Barbarano Romano – (sil.co.) – Eroina killer a Barbarano Romano, per chiudere il processo manca solo un’intercettazione ambientale.
È stata chiesta all’ultima udienza, del 22 dicembre, dalla difesa della coppia accusata di avere ceduto l’eroina mortale ai due cugini Adriano e Fausto Fortuna, uccisi da overdose la notte tra il 27 e il 28 giugno 2014.
La casa in cui sono stati trovati morti i due cugini – Nei riquadri Adriano e Fausto Fortuna
Si tratterebbe di una conversazione in auto tra un figlio spacciatore e la madre, che secondo il difensore Emilio Lopoi scagionerebbe il cuoco e la ristoratrice di Blera di 44 e 37 anni imputati di morte in seguito a cessione di sostanze stupefacenti.
Vittime della coppia di presunti pusher Adriano e Fausto Fortuna, il primo agente penitenziario di 42 anni e il secondo idraulico di 37 anni.
Parti civili – con gli avvocati Paolo Pirani, Michele Ranucci e Enrico Valentini – i familiari dei due cugini, i cui cadaveri vennero ritrovati la mattina di domenica 28 giugno dal padre di Adriano, in un appartamento del centro storico, dopo il mancato appuntamento al bar con il figlio, assieme al quale avrebbe dovuto trascorrere una giornata di festa partecipando a un pranzo organizzato fuoriporta da un gruppo di amici cacciatori.
Le indagini si sono concentrate sui filmati delle telecamere di videosorveglianza, che hanno inquadrato più volte il fuoristrada dei due giovani entrare e uscire dal paese, nonché su tabulati telefonici, celle e scambio di messaggi tra le vittime e gli imputati, incontrati la sera prima di morire in un agriturismo di Blera, in cui lui faceva il cuoco e la donna era figlia del titolare.
Nessun dubbio, per i carabinieri che hanno condotto le indagini, che ci fosse un accordo per la cessione dello stupefacente, presumibilmente acquistato a Roma, dove la coppia si sarebbe recata il sabato.
Tra i messaggi inviati dal telefonino della donna ce n’è uno in cui dice “Okay” rispondendo a uno dei cugini che chiede “Che se dice, zio?”. Il giovane, che di lì a poche ore sarebbe stato trovato cadavere, risponde “Okay, fammi sapere”. Dopo di che si reca presso un bar del paese, dove i contatti proseguono.
Alle 2,50 si vede il fuoristrada andare verso la Barbaranese, cioè verso Blera, dove però all’epoca non c’erano telecamere. Dieci minuti dopo, poco dopo le tre di notte, il mezzo rientra in paese. E da quel momento non ci sono altre tracce.
Per gli inquirenti la morte sarebbe avvenuta tra le tre e le 7,30 del mattino, quando il padre ha aperto la porta di casa e trovato il figlio e il nipote morti sul pavimento, uno ancora con l’ago nel braccio.
Il processo, prossimo alla prescrizione, riprenderà il 27 aprile davanti al giudice Elisabetta Massini.
La difesa: “Il pusher delle vittime è un altro”
Il difensore Emilio Lopoi è convinto da anni che l’impianto accusatorio si fondi su un enorme equivoco. “C’è stato un errore di persona, i miei assistiti non sono i pusher dei due cugini. Lo spacciatore è una terza persona, indicata a suo tempo da uno dei due giovani morti di overdose. Un uomo che, sottoposto a intercettazioni telefoniche e ambientali, si è tradito, parlando con una donna in macchina, sua madre. E’ lui che avrebbero dovuto cercare, non gli attuali imputati”.
A suo tempo il pm Fabrizio Tucci, titolare del fascicolo dell’inchiesta, aveva chiesto che gli indagati venissero sottoposti a misura di custodia cautelare, ma la richiesta è stata rigettata prima dal gip, poi dal tribunale del riesame e dalla cassazione, anche se alla fine il gup Savina Poli del tribunale di Viterbo ha disposto il rinvio a giudizio.
“Vorrà dire qualcosa se gip, riesame e cassazione hanno detto no alla misura chiesta dalla procura”, conclude Lopoi, sicuro che l’istruttoria gli darà ragione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
