via ci sarebbe stata una colluttazione con Orobosa”.

“Io ero spaventato, avevo molta paura, temevo per la mia incolumità. Non l’ho inseguito. Gli sono solo andato dietro per pochi metri, per vedere che strada prendeva, poi me ne sono andato per un’altra strada”, ha detto Christofer al gup Autizi. “Mi aveva rinchiuso dentro un cortile, ero prigioniero. Allora mi sono messo a spingere il cancello per scappare. Non so come si sia ferito Orobosa. A un certo punto ho spinto il cancello con forza, per aprirlo, liberarmi e fuggire via. Forse è stato in quel momento che Orobosa è caduto accidentalmente sulla lama”, ha insistito.

Christofer avrebbe saputo della tragedia solo dopo l’arresto, avvenuto sei ore dopo l’allarme, all’alba del 25 dicembre, quando, dopo avere trascorso la notte a casa di un amico, ha fatto ritorno, a sua detta del tutto ignaro, nell’appartamento dove si è scatenato il litigio col connazionale finito in tragedia in strada.

Orobosa è morto la notte tra il 24 e il 25 dicembre all’ospedale di Belcolle durante un tentativo disperato di salvargli la vita con un intervento chirurgico che non è riuscito a scongiurare gli esiti fatali dell’emorragia interna successiva a quell’unico micidiale fendente che lo ha raggiunto all’addome.

Parti civili sono i familiari di Orobosa, sepolto due mesi dopo, il 23 febbraio 2022, al cimitero di San Lazzaro alla presenza di una cinquantina di connazionali. Il 28enne era venuto in Italia con un barcone, quattro anni prima, passando per la Libia, dopo avere attraversato il deserto.

Silvana Cortignani


Viterbo - I funerali di Enogieru Orobosa

Viterbo – I funerali di Enogieru Orobosa – E’ sepolto al cimitero di San Lazzaro


Multimedia: Fotocronaca: I funerali di Enogieru Orobosa – Video: La sepoltura


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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