Capranica – “Fortemente scemata la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti”. Una conclusione che ha mandato su tutte le furie l’avvocato di parte civile della vittima, una cinquantenne che ha rischiato di morire a causa delle cinque coltellate sferratele dall’ex compagno.
Carabinieri e 118
Cinque coltellate, due alla schiena e tre all’addome
A parlare di “capacità di intendere e di volere fortemente scemata al momento dei fatti” è stato, ieri davanti al collegio, il perito incaricato lo scorso 14 giugno dal tribunale di effettuare una perizia psichiatrica super partes su Alberto Aniello, l’ex poliziotto romano di 59 anni che il 29 gennaio 2021, a Capranica, ha sferrato cinque coltellate, due alla schiena e tre all’addome, alla compagna 55enne d’origine polacca che stava facendo la valigia per lasciarlo.
“Allegati del consulente della difesa”
Una conclusione, quella del dottor Francesco Biagiotti, duramente contestata dall’avvocato di parte civile della vittima, la legale Alessia Moscardelli in sostituzione della collega Ernestina Portelli, la quale, tra le altre cose, ha sottolineato come gli allegati, tra cui il referto di una risonanza alla testa fatta a Belcolle il 14 dicembre 2021 su richiesta della difesa e i brogliacci di alcune visite psichiatriche effettuate in carcere immediatamente dopo l’arresto, provengano dall’elaborato del consulente di parte della difesa e come la relazione sia frutto di un colloquio di appena un’ora con l’imputato, l’unico alla presenza di tutte le parti, effettuato a ottobre dopo la scarcerazione.
“Colloquio non verbalizzato e neanche registrato”
“Un colloquio non verbalizzato e senza registrazione audio-video”, ha fatto notare Moscardelli. “L’unico davanti ai consulenti di tutte le parti, compresa quella civile, visto che a un colloquio precedente, lo scorso 28 agosto in carcere, non valido, aveva preso parte solo quello della difesa, perché il nostro consulente non era stato invitato”.
L’imputato non si fa interrogare
L’uomo, imputato di tentato omicidio, è lo stesso che è stato rimesso in libertà lo scorso 9 settembre per decorrenza dei termini dopo un anno e otto mesi trascorsi nel carcere viterbese di Mammagialla. Ieri c’era anche lui in aula, difeso dagli avvocati Amedeo Centrone e Federica Ambrogi. Avrebbe dovuto essere sentito, ma ha rinunciato a farsi interrogare in tribunale, così come si era avvalso della facoltà di non rispondere subito dopo l’arresto.
“Non era più lui per l’idrocefalo normoteso”
Il perito del tribunale è tornato a parlare, oltre che di quello che secondo lui è un disturbo ossessivo-complulsivo della personalità, della patologia di cui soffrirebbe il 59enne, ovvero l’idrocefalo normoteso, definita per i non addetti ai lavori come “acqua al cervello”, una patologia neurologica che gli avrebbe provocato un cambiamento di personalità (“coloro che ne soffrono non sono più loro”) e anomalie del comportamento (“spendeva troppo, sperperava per accontentare la sua compagna”, e ancora “aveva un coinvolgimento adolescenziale con la polacca, tipo un 14enne”).
“Spinto ad accoltellare dalla paura dell’abbandono”
Secondo il dottor Biagiotti, la paura dell’abbandono, che dopo la separazione dalla moglie, a novembre 2016, lo avrebbe spinto a tagliarsi le vene, lo avrebbe invece spinto, il 29 gennaio 2021, ad accoltellare la compagna che lo stava lasciando. “Potrebbe farlo di nuovo, in analoghe circostanze, senza una terapia adeguata”, ha detto il perito a proposito della pericolosità sociale. Intanto, oltre alla ferita all’addome autoinferta dopo l’accoltellamento della compagna, è emerso che l’8 febbraio 2021, mentre era ancora nel carcere di Vasto, il 59enne avrebbe tentato di impiccarsi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
