Viterbo – “Abbiamo bisogno di fiducia e pazienza”. La sindaca Chiara Frontini fa un bilancio dei primi mesi a palazzo dei Priori e guarda al 2023. Gli interventi nell’immediato e i progetti a più ampio respiro: “In città c’è un rinnovato entusiasmo”. Anche se le difficoltà non mancano: “Finora abbiamo passato il 70% del tempo a tamponare le emergenze e il resto a programmare”. Con una maggioranza che è: “La migliore che si potesse desiderare”, e per questo: “Squadra vincente non si cambia”. No ad ampliamenti della coalizione. Uno sguardo alla città: “Viterbo dal prossimo anno sarà tutta un cantiere. Dalla primavera, tra asfaltature e avvio dei progetti Pnnr”. La candidatura a città europea della cultura e il mercatino di Natale: “Finora chi alzava la voce alla fine aveva ragione, ma se la politica è granitica nella sua scelta, alzare la voce non serve e forse ottieni il risultato opposto”.
Chiara Frontini
Sindaca Frontini, guardando ai primi sei mesi a palazzo dei Priori, su cosa si soffermerebbe in particolare?
“Mi focalizzerei innanzitutto – dice Frontini – su un rinnovato entusiasmo che notiamo in città. Stiamo dispiegando tutte le energie possibili in questo servizio cui siamo stati chiamati. Abbiamo in mente una programmazione a 5 e 10 anni, di quello che vogliamo fare e lo stiamo attuando nonostante la situazione d’estrema difficoltà in cui abbiamo trovato l’amministrazione comunale”.
Che tipo di difficoltà?
“Intanto, siamo sotto organico sotto tutti i punti di vista, progetti del Pnrr presentati senza un’idea, altri che si sovrapponevano l’uno, senza che, per esempio, fossero stati chiesti i fondi per il personale. Di fatto, ci siamo trovati in una situazione per cui c’è un carico di lavoro aumentato e nessuna risorsa in più a supporto. In tutto questo contesto d’arretrati, in qualche modo da smistare, stiamo facendo del nostro meglio per tamponare le urgenze da una parte, dalla manutenzione delle scuole a quella delle strade, la pulizia, le erbacce e dall’altra cercare di mettere in piedi quella che è la nostra visione di città”.
Ha parlato di situazioni estremamente difficili, può raccontarcene qualcuna?
“Stiamo scrivendo un libretto su tutte le cose assurde che abbiamo trovato. Prima o poi sarà oggetto diciamo, di una di una pubblicazione, perché veramente abbiamo trovato cose assurde. E come diceva lei, guardandomi indietro, in questi mesi abbiamo per il 70% del tempo tamponato le urgenze e quello che abbiamo trovato e per il 30%, programmato. L’auspicio per il 2023 è che queste percentuali s’invertano. Perché mano a mano che il nostro modello di gestione entrerà a regime le due percentuali si dovrebbero invertire”.
Pensa che il vostro sia un lavoro apprezzato?
“Certe cose, se te le dici da solo non hanno senso. Quello che ci viene rappresentato dal personale del comune, che forse è la migliore cartina tornasole, è che abbiamo fatto più noi in cinque mesi che altri in tanto tempo. Abbiamo sistemato un modello organizzativo. Oltre alle questioni ordinarie. Con il prossimo bilancio, che sarà il nostro bilancio, vogliamo iniziare a far vedere la nostra visione di città, che in parte abbiamo già abbozzato nelle prime settimane”.
Quando si comincerà a vedere questa visione di città?
“A mio avviso qualcosa s’inizia già a vedere. Uno degli investimenti principali che quest’amministrazione vuole fare è sul centro storico. Qualche tessera del mosaico è già stata posizionata, ma il disegno definitivo lo puoi valutare a due anni e mezzo, a 5 anni, non a 5 mesi. In meno di cento giorni abbiamo riaperto gli uffici comunali nelle frazioni e non perché fosse semplice, ma perché è stata una scelta. Così come il piano straordinario di diserbo, che non sarà perfetto, ma ha dato oggettivamente una visione più decorosa della città. Poi c’è la visione, penso alla candidatura a capitale europea della cultura, rispetto alla quale stiamo iniziando a lavorare ed entreremo nel merito col bilancio del 2023. C’è la scelta d’individuare il Sacrario e la chiesa di Almadiani come punto di un mercatino che valorizzi le tipicità, con artigiani locali, produttori, che l’anno prossimo sarà non solo nel fine settimana, ma in qualche modo fisso, insieme agli ambulanti che hanno scelto di non andare a via Marconi e che invece per noi potevano tranquillamente spostarsi di 50 metri, anche se in realtà all’inizio hanno risposto al bando”.
