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Soccorsa in mare denuncia traffico di esseri umani, chiesti sette rinvii a giudizio 

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Una nave con a bordo migranti

Una barca con a bordo migranti

Viterbo – Ventitreenne nigeriana ospite del centro di accoglienza di via Emilio Bianchi fa scoprire un traffico di migranti.

Riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Sono le accuse elevate a vario titolo a carico di sei uomini e una donna per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio dalla Dda di Palermo. 

La presunta vittima, nel 2017, aveva raccontato, a una mediatrice culturale prima e alla squadra mobile di Viterbo poi, di essere perseguitata anche a Viterbo dai suoi aguzzini, dopo essere stata venduta nel suo paese ed essere venuta in Italia, nel 2016, con la promessa di un lavoro da parrucchiera, imbarcata in Libia su un mezzo di fortuna quindi raccolta in acque internazionali da una delle navi adibite al soccorso umanitario in mare sul Mediterraneo.

Da Catania sarebbe stata trasferita a Palermo poi in un appartamento a Torino dove sarebbe stata costretta a prostituirsi

Giunta al centro di accoglienza rimasto aperto dal 2016 al 2019 in via Emilio Bianchi  gli aguzzini l’avrebbero perseguitata ancora, minacciandola di morte al telefono e minacciando la sua famiglia in Nigeria, per farsi dare 25mila euro per il “passaggio” in Italia.


Il precedente

Nel febbraio 2017, fingendo di essere il padre, un nigeriano richiedente asilo ospite nella struttura di accoglienza di via Emilio Bianchi, a Viterbo, tentò di portare una bambina di 10 anni in Germania per destinarla allo sfruttamento lavorativo. 

Per le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di minorenni l’uomo, un quarantenne, è stato condannato a 8 anni e mezzo di reclusione dalla prima corte d’assise d’appello di Roma a gennaio 2020, dopo una condanna a dieci anni in primo grado. 

L’uomo fu arrestato dopo la denuncia della bambina, che sarebbe stata ceduta dalla stessa madre in Africa. La piccola, che non voleva lasciare Viterbo, dove nel frattempo era stata inserita a scuola, avrebbe lanciato l’allarme facendo così scattare le ricerche su scala internazionale. I due stavano per entrare in Svizzera quando furono fermati dalla polizia.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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