Viterbo – (sil.co.) – “Io chiedevo aiuto, ma la gente passava e nessuno si fermava”. Sarebbe successo a Pasqua, in pieno giorno, davanti a un supermercato alla presunta vittima di un compagno violento, riuscita a salvarsi solo buttandosi fuori della macchina, mentre lui la picchiava tenendola bloccata tra il sedile e lo sterzo. Nell’indifferenza generale. Tante corse in ospedale per le botte ricevute nel corso di una relazione lampo, durata appena cinque mesi, caratterizzata da una convivenza a singhiozzo della coppia, finita davanti al collegio del tribunale di Viterbo, lei nelle vesti di parte offesa e lui di imputato.
La donna, che si è costituita parte civile con l’avvocato Dominga Martines, ha sporto querela il 19 aprile scorso. L’uomo, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, è tuttora agli arresti domiciliari dopo l’ennesimo pestaggio.
Nella tarda serata del 28 marzo i carabinieri del centro dei Cimini dove sono avvenuti i fatti, intervenendo in casa della coppia poco prima di mezzanotte, hanno trovato entrambi coi volti coperti di sangue e sangue in terra in bagno e anche in cucina.
“Come altre volte, mi sono difesa”, ha detto in aula la vittima, sentita come prima teste del processo. In quell’occasione all’imputato fu sequestrato un coltello che teneva in tasca.
Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto
In ospedale dopo venti giorni di convivenza
Erano andati a convivere il 4 novembre. “Tra il 24 e il 25 novembre, mi ha mandata per la prima volta in ospedale”, ha spiegato, raccontando di una spaghettata tra amici mai avvenuta proprio a causa dell’imputato. “Dovevano cenare tutti insieme, ma lui all’improvviso è andato via e non tornava più. L’ho raggiunto a casa per capire cosa fosse successo e mi ha picchiata. Mi ha scaraventata al muro con tutta la sedia, poi mi ha riempito la faccia di schiaffi e pugni. Il mio viso era ridotto a una maschera di sangue quando sono corsa in piazza a chiedere aiuto e sono venuti i carabinieri e l’ambulanza”.
Picchiata la sera della vigilia di Natale
All’epoca era incinta, poi la gravidanza non è andata avanti. Per qualche giorno non si sarebbero più visti, poi lui le ha chiesto scusa e i primi di dicembre sono tornati a vivere insieme. “Il 24 dicembre mi ha picchiato nuovamente”, ha raccontato la parte offesa, interrogata dalla pm Chiara Capezzuto. “Mi ha dato della zoccola e della puttana, mi ha detto che ero come tutti gli altri, anche io contro di lui. Mi ha strappato il telefono con cui avevo chiamato i carabinieri e poi ha provato a strangolarmi”.
“A marzo mi sono difesa e siamo rimasti feriti entrambi”
Il 18 gennaio scorso si sono rimessi insieme. “Si è scusato e ha detto che voleva sposarmi. Nelle settimane successive è andata abbastanza bene. Poi il 28 marzo c’è stato l’episodio in cui lui mi ha picchiata e io mi sono difesa tirandogli il telefonino, che lo ha colpito sulla fronte. Lui mi ha presa per i capelli e mi ha scagliata contro il tavolo ferendomi al sopracciglio. Quando sono venuti i carabinieri eravamo entrambi insanguinati e c’era sangue anche per terra”. E’ l’episodio in cui all’imputato è stato sequestrato un coltello che teneva in tasca.
“Chiedevo aiuto, ma la gente passava e nessuno si fermava”
“Il culmine è stato a Pasqua. Il 17 aprile, dopo avere pranzato al ristorante, mi ha strappato le chiavi della macchina per guidare lui, anche se non aveva la patente. Quando, dopo esserci fermati a salutare una persona, mi sono messa io alla guida, mi ha picchiata in macchina, davanti a un supermercato. Chiedevo aiuto, ma la gente passava e nessuno si fermava. Sono riuscita a scappare dall’auto, lasciando tutte le mie cose a bordo”.
I referti dei vari ingressi al pronto soccorso sono stati prodotti dalla pm Capezzuto in un dvd, contenente anche foto delle lesioni subite dalla donna, acquisito agli atti del processo. A dicembre la prossima udienza, per sentire anche sette testimoni della difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
