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“Posti barca al porto di Marta, non un’opera idraulica ma polivalente”

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Marta - Il porto sotto sequestro

Porto di Marta – Sequestrata banchina di 270 metri


Viterbo – (sil.co.) – “Posti barca al porto di Marta, non un’opera idraulica ma un’opera polivalente”, secondo i consulenti degli imputati.

Si avvia alla conclusione il processo scaturito dall’inchiesta del 2016 in cui sono imputati l’ex sindaca Lucia Catanesi, il successore Maurizio Lacchini nonché il responsabile dell’ufficio tecnico Giacomo Scatarcia, cui sono contestati violazioni alla normativa ambientale e abuso d’ufficio tramite falso ideologico.

Al centro del processo ci sono i posti barca deliberati all’unanimità dalla giunta comunale nella primavera 2016, nell’imminenza della stagione estiva dopo la mancata risposta della Regione Lazio a esplicita richiesta dell’allora sindaca, peraltro dipendente degli uffici di Ponte Galeria.

Nel corso dell’udienza del 2 novembre, davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, sono stati ascoltati due consulenti più un altro testimone delle difese. Gli ultimi due saranno sentiti il prossimo 7 dicembre. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Roberto e Francesco Massatani, Giovanni Labate e Carlo Mezzetti.

Secondo i due consulenti di parte “non si dice espressamente, ma non viene neanche espressamente escluso” un uso “diportistico” dell’opera.


Marta - Il progetto della regione Lazio del porto - A destra la nuova banchina

Il progetto della Regione Lazio del porto – A destra la nuova banchina


Nel corso del dibattimento, è emerso che i circa 200 posti barca “standard” di sempre, dopo la parziale demolizione del vecchio porto, avrebbero dovuto comunque essere garantiti. Per questo, su richiesta del comune, sarebbe stata fatta un’apposita variante per la modifica della sezione del braccio idraulico da obliqua a verticale per favorire l’ormeggio dei natanti. Una miglioria accolta dalla Regione

“Un’opera polivalente”, secondo i consulenti, come dimostrerebbero la famosa presenza di sistemi di depurazione carburante e di colonnini elettrici per gli attracchi dei natanti da diporto. “Un’opera idraulica avrebbe dovuto essere diversa”, hanno ribadito, insistendo sull’annoso problema dell’insabbiamento. 

Nel 2007, all’ennesima richiesta di dragaggio dell’incile, a causa del vetusto problema dell’insabbiamento dovuto alla realizzazione dell’opera che aveva due bracci idraulici da parte del genio civile, la Regione Lazio, cui il dragaggio costava ogni volta qualcosa come 250mila euro, propose un intervento definitivo.

“Tutti i testimoni della Regione Lazio hanno riferito che era un’opera idraulica, mai detto porto. E nei documenti ufficiali è sempre detto braccio idraulico”, aveva sottolineato dal canto suo il pm Massimiliano Siddi all’udienza dello scorso 4 maggio.


Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestrato il 5 febbraio 2018


Quattro anni fa il sequestro del porto

Il 5 febbraio 2018 la guardia di finanza sequestrò il porto di Marta. Per far mettere i sigilli a quella banchina di 270 metri che, secondo gli inquirenti, era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale, la procura si dovette rivolgere al tribunale del riesame di Viterbo.

L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla Regione Lazio con fondi europei. Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque la posizione è stata archiviata.

L’indagine avrebbe preso spunto da un’intuizione investigativa della guardia di finanza, con l’obiettivo di fare ordine, a livello regionale, essendo la normativa complessa e soggetta a continue modifiche. Sul lago di Bolsena sono stati presi in esame i porti di Capodimonte, Bolsena e Marta. 

Il porto di Marta ha una singolarità rispetto a quelli di Bolsena e Capodimonte: un braccio contro l’insabbiamento dove c’è l’incile, all’altezza delle chiuse, delle paratoie del fiume Marta. Il fiume deve mantenere sempre un minimo vitale, va sempre alimentato, anche in estate. Lo scopo del braccio è evitare l’insabbiamento e garantire l’incile.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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