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Il comune abbandona l’Interporto, Primieri: “È diventato una repubblica a sé, come San Marino”

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Orte - L'Interporto del Centro Italia

Orte – L’Interporto del Centro Italia

Dino Primieri

Dino Primieri

Orte – (a.c.) – Il comune di Orte esce dall’Interporto centro Italia. La storica decisione è stata formalizzata ieri in consiglio comunale, con il voto della maggioranza guidata dal sindaco Dino Primieri. Dopo quasi 40 anni, l’ente pubblico che aveva promosso la nascita della società in consorzio con altri soggetti privati e pubblici, è ufficialmente fuori dalla società.

“Non c’è nessuna possibilità d’interloquire, l’interporto è diventato una specie di repubblica a sé, come San Marino” è il duro commento con cui Primieri ha motivato l’intenzione della maggioranza di votare la dismissione delle quote. “Fanno quello che vogliono, senza nemmeno interpellare il comune. Sono passati quasi 40 anni e quella struttura non ha prodotto nessun beneficio per il territorio” ha aggiunto il sindaco.

Fino a ieri il comune di Orte deteneva circa il 7% delle quote dell’Interporto centro Italia, pari a circa 65mila euro su un capitale sociale complessivo di 950mila.

“Il progetto è fallito – ha proseguito Primieri – quando gli enti pubblici, che avevano la maggioranza della società, hanno deciso di uscire. Sono rimasti solo il comune di Orte e la provincia di Viterbo, con quote marginali che ci hanno reso ininfluenti nelle decisioni. Ho parlato di questa cosa anche col presidente della provincia Romoli e lui mi ha detto che, se fossimo usciti noi, sarebbe uscita anche la provincia”.

Primieri ricorda che all’inizio degli anni 2000, ai tempi del suo primo mandato da sindaco, aveva “creduto così tanto nell’interporto che avevamo aumentato le quote del comune nella società. Ma questi sforzi non hanno dato nessun risultato e nel frattempo l’interporto è diventato un progetto superato, senza nessuna prospettiva di sviluppo”.

Proteste da parte dell’opposizione, sia del gruppo di Orizzonte comune che quello di Noi con Orte futura. Tutti e quattro i consiglieri (Angelo Giuliani, Daniele Proietti, Giuseppe Fraticelli e Diego Bacchiocchi) hanno chiesto a reti unificate alla maggioranza di rivedere la decisione.

“Perché uscire proprio adesso che c’è all’orizzonte la possibilità di prendere dei finanziamenti importanti?” hanno chiesto Fraticelli e Bacchiocchi.

Secondo i due di Noi con Orte futura, la decisione della maggioranza è “senza senso, perché il comune, anche con una quota minoritaria, può svolgere una funzione di garanzia per i cittadini. Anziché uscire dalla società, bisognerebbe unire gli sforzi con la provincia di Viterbo affinché non si perdano le nuove possibilità in arrivo per il territorio. Chi ha amministrato il comune di Orte conosce i problemi dell’interporto, ma restare dentro alla società non ci costa nulla, soprattutto in un momento storico come questo. Non c’è una sola ragione per cui valga la pena dismettere la partecipazione”.

“Se ci sono cattivi rapporti con gli amministratori – hanno aggiunto Giuliani e Proietti di Orizzonte comune – regalare le quote e uscire dalla società è l’errore più grosso che si può fare. Le cose cambiano, magari in futuro i rapporti si potrebbero recuperare, magari potrebbe intervenire anche la regione. Indipendentemente da tutto quello che è successo, l’interporto è una realtà che appartiene a Orte: è nato grazie ai nostri predecessori che hanno lottato per costruire questo sogno e, anche se poi non si è realizzato, rimane una struttura che ospitiamo noi. L’esistenza di conflitti non ci autorizza a cancellare quarant’anni di storia con una paginetta di delibera”.

Il dibattito è proseguito per diversi minuti, ma la decisione ormai era presa: voto compatto della maggioranza e da oggi in poi l’Interporto centro Italia per il comune di Orte diventa storia. Il cerchio si è chiuso e il fallimento di 40 anni di politica su questa vicenda è certificato.


Articoli: Alessandro Romoli: “Interporto di Orte, chiamerò il sindaco Primieri…” – Noi con Orte futura: “Addio all’interporto, un errore grave e uno sfregio a decenni di politica”


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