Roma – Dal 7 dicembre, Daniele Nuomi è detenuto nel carcere di Regina Coeli
Viterbo – In libertà vigilata nonostante una condanna a 16 anni per lo stupro di una minorenne a fine settembre, dopo qualche giorno di latitanza è finito a Regina Coeli la vigilia dell’Immacolata, quando si è costituito alle forze dell’ordine che lo stavano cercando per portarlo in carcere in seguito all’aggravamento della misura.
In tre mesi ha già collezionato due ulteriori denunce. In corso ha già un altro processo per stalking ai danni di una giovanissima e uno per la truffa del posto in ambulanza.
È il buttafuori 22enne di Pomezia Daniele Nuomi, difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo. Ebbene, si è scoperto che, oltre ad avere violato le misure di sicurezza dell’obbligo di dimora e del divieto di uscire di casa in orario notturno – frequentando sembra anche una nota discoteca del Viterbese – dopo essere stato dimesso dalla Rems e avere ritrovato la libertà all’inizio di settembre, è stato già denunciato due volte, per truffa da un tassista e per stalking da parte di una studentessa universitaria fuori sede.
Quest’ultima, una 21enne di Milano, agganciata al policlinico Umberto I di Roma, durante uno dei tanti accessi del 22enne ai pronto soccorso, sarebbe stata sedotta e manipolata, come le altre vittime. Fino a quando lui, che le aveva detto di avere un cancro, non si sarebbe fatto sempre più aggressivo quando lei, non avendo conferma dai sanitari che il suo nuovo amico fosse un malato grave, non ha cominciato a insospettirsi.
E’ stato così che, facendo una semplice ricerca su Google per nome e cognome, Daniele Nuomi, la 21enne ha scoperto della condanna per stupro, semplicemente leggendo Tusciaweb. Il 22enne, dottor Jekyll e mister Hyde, sarebbe arrivato a minacciarla: “Ti mando mia sorella che ti pista come l’uva”.
Policlinico Umberto I
La denuncia per truffa del tassista risale al 7 novembre scorso per fatti avvenuti il precedente 16 ottobre, quando Nuomi, in “fuga” dal policlinico, avrebbe prenotato una corsa tramite l’app “Chiama taxi”, da viale Regina Elena a Roma al suo indirizzo di Pomezia, per un costo complessivo di 70 euro, non corrisposti all’arrivo, con la scusa che non aveva con sé contanti, ma fornendo la sua carta d’identità alla vittima, che ha prontamente fotografato il documento e lo ha poi denunciato alla polizia, non essendo stato più pagato.
Il 16 ottobre il 22enne avrebbe chiamato il taxi mentre stava prendendo il largo dal policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato sentito dalla polizia in seguito alla denuncia della studentessa universitaria, anche lei una paziente, che aveva conosciuto al pronto soccorso tra il 10 e l’11 ottobre e che nel frattempo aveva scoperto che lui non era il bel giovane, educato e affabile che aveva creduto al momento del ricovero, ma il Daniele Nuomi scoperto grazie a Google, condannato pochi giorni prima per stupro. Più dottor Jekyll che mister Hyde, insomma.
La sera prima il 22enne, messo alle strette dalla 21enne sulla sua malattia, l’avrebbe incolpata di averlo fatto litigare con la sua fidanzata, per averla invitata a cena – a base di pizza, tramezzini e birra – nello stesso padiglione dell’ospedale dove erano entrambi ricoverati.
“Non sai chi sono io e non sai contro chi ti sei messa, ti faccio pentire di essere venuta a Roma, adesso arriva mia sorella al reparto e ti pesta come l’uva”, l’avrebbe minacciata, confermando davanti alla polizia di essersi innervosito per paura di ripercussioni sulla sua relazione.
Poi avrebbe cambiato aria, prenotando un taxi a sbafo per tornare a casa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

