Il tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – “Mi ha dato uno schiaffo sul culo”. Così la presunta vittima, una quarantenne, sporgendo querela nei confronti di un ex vicino di casa, incontrato per caso una sera d’estate al bar sulla piazza del paese, un centro del comprensorio del lago di Bolsena, dove si era fermata a prendere un aperitivo con un’amica dopo una giornata in spiaggia.
Era il 16 agosto 2020 e in seguito alla denuncia l’uomo è finito a processo davanti al collegio per violenza sessuale. “Fosse stato un uomo avrei messo la mano sul sedere di un uomo”, ha detto l’imputato, spiegando di essersi appoggiato al gluteo della donna per evitare di cadere trascinato dal suo labrador.
“Mi ero fermata a salutare il suo cane, che non vedevo da quando non eravamo più vicini di casa. Mentre stavo venendo via, mi sono sentita uno schiaffo sul culo”, ha riferito, letteralmente, la parte offesa sentita dal pm Michele Adragna. “Sono rimasta gelata, ho tolto la sua mano e sono venuta via, poi non ci ho dormito tutta la notte e la mattina dopo l’ho denunciato”, ha proseguito.
Testimone oculare del gesto l’amica. “L’imputato stava seduto al tavolo con due amici, a un certo punto il cane che teneva al guinzaglio si è mosso all’improvviso e nello stesso momento ho visto la sua mano sinistra sul gluteo della parte offesa. Non è stato un palpeggiamento, ma un toccamento sfuggente”, ha riferito.
L’imputato si è difeso rilasciando spontanee dichiarazioni. “Tenevo il cane al guinzaglio sulla mia destra, un grosso labrador nero che fa 50 chili. Lì vicino c’erano dei bambini che giocavano a palla, lui ci va a nozze, per cui era piuttosto agitato. L’ex vicina, passando tra una sedia e l’altra, gli ha messo una mano sulla testa, al che il cane, come tutti i cani quando gli si tocca il capo, ha fatto uno scatto. Per non cadere in avanti ho messo la mano sul gluteo della donna. Quando me l’ha tolta, mi sono scusato”
“Fosse stato un uomo avrei messo la mano sul sedere di un uomo. Mi avrebbero accusato di aggressione omosessuale?”, ha concluso.
Lo stesso pm ha chiesto l’assoluzione, accordata dal collegio con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Lo “schiaffo sul culo”, insomma, c’è stato, ma non era a fini sessuali.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
