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Prima di uccidere Dario Angeletti, Claudio Cesaris ha pensato al suicidio

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Omicidio delle Saline - Tarquinia - Il luogo del delitto - Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti

Omicidio delle Saline – Tarquinia – Il luogo del delitto – Nei riquadri: Claudio Cesaris e Dario Angeletti


Tarquinia – “Quando leggerai questa lettera non ci sarò più”. Prima di uccidere quello che riteneva essere il suo rivale, Claudio Cesaris avrebbe pensato di togliersi la vita. Il 69enne omicida reo confesso lo ha scritto in una lettera, mai spedita, alla ricercatrice quarantenne di Abbiategrasso di cui sarebbe stato follemente innamorato, al punto da seguirla  a Viterbo quando, dopo la fine della loro relazione, lei si è trasferita nella Tuscia.

Ma, come si ricorderà, le ha anche inviato un messaggio in cui c’era scritto: “Ti auguro di provare il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”. 

La lettera è stata prodotta ieri dai difensori dell’omicida del professor Dario Angeletti, gli avvocati Michele Passione di Firenze e Alessandro De Federicis di Roma. “Quando leggerai questa lettera non ci sarò più”, scrive Cesaris, per cui ieri il pm Alessandro Gentile ha chiesto una condanna a 23 anni di reclusione davanti alla corte d’assise del tribunale di Roma.

Il 69enne, imputato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e di stalking, ha ucciso il docente cinquantenne dell’Unitus lo scorso 7 dicembre al parcheggio delle Saline di Tarquinia, freddandolo con due colpi di pistola alla nuca nella sua auto.

Detenuto nel carcere di Rebibbia, nel frattempo avrebbe parzialmente risarcito i familiari della vittima, uno dei motivi per cui la pubblica accusa gli ha concesso le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti. 

Il pm, dopo la decisione unanime di acquisire l’intero fascicolo con solo alcune piccole integrazioni documentali, senza sentire i testimoni, ha proceduto alla discussione, sottolineando come la corte sia chiamata a decidere su un fatto storico pacifico e come l’imputato sia reo confesso, seppure abbia provato ad alleggerire la sua posizione.

La vedova, i due figli e le sorelle di Angeletti sono assistiti dagli avvocati Rodolfo Bentivoglio e Massimiliano Zoli.

Tra le parti civili si è aggiunta l’università della Tuscia con l’avvocato Andrea Fedeli, per il risarcimento dei danni patrimoniale e morale, da devolvere a borse di studio intitolate al professor Angeletti. “Il comune di Tarquinia – spiega l’avvocato di parte civile Paolo Pirani – chiederà invece che l’eventuale risarcimento venga devoluto ai familiari della vittima, cui vogliamo essere vicini con la nostra presenza nel processo”. 

La ricercatrice è parte civile con l’avvocato Eliana Saporito. 

Il processo riprenderà il prossimo 8 febbraio per sentire gli avvocati di parte civile. Il 13 febbraio, invece, sarà la volta dei difensori Passione e De Federicis di Roma. 


Claudio Cesaris

Claudio Cesaris


Chi è Claudio Cesaris

Cesaris sapeva. Il killer seguiva tutti gli spostamenti della donna con il gps, trovato a casa sua assieme a una pistola Glock regolarmente detenuta. Aveva preso in affitto un monolocale al primo piano del civico 112 di via Cadorna a San Martino al Cimino. 

L’ex tecnico universitario, 69 anni compiuti lo scorso 5 novembre, una ex moglie e una figlia a Pavia, è lombardo, di Dresano, in provincia di Milano. In occasione della pensione l’università di Pavia lo aveva omaggiato con la medaglia Teresiana.

Diplomato al liceo scientifico “Gandini” di Lodi nel 1972, nel 1987 si è laureato in scienze biologiche con indirizzo zoologico a Pavia. Ha lavorato per anni nel laboratorio di eco-etologia dei vertebrati del dipartimento di scienze della terra e dell’ambiente all’università di Pavia. Un curriculum di tutto rispetto: funzionario per il ministero degli affari esteri in Kenya e nello Yemen, ha svolto consulenze scientifiche per diversi enti tra cui la Regione Lombardia. In occasione della pensione l’università di Pavia lo aveva omaggiato con la medaglia Teresiana.


Dario Angeletti

Dario Angeletti


Chi è Dario Angeletti

Dario Angeletti, 50 anni, sposato, due figli, di Tarquinia, era docente in ecologia e biologia marina dell’università di Viterbo. È stato ucciso con due colpi di pistola (l’arma non è stata trovata) mentre si trovava nella sua auto a pochi passi dal laboratorio di ecologia e centro ittiogenico sperimentale alle Saline dove era al lavoro con due assistenti. Coordinava l’unità di ricerca locale del Centro interuniversitario di ricerca sui cetacei (Circe).

Le telecamere di sicurezza dell’Oasi naturalistica riprendono la sua Volvo V4 grigia e la Subaru Forester di Cesaris parcheggiata sull’altro lato del piazzale. Il prof si ferma, apre la portiera, fa salire in macchina il 69enne.

Ci sono i filmati registrati dalla telecamera che punta sul parcheggio delle Saline che quel 7 dicembre vedono arrivare l’auto di Cesaris poco prima delle 9, poi riprendono il pensionato incamminarsi lungo la strada che va all’oasi. A metà mattinata lo riprendono ancora nel parcheggio. Faceva su è giù per quella strada dove sarebbe passato Angeletti.


Il tribunale ordinario di Roma

Il tribunale ordinario di Roma


Chi è la donna per cui il killer avrebbe ucciso

Originaria di Abbiategrasso, anche lei lombarda e della provincia di Milano, 40 anni, due figli, erpetologa esperta in rettili e anfibi, la donna per cui Cesaris avrebbe ucciso Angeletti è giunta a Viterbo a luglio 2020, come ricercatrice di zoologia all’Unitus, nel dipartimento di scienze biologiche, con un insegnamento. Dopo la laurea specialistica in scienze naturali a Parma, per otto anni, dal 2012, ha lavorato con un assegno di ricerca all’università di Pavia, come funzionario tecnico del laboratorio del dipartimento di scienze della terra, proprio Cesaris.

Silvana Cortignani


– Assassinio di Angeletti, chiesti 23 anni per Claudio Cesaris


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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