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Rapina a mano armata alla coop, si dividono le strade dei banditi traditi dal Dna

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Rapinatori seriali di farmacie

Il presunto rapinatore del 6 novembre 2020 a Canino in azione a Terni quattro mesi dopo


Canino – Rapina a mano armata alla cooperativa Doganella di Canino, si dividono le strade dei due banditi identificati a distanza di due anni grazie al test del Dna.

Uno dei due è un pregiudicato viterbese di 43 anni, un rapinatore seriale specializzato in farmacie, che negli ultimi due anni avrebbe messo a segno diversi colpi, oltre che nel Lazio, anche in Toscana e Umbria. Detenuto da oltre un anno e mezzo a Grosseto, sarà processato col rito ordinario, mentre il presunto complice ha chiesto il patteggiamento.

Il colpo risale al 6 novembre 2020. Era un venerdì pomeriggio poco dopo la chiusura, verso le 18,30, quando due banditi hanno fatto irruzione a mano armata e col volto coperto da berretti e passamontagna presso la sede dell’azienda agricola minacciando con una pistola i tre dipendenti che erano ancora all’interno, due uomini in magazzino e una donna in ufficio, intimando loro di consegnare il denaro delle casse per un bottino attorno ai duemila euro.

Ottenuto quello che volevano, i rapinatori hanno costretto le tre vittime a sdraiarsi sul pavimento, legando loro i polsi con delle fascette di plastica, in modo da ritardare l’allarme e fuggendo indisturbati nel buio senza lasciare apparentemente traccia.

Il 43enne, detenuto da oltre un anno nel carcere di Grosseto per una tentata rapina in farmacia del 7 aprile 2021, cinque mesi dopo il colpo alla Doganella, la scorsa primavera è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi con lo sconto di un terzo dell’abbreviato dal tribunale di Terni in quanto esecutore materiale di due colpi a mano armata, sempre in farmacia, messi a segno il 29 marzo 2021 a Terni e a Ponte San Giovanni in provincia di Perugia. L’arma utilizzata in Umbria è risultata essere un ferrovecchio. A Canino si parla di una semiautomatica. 

Per lui il processo per la rapina alla cooperativa proseguirà il 7 febbraio col rito ordinario, mentre ha scelto il rito alternativo del patteggiamento il presunto complice che, concorde il pm Michele Adragna, sarà giudicato il 6 dicembre. E’ successo il 15 novembre davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini in apertura del processo col giudizio immediato alla coppia di pregiudicati.


Luigi Mancini

Luigi Mancini


Per la modalità con cui si è consumata la rapina in zona Bonifica, alla Doganella di Canino, gli inquirenti, dopo avere individuato il presunto complice, sarebbero risaliti anche al 43enne, sottoposto alle analisi del Dna in carcere, che in un primo momento avrebbero dato esito negativo e poi positivo.

Comparso lo scorso 8 luglio davanti al gip Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo per l’interrogatorio di garanzia, il presunto bandito, raggiunto in carcere dalla nuova ordinanza di custodia cautelare, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Identificare i rapinatori sembrava una mission impossibile, dal momento che anche i filmati della telecamere a circuito chiuso si sarebbero limitate a riprendere due individui vestiti con abiti scuri e completamente travisati. Un solo indizio utile. Sembra che entrambi parlassero un italiano perfetto, secondo i testimoni con un accento del sud.

Ebbene, a distanza di quasi due anni, i rilievi della scientifica avrebbero condotto gli inquirenti, grazie alla prova decisiva del test del Dna e non solo, all’identificazione prima di un bandito e poi anche del presunto complice, per l’appunto il viterbese.

Silvana Cortignani


Articoli: Colpo a mano armata alla coop agricola Doganella, arrestato 43enne viterbese – Legati, minacciati con la pistola e rapinati


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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