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“Scoperta un’area sacra etrusco-romana sui monti Cimini…”

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Carlo Maria D'Orazi

Carlo Maria D’Orazi

Viterbo – “Scoperta un’antichissima area sacra etrusco-romana con una fase dell’età del bronzo e una finale paleocristiana e tardo-antica (fine III-VII secolo d. C.) nel territorio dei monti Cimini”. La rivelazione del professore Carlo Maria D’Orazi, presidente del centro di studi storici e archeologici.

“Si è accertato – spiega -, che da molti anni alcuni luoghi di culto di questa vasta area sacra (almeno 300 kmq), purtroppo, è utilizzata da alcuni satanisti per i loro riti. La presenza di questi gruppi, che effettuano da molti anni riti satanici in questi luoghi di culto pagani (e quindi non cristiani), è una conferma indiretta dell’esistenza dell’area sacra etrusco-romana, ovvero il famoso e introvabile “Fanvm Voltvmae” (= Luogo sacro a Voltumna, l’epiteto di Tinia, il Giove etrusco) cioè il principale luogo di culto del popolo etrusco prima e del popolo romano poi”.
 
“Anche la chiesa longobarda di sant’Eusebio, primo vescovo di Sutri (VIII secolo), prima nel territorio di Sutri e dalla fine del XVIII secolo nel territorio di Ronciglione, che è stata edificata sulla fondamenta di un tempio preromano e poi romano dedicato alla dea Diana, con la circostante necropoli della stessa epoca ma con anche una fase paleocristiana e una Tardo-antica – prosegue il professore -, è stata utilizzata esternamente per dei riti satanici, come ha riferito l’architetto Pietro Lateano, direttore dei lavori di restauro effettuati fra il 2004 e il 2008 circa con l’ausilio di professori universitari de “La Sapienza” di Roma e di altri tecnici del restauro, dal momento che ha trovato sui muri esterni della chiesa simboli relativi a dei riti satanici che poi lui ha provveduto a far cancellare”.
 
“Si fa presente che il pontificio istituto di archeologia cristiana di Roma, un istituto archeologico di fama internazionale, ci ha comunicato formalmente, via e-mail, lo scorso 7 ottobre, nella persona del segretario dottore Domenico Benoci, che è disposto a mettere a disposizione delle nostre indagini, che si basano su dati storici, archeologici, paleografici, etimologici e toponomastici, le loro competenze tecnico-archeologiche per quanto riguarda la fase paleocristiana e quella tardo-antica, fra l’altro riscontrata già da anni nell’area archeologica di Sant’Eusebio primo vescovo di Sutri, già documentato nel sinodo romano dell’anno 465 d. C”, conclude il professore D’Orazi.
 

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