C’è il problema delle strade, con cui ogni giorno gli automobilisti devono fare i conti. A quando il rifacimento?
“Il piano verrà compiutamente messo a terra tra il 2023 e il 2024. Adesso il Poggino, prima della fine dell’anno inizierà via Rossini, la rampa della tangenziale. Quindi arriverà il grosso dell’investimento”.
A proposito di viabilità, qual è l’idea, ad esempio sulle Ztl o la circolazione a via Marconi?
“Il tema viabilità non può prescindere dal fatto che Viterbo, a partire dal prossimo anno, sarà tutta un cantiere. A partire dalla primavera, tra asfaltature e avvio dei progetti Pnnr, saranno tantissimi e sarà un impatto importante sulla viabilità cittadina, già particolarmente critica sotto alcuni aspetti. Pensare adesso a una revisione della viabilità, con decine di cantieri, molti dei quali in contemporanea, significherebbe fare scelte senza considerare il contesto. Comunque, nel bilancio 2023, se il consiglio comunale approverà la proposta della giunta, istituiremo il mobilty manager, un esperto incaricato di studiare i flussi del traffico”.
È una figura necessaria?
“È facile dire mettiamo via Garbini a senso unico e la Cassia a senso unico dall’altra parte. Non è proprio così, perché ci sono 20 traverse su via Garbini, quindi tutto deve tornare. Certe materie vanno studiate da chi lo sa fare. Sulla viabilità, per noi resta cruciale il trasporto pubblico locale. Al di là della regolamentazione del traffico privato, non si decomprime il traffico privato se non si dà un servizio serio di trasporto pubblico locale e da qui la scelta di rilanciare Francigena e investire sul tpl, come uno degli strumenti strategici per migliorare la qualità della vita della città. Quindi acquisto di nuovi autobus, adeguamento del grafo di rete, una campagna di marketing, agevolazioni, ciclovie e bike sharing. Viterbo è fra quelle con il più alto numero d’auto per abitante, siamo a 77 ogni 100 abitanti, dato stratosferico per una città che praticamente giri quasi tutta a piedi, almeno il centro storico e pure alcuni dei quartieri limitrofi. Lavorare sull’offerta di mobilità pubblica, per ridurre l’impatto della mobilità privata è un obiettivo strategico fondamentale”.
Sul fronte politico, la maggioranza Arena era definita litigiosa, la sua inesperta?
“La mia è la migliore maggioranza che potessi desiderare, perché a fronte del fatto d’essere neofiti e questo comporta un processo di apprendimento, però è un gruppo di persone sane che sono qui per tutelare il bene comune. Una maggioranza sana, che condivide un progetto, una maggioranza che si confronta tantissimo. Facciamo una quantità di riunioni, affinché le scelte siano le più condivise possibile. Noi investiamo tempo nel far crescere una squadra, non investiamo tempo nel dirimere i conflitti, come in passato. A livello di tempo probabilmente è lo stesso, ma l’obiettivo è completamente diverso e il risultato auspicabilmente, pure”.
Una maggioranza che tale rimarrà? Ciclicamente si parla di possibili ingressi, da Luisa Ciambella (Per il bene comune) a Fratelli d’Italia, con magari un’intesa per le prossime elezioni regionali.
“Sono del parere che squadra vincente non si cambia. È l’assetto scelto dai cittadini, ci siamo dati obiettivi intermedi che ogni anno verificheremo, non c’è ragione che cambi. Però, diversamente da quello che si vuol far credere, non è una maggioranza che non dialoga e che non si rende conto che ci sono temi su cui il confronto è aperto. In prospettiva delle regionali, crediamo che il territorio debba avere risposte su temi importanti. Rifiuti, ex Terme Inps, Talete e l’Ato debole o la sanità. Chi vuole dialogare con l’amministrazione comunale su questi argomenti è benvenuto. Noi non ci chiudiamo a riccio con le forze politiche che esistono sul territorio, laddove esistono punti di contatto. Con Fratelli d’Italia, ad esempio sull’aeroporto, la vediamo esattamente allo stesso modo, l’apertura al traffico civile, turistico. È una strategia da portare avanti. Non abbiamo nessun problema ad interagire”.
