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Bomba sul balcone della ex, il comandante degli artificieri: “Era priva di esplosivo”

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Carabinieri

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Marta – Avrebbe voluto spaventarla, ma non farla esplodere. Bombe sul balcone di casa della ex e candelotti esplosivi contro il portone del palazzo, è ripreso con la testimonianza del luogotenente dei carabinieri Salvatore Infantino, comandante della squadra artificieri antisabotaggio del nucleo investigativo provinciale di Roma il processo all’imprenditore edile viterbese A.B., 62 anni, accusato di violenza sessuale e stalking, finito ai domiciliari col braccialetto il 16 maggio 2018. Parte civile la sua ex, una 47enne d’origine romena. L’imputato è difeso davanti al collegio dall’avvocato Samuele De Santis. Pm Paola Conti.

Il militare, nello specifico, ha parlato dell’ordigno esplosivo fai-da-te, del tipo “pipe bomb”, trovato dalla parte offesa sul suo balcone la mattina del 3 aprile 2018, al primo piano di una palazzina popolare di Marta, che fu evacuata in attesa dell’arrivo sul posto degli artificieri da Roma, che sequestrarono un oggetto artigianale, realizzato con delle batterie inserite in un tubo da cui uscivano dei fili, il quale non avrebbe però avuto capacità deflagrante.

“Aveva tutte le caratteristiche di un ordigno esplosivo, ma mancava l’elemento essenziale, ovvero l’esplosivo”, ha spiegato il militare, escludendo categoricamente che potesse nuocere. “Ma per come era stato realizzato artigianalmente era assolutamente credibile, tale e quale nell’aspetto, per cui sicuramente in grado di spaventare”, ha concluso.

Tra i vari militari sentiti come testimoni anche uno dei carabinieri intervenuti sul posto l’8 aprile 2018 quando un’esplosione ha mandato in frantumi il vetro del portone del palazzo dove tuttora vive la vittima, che sentendo dei rumori strani sul balcone ha chiamato il 112.  “Il vetro del portone è stato fatto esplodere tirandogli contro dall’esterno la candela di un motore a scoppio, i frantumi sono caduti tutti all’interno, nell’ingresso”, ha spiegato. 

Ultimo teste dell’accusa, ieri, il compagno della figlia della parte offesa, un 32enne di nazionalità romena il quale, a sorpresa, ha “difeso” l’imputato, suo ex datore di lavoro. “La convivenza è cominciata quando lei ha ottenuto la casa popolare. Lei non lavorava, lui gliel’ha ristrutturata e quando ha finito i lavori lo ha cacciato”, ha risposto alla domanda su quali fossero i rapporti della coppia.

Il prossimo 21 dicembre sarà ascoltato il comandante dei carabinieri di Marta, ultimo teste dell’accusa, i tre testimoni di parte civile e tre della difesa.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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