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Bombe a casa della ex, prima dell’arresto: “Tanto non crede nessuno alle cazzate che racconti”

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Marta - La stazione dei carabinieri

Marta – La stazione dei carabinieri


Marta – Bombe a casa della ex, prima dell’arresto: “Tanto non crede nessuno alle c… che racconti”, avrebbe scritto alla vittima l’imputato un giorno che era finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Peccato che le sue gesta sarebbero state immortalate dalle telecamere della vicina caserma dei carabinieri. 

E’ emerso durante l’udienza del 21 dicembre, quando è stato sentito l’ultimo testimone dell’accusa, il comandante della stazione dei carabinieri di Marta, la cui caserma è proprio davanti alla palazzina dove vive la presunta vittima.

“Le telecamere della videosorveglianza della caserma hanno ripreso l’imputato che arrivavano con la sua Chevrolet e strattonava la parte offesa in strada”, ha confermato il militare a proposito di alcuni filmati prodotti dall ‘accusa.

Davanti sl collegio del tribunale di Viterbo un imprenditore edile del capoluogo, A.B., di 62 anni, accusato di violenza sessuale e stalking. L’uomo è finito agli arresti domiciliari col braccialetto il 16 maggio 2018. Parte civile la sua ex, una 47enne d’origine romena. L’imputato è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. Titolare del fascicolo la pm Paola Conti.


La pm Paola Conti

La pm Paola Conti


Il testimone ha parlato anche del ritrovamento, la mattina del 26 marzo 2018, del presunto biglietto intimidatorio lasciato dell’imputato sulla macchina della sorella del ristoratore di Montefiascone per cui lavorava la ex, cui erano state bucate due gomme.

“Era un figlio dattiloscritto contenuto in una busta bianca. C’era scritto che si trattava di un primo avvertimento, per poi proseguire ‘se vedremo ancora lavorare quella sporca romena al vostro albergo-ristorante, faremo saltare tutta la baracca, vi guarderemo a vista e non saremo teneri'”, ha detto il comandante che ha provveduto al sequestro.

Neanche dieci giorni dopo, il 4 aprile 2018, secondo quanto raccontato dal ristoratore all’udienza del 23 novembre, mani ignote hanno appiccato un incendio a un casale della famiglia sulle rive del lago di Bolsena, il cui tetto di legno è stato devastato dal rogo, per un danno di trentamila euro. 

Il 4 maggio 2018, infine, pochi giorni prima dell’arresto, la 47enne, appena uscita dal pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, ha ricevuto un messaggio sul cellulare dall’imputato.

“C’era scritto ‘per fortuna non ci crede nessuno alle cazzate che racconti’ – ha spiegato il comandante, cui la donna lo ha subito mostrato – veniva da in contatto col nome di battesimo dell’imputato, cui il numero corrispondeva, come già riscontrato nel corso delle indagini”.

Il processo riprenderà il prossimo 25 gennaio per sentire i testimoni di parte civile e della difesa.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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