Interagire restando però in consiglio comunale voi in maggioranza, FdI e altri all’opposizione?
“Certo, sui temi ci si confronta, se ci sono cose rispetto alle quali l’opposizione può proficuamente collaborare con la maggioranza”.
I mercatini saltati è la polemica di Natale. La sua amministrazione ha proposto il progetto: spostarsi su via Marconi. Gli ambulanti si sono tirati indietro, col risultato di non avere bancarelle ed è venuta meno pure l’idea di chiudere via Marconi. Ricorda un po’ il detto dell’uovo e della gallina. Per quest’anno non potevate accontentarvi dell’uovo-mercatino e il prossimo pensare alla gallina-progetto?
“Come ogni cambiamento, esiste il periodo di transizione. Abbiamo ereditato una cosa che non funzionava, tutti gli anni la lamentela era sia della cittadinanza sia degli operatori, che quel modello di mercatino non funzionava, tant’è che è sempre andato diminuendo nei numeri e nel fatturato. È più facile replicare le cose come sono sempre state fatte, invece d’impegnarsi per cambiarle, tant’è che a un certo punto, nonostante la lamentela che così com’era non funzionasse, la proposta era di fare esattamente quello che si era sempre fatto. Ma noi siamo stati votati non per fare come sono state finora portate avanti. Sennò andavano bene quelli di prima”.
Ma stavolta non ha funzionato.
“È chiaro che ogni processo di cambiamento implica un periodo di transizione tra il vecchio modello e il nuovo. Se vogliamo parlare nello specifico del mercatino, tutti i mercati d’Europa sono in linea. Come dicevamo noi, in linea su via Marconi. Un’idea ovvia che entrava all’interno di un sistema che a quel punto sarebbe stato tutto pedonale. Tra piazza del teatro, con l’Unione che fa sold out tutti i giorni e la strada chiusa, per forza le persone sarebbero passare a piedi su via Marconi. Con benefici per il mercatino, transitando poi per la zona food, che invece d’essere posizionata al duomo, zona dove ci sono i ristoranti, si trova in un punto dove magari di offerta food ce n’è di meno. Per noi questo pare un sistema logico”.
Non per gli ambulanti, che hanno preferito rimanere fermi. Come se lo spiega?
“È chiaro che l’operatore economico ha tutta la libertà di fare quello che ritiene opportuno. Il punto, a mio avviso, è uno e di metodo. Questa città è sempre stata abituata, che chi alza di più la voce alla fine ha ragione. La condivisione per noi c’è stata. Usare toni di voce più alti, perché di norma si è abituati che se poi cerchi d’importi, alla fine la politica cede. Ma se la politica è granitica nella sua scelta, nella sua visione, nella sua voglia di dare un’alternativa, alzare la voce non serve. Anzi, forse ottieni esattamente il risultato opposto. Poi, il privato correttamente, può scegliere se vuole o se non vuole collaborare con l’amministrazione. Credo che questo sia un modo sano di ristabilire anche i ruoli che ognuno di noi ha. Noi abbiamo il compito, insieme al privato, di disegnare la città, di ridisegnare la città. Lo facciamo secondo quello che secondo noi è giusto fare. Adesso ci troviamo in un periodo buffer, di transizione, che è assolutamente fisiologico”.
Fra i compiti di quest’amministrazione c’è il rilancio del termalismo, con lo stabilimento ex Inps e la grana Bagnaccio, a che punto siamo?
“Per le ex Terme Inps, l’assessore Floris e l’assessore Franco stanno gestendo insieme il tema. C’è stato un incontro in regione. In vista delle prossime elezioni, chi vorrà dialogare con l’amministrazione comunale di Viterbo si dovrà prendere un impegno chiaro sulle Terme Inps, come su rifiuti, Talete e trasporti. Sulle terme, va considerato l’aspetto del bacino e la disponibilità di risorsa mineraria. Il tombamento delle Zitelle, nella sua prima parte non ha avuto l’impatto che speravamo, quindi nella possibilità di ridare risorsa mineraria. Adesso vedremo quando l’intervento sarà completato”.
E il Bagnaccio?
“Situazione estremamente complessa. La nostra scelta è quella d’individuare una soluzione che sia una volta per tutte, non vogliamo metterci una pezza e poi ritrovarci con gli stessi problemi di prima. Non vogliamo ragionare col, siccome ci dobbiamo sbrigare, allora facciamo alla bene e meglio, purché si riapra. La nostra deve essere un’azione definitiva. Questo implica mettere a posto tutte le questioni irrisolte, tanto dal punto di vista urbanistico, quanto poi del bando per la concessione. Questi sono i procedimenti sui quali stiamo lavorando e che vedranno la luce auspicabilmente nel corso di tutto il 2023”.
