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“Allora ero giovane pure io”, Pietro Benedetti riporta in scena Alfio Pannega

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Alfio Pannega

Alfio Pannega

Pietro Benedetti nei panni di Alfio Pannega

Pietro Benedetti nei panni di Alfio Pannega

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Arriva lo spettacolo “Allora ero giovane pure io” sulla storia di Alfio Pannega. Ringrazio l’assessore Alfonso Antoniozzi e la sindaca Chiara Frontini per aver voluto ricordare Alfio in questa programmazione culturale per il Natale 2022, al giardino dei Priori martedì 13 e al Cosmonauta il 19 sempre alle 17,30. Saremo presenti anche nell’evento del 17 “Non chiamatela notte bianca”, vi aspettiamo in quel caso in piazza della Crocetta.

In scena viene riportato lo spettacolo Allora ero giovane pure io, testo teatrale di Pietro Benedetti, frutto di ulteriori approfondimenti di ricerca rispetto alla pubblicazione, nel 2010, dell’omonimo libro della Banda del racconto, curato da Antonello Ricci e Alfonso Prota edito da Davide Ghaleb.

In questa versione natalizia l’ulteriore ricerca deriva dai vari ricordi in cui Alfio nel periodo delle festività soleva regalare poesie nei locali a chiunque gli offrisse un “cappuccino e una pasta”. Il coinvolgimento del pubblico, durante la performance, sarà assicurato oltre che dall’interprete anche da vari poeti a braccio, un attore un organettista e un ciaramellaro che nel corso della performance comporranno versi all’improvviso ed eseguiranno musiche tradizionali dal vivo oltre che dall’ausilio di un attore ad interpretare poesie in vernacolo viterbese. 

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina.

A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassionò vieppiù di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi.

Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa: tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo. Consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava.

Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sarà fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava  visceralmente. È deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.

La performance (destinata alle scuole, e da realizzarsi all’interno delle loro sedi) si propone come omaggio alla memoria di Alfio e di tutto quello che lo stesso ha rappresentato per Viterbo. Lo spettacolo intende suscitare una discussione sull’ambiente, sulla salvaguardia del territorio e sulla valenza delle tradizioni culturali radicate nel nostro territorio. È pensato principalmente, ma non esclusivamente, per le giovani generazioni, in quanto permette di recuperare elementi di studio che non sono previsti nel normale programma come la poesia d’improvvisazione (ottava rima, terzine, quartine) o cose dimenticate che solo la tradizione orale permette di ricordare.

Pietro Benedetti
Attore regista e narratore di comunità


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