Rapina – Una delle macchine rubate per il colpo
Viterbo – Vigilante rapinato alla Quercia, i banditi arrestati nell’ambito dell’operazione Last Security patteggiano pene comprese tra 2 e tre anni e 8 mesi di reclusione. Restano tutti in carcere, tranne il più giovane, cui sono stati concessi i domiciliari. Oggi davanti al riesame si discuterà invece l’appello per una attenuazione della misura, contro cui in estate si era espresso il tribunale di Viterbo.
Sono sei dei sette rapinatori arrestati, uno nell’immediatezza e l’ultimo a distanza di mesi, per il colpo da 43mila euro in contanti messo a segno il 12 luglio 2021 alla periferia del capoluogo da una coppia di malviventi armati. La guardia giurata fu rapinata anche della pistola di servizio. L’udienza di patteggiamento si è tenuta il 18 ottobre davanti al gip Rita Cialoni.
Si tratta di un 52enne, un 47enne, un 56enne, un 26enne, un 37enne e un 38enne. Tutti appartenenti allo stesso “clan” familiare e tutti imputati di rapina aggravata in concorso. All’appello manca solo l’elettricista viterbese 52enne nel cui casolare di Ponte di Cetti è stata rinvenuta la refurtiva, arrestato nell’immediatezza, il cui percorso giudiziario ha preso un’altra strada.
Viterbo – La Bmw rubata dopo la rapina e poi abbandonata
Pistola puntata alla tempia del vigilante
La guardia giurata fu intercettata da due rapinatori a volto coperto, che gli avrebbero puntato una pistola alla tempia facendosi consegnare i contanti e sottraendogli l’arma, davanti a una villa della Quercia. Il vigilantes sarebbe stato confuso con l’allarme di una villa, fatto scattare proprio dai malviventi per avvicinarlo e rapinarlo.
Coppia intercettata a Ponte di Cetti
La coppia si sarebbe quindi data alla fuga e rifugiata a Ponte Di Cetti, nascondendo la refurtiva nel casolare di un elettricista 52enne situato nella zona residenziale sulla Cassia Sud, facendosi notare da un testimone mentre sostituivano le targhe di una Fiat 500X di colore rosso parcheggiata in strada.
Tre auto, tutte rubate
Nei pressi sono state trovate altre due macchine, per un totale di tre, risultate rubate: oltre alla 500 rossa, una Bmw nera e una Golf grigia. All’interno del casolare, ritenuto il “covo” della banda, oltre ai soldi, furono sequestrate targhe rubate, documenti falsi, maxischermi e biliardini.
Nel casolare dell’elettricista il bottino
Scattato l’allarme sul posto si precipitò la polizia, ma i due sospetti si erano già dileguati. Nell’abitazione dell’elettricista furono però trovate ingenti somme di denaro e altri elementi tra cui delle targhe, per cui l’artigiano cinquantenne fu sottoposto a misura cautelare.
Silvana Cortignani
Rapina – Una delle macchine rubate per il colpo
Fotocronaca: Rapina al portavalori – Le macchine abbandonate dopo la rapina
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