Analizzando questi mesi, non si può non parlare di Talete, primo atto politico della sua amministrazione. È ancora certa della strada intrapresa?
“Siamo convinti che per la società idrica si debba seguire la stessa via che con successo abbiamo intrapreso per Francigena. Talete va risanata con un piano adeguato, con azioni necessarie a rimettere in piedi la società, ivi compresa la ricapitalizzazione, che comunque deve essere fatta anche se si decide di vendere le quote. Cederle in questa condizione, significa svendere e si potrebbe essere chiamati a spiegare per quale motivo è stata messa sul mercato una società in ginocchio. Mi chiedo per quale motivo la stessa amministrazione comunale dovrebbero occuparsi di salvare 75 famiglie dei lavoratori Francigena e invece abbandonare le 200 famiglie dei dipendenti Talete. Non avrebbe senso. Noi chiediamo serietà nell’affrontare un tema complesso, che richiede una soluzione complessa. Un investimento da parte dei comuni, che implica una riorganizzazione generale e l’assunzione anche di responsabilità pregresse. Evidentemente se la società sta messa così a qualcosa sarà dovuto. Se c’è la disponibilità a fare un percorso lineare, a rimboccarsi le maniche e a risanare la società, prendendo atto di quello che è stato fatto fino ad oggi, noi ci siamo”.
Per il 2023 cosa si augura per Viterbo e cosa si sente di dire a chi è deluso da questo primo scorcio della sua amministrazione?
“Il mio è un doppio auspicio, uno valoriale diciamo e uno pratico. Mi auguro che la città scopra l’orgoglio d’avere potenzialità immense, che si riscopra sempre di più lo spirito di comunità, di collaborazione tra l’amministrazione e cittadino, grazie anche alla nostra impostazione. Non esiste amministrazione che riesca a recuperare tutti i sacchetti di rifiuti abbandonati. Non esiste amministrazione che possa multare tutte le auto parcheggiate male, nemmeno se dovesse arrivare Superwoman. Quindi, l’auspicio è che ci sia sempre più coscienza del fatto che la singola azione individuale contribuisce al risultato collettivo”
E l’auspicio pratico?
“Che tutti i progetti su cui abbiamo lavorato in questi mesi, Pnrr, il piano strade, piccole grandi rivoluzioni sul sistema di raccolta dei rifiuti e altro, i cui risultati si vedranno dai primi mesi del 2023, abbiano l’esito che noi speriamo”.
A chi finora è rimasto deluso, invece, cosa dice?
“Posso dire soltanto che abbiamo bisogno di fiducia e di pazienza. Perché abbiamo ereditato una situazione che sapevamo essere difficoltosa, pure nelle azioni quotidiane. È oggettivamente disastrosa, senza considerare quello che non si vede dall’esterno, ma che fa acqua da tutte le parti. La carenza di personale, oppure i collegamenti tra i vari settori. Se non funziona, arrivano i colli di bottiglia, ma non è qualcosa che si percepisce esternamente. Fuori arriva un decimo di quello che c’è da ricostruire. Abbiamo bisogno di sentire d’avere la fiducia della città rispetto a quello che ci è stato chiesto di fare, cioè di ritirarla su e farla crescere. Esattamente quello che stiamo cercando di fare, ma che non si può pensare che si completi in 5-6 mesi, ma forse nemmeno un anno. Chiediamo d’essere valutati a valle del nostro lavoro, non a monte, puoi valutare provvedimenti che non necessitano di particolare tempo di gestazione. Puoi valutare gli interventi nei 100 giorni, durante i quali abbiamo rispettato l’impegno, di non far pagare la tassa agli esercizi commerciali per i dehor, abbiamo aperto l’anagrafe nelle frazioni, abbiamo dato un po’ di decoro con le vetrine del centro storico e potrei continuare. Però gli interventi strutturali non si può pensare di valutarli dopo i primi 5-6 mesi. Quindi quello che dico a chi oggi è scontento di quest’amministrazione è pazienza e fiducia. Ciò di cui un’amministrazione giovane, entusiasta e a completa e totale disposizione della città ha bisogno”.
Giuseppe Ferlicca
