Marta – La stazione dei carabinieri
Marta – Ordigni fai da te, disegni di falli giganti e anche enormi croci nere sotto casa della ex, si attende la versione del “bombarolo”. E’ il processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini al 62enne viterbese A.B., salito agli onori della cronaca nella primavera di quattro anni fa come “il bombarolo di Marta”.
L’udienza di ieri, destinata all’ascolto di ulteriori tre testimoni, è stata una di quelle rinviate a causa dell’astensione degli avvocati penalisti contro i troppi cambi di giudici nei dibattimenti. Si tornerà comunque presto in aula, il prossimo 23 novembre. Potrebbe invece slittare al 2023 la data in cui sarà sentito l’imputato, sempre che voglia fornire ai giudici la sua versione, fissata inizialmente per il prossimo 21 dicembre.
L’imputato, difeso dall’avvocato Samuele De Santis e arrestato la mattina del 16 maggio 2018 dai carabinieri, è finito ai domiciliari col braccialetto con la duplice accusa di violenza sessuale e stalking. Parte offesa e parte civile l’ex convivente, una 47enne d’origine romena residente a Marta.
Bombe realizzate seguendo “tutorial” online
A gennaio 2017 e aprile 2018, secondo l’accusa, avrebbe piazzato altrettanti ordigni esplosivi a casa della ex, che avrebbe imparato a costruire su internet. E una notte si sarebbe anche improvvisato writer, recandosi sotto casa della donna e riempiendo il muro di enormi falli e frasi ingiuriose. Nel corso dell’udienza dello scorso 14 aprile si è parlato inoltre della mattina in cui i residenti si sono svegliati trovando disegnate ovunque con la vernice delle enormi croci nere. Gli atti persecutori sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e proseguiti fino a maggio di quattro anni fa, dopo l’intervento del 2 aprile 2018 degli artificieri.
Una “spasa” di croci nere tutt’intorno alla casa
Risale al 13 marzo 2018 uno degli episodi più eclatanti, le enormi croci disegnate con la vernice nera, rivissuto in tribunale tramite le testimonianza di tre vicini di casa della parte offesa, una donna di 79 anni, una connazionale 34enne e un uomo di 74 anni. La zona è quella delle case popolari di viale Trieste.
“Le ha anche fatto perdere il lavoro a Montefiascone”
“Mi era sembrato una persona perbene, un lavoratore”, ha detto dell’imputato la 34enne romena, amica della vittima, svegliata la mattina del 13 marzo di quattro anni fa di buonora. “Lei mi ha chiamato verso le 6,50. Io e mio marito siamo usciti e c’erano croci nere disegnate ovunque, anche sulle cassette della posta. Sulle mura del palazzo ci sono ancora tracce della vernice nera che non sono venute via”.“Le ha anche fatto perdere il lavoro a Montefiascone”, ha sottolineato.
“Cacciala, sennò ti faccio in aria tutta la baracca”
L’imputato avrebbe minacciato anche il datore di lavoro della ex: “Caccia quella sporca romena, sennò ti faccio saltare in aria tutta la baracca”. Il particolare è emerso nel corso dell’udienza del 13 aprile 21 quando per prima è stata sentita la vittima, da dietro il paravento installato apposta in aula perché non rischiasse di dovere incrociare lo sguardo del presunto aguzzino.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
