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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questo ultimo scorcio di novembre sui pesci di cioccolato, che per tradizione tipicamente viterbese si regalano ai bambini nel giorno di sant’Andrea, si leggono diverse notizie, alcune delle quali sembrano più il frutto della fantasia che della realtà storica, dovute anche al fatto della mancanza di documenti del passato che riguardano l’argomento. Senza alcuna pretesa di certezza esprimo la mia opinione su questo tema.
La tradizione dei pesci di cioccolata è legata strettamente alla chiesa di Sant’Andrea, una delle più antiche di Viterbo, che si trova nel quartiere di Pianoscarano. Molte testimonianze dicono che sia nata proprio in questa comunità. Qui, verso l’inizio del secolo scorso, il 30 novembre, giorno della festa del santo apostolo, il parroco cominciò a regalare ai bambini dei dolci che in seguito presero la forma di un pesce di cioccolato.
Ma perché assunsero questa forma? I vangeli ci dicono che Andrea, prima di mettersi al seguito di Gesù, era un pescatore insieme al fratello Pietro. Un’antica tradizione dice che fu proprio lui a presentare a Gesù i pochi pani e i pesci che un bambino aveva con sé che poi furono moltiplicati dal Signore per sfamare cinquemila persone.
Ma veniamo a Viterbo, dove nel medioevo ogni corporazione delle arti aveva un proprio santo patrono, che per la corporazione degli Ortolani era sant’Andrea, la cui chiesa in Pianoscarano era vicina a un gran numero di orti favoriti da una condotta d’acqua destinata a irrigarli.
Sappiamo anche che gli ortolani viterbesi vendevano i loro prodotti nella piazza del mercato che anticamente era quella che oggi chiamiamo piazza del Gesù, dal nome della chiesa che sorge ad un lato della piazza. All’interno di questa chiesa si può vedere un grande affresco del 16esimo secolo che rappresenta nella parte centrale il “noli me tangere” e ai lati le figure di due santi: san Silvestro, al quale è dedicata la chiesa, e sant’Andrea. Quest’ultimo, probabilmente fatto dipingere dagli Ortolani, è rappresentato con la croce decussata, emblema dello strumento del suo martirio, e un pesce che pende dalla sua mano. Un particolare questo che potrebbe aver dato l’idea di come modellare gli odierni pesci di cioccolato, tanto la forma è smile.
Questa ricostruzione è solo una mia ipotesi, ma se mettiamo insieme tutti i tasselli (la chiesa di Sant’Andrea, gli orti di Pianoscarano, la corporazione degli Ortolani, la piazza del mercato con la chiesa del Gesù e l’affresco di sant’Andrea con il pesce in mano) possiamo pensare che non siamo molto lontani dalla realtà dei fatti.
Don Mario Brizi
Parroco di Santa Maria Nuova Viterbo
