Museo civico – La sala che ospitava Sebastiano del Piombo
Viterbo – Una volta da queste parti c’erano due capolavori di Sebastiano del Piombo. Pietà e Flagellazione. Adesso ci sono solo degrado, incuria e abbandono. Museo civico Rossi Danielli, piazza Crispi, Viterbo. Fa capo al comune, ma nessuno sembrerebbe curarsene. Almeno questa è l’impressione. Basta farci un giro. Chiostro, pianterreno, primo e secondo piano.
Davanti, all’ingresso del museo, le solite macchine parcheggiate. In divieto di sosta, manco a dirlo.
Viterbo – Il degrado del museo civico Rossi Danielli
In giro non c’è nessuno. Non un viterbese, non un turista, nemmeno l’ombra. Solo un piccione. Soltanto che è morto, e chissà da quanto tempo. Sta adagiato sulla rete che copre il giardino del chiostro. Per proteggerlo appunto dai piccioni. Di certo non per fargli da sepoltura. Come i sarcofagi a terra dove un tempo riposavano gli etruschi. Adesso ci si adagiano sopra polvere e sporcizia. Con le didascalie segnate da una costellazione di macchie. Per non parlare di quelle all’interno, vecchie e con le “orecchie”. Non come quelle che si fanno ai libri. Ma come quelle degli asini, che sulla punta pendono un po’ in avanti. Datate, ma senza il fascino dei reperti attorno. Sembrano infatti scritte con un Ibm. Le vetrine con gli oggetti d’arte sono, invece, per la maggior parte sporche. Tipo i vetri di casa su cui si lasciano le ditate.
Viterbo – Museo civico – L’ascensore che non funziona
L’ascensore non funziona, pare anche da diverso tempo. E siccome per visitare quadri e collezioni bisogna fare un bel po’ di scale, il museo civico per chi è diversamente abile è totalmente off limits che, tradotto, vuol dire impossibile da visitare. A meno che non si accontenti di etruschi e romani che stanno a piano terra.
Viterbo – Museo civico – La cordicella che “taglia” i quadri
Anche i muri sono sporchi. Su alcuni, come su una porta, ci sono resti di colla stantia e scotch, al punto che sembrano le pareti della cameretta di un adolescente, quando qualche decennio fa ci si appiccicavano sopra poster e manifesti. Dietro una tenda rossa, poi, una cassa d’acqua aperta e un qualche residuo di monnezza. La polvere buttata sotto al tappeto.
Viterbo – Museo civico – Il piccione morto
C’è anche uno schermo che sta lì non si sa perché, un cestino e un attaccapanni, “l’omomorto”, come in un appartamento qualsiasi, una telecamera accartocciata, cioè “fatta su” con la carta, una luce con un filo a penzoloni e altri fili volanti che fanno da cornice a un paio di quadri. Come quelli, i fili, che si vedono pendere dalle mura delle case medievali a San Pellegrino. Dopodiché una vetrina completamente vuota, ma illuminata a giorno. Con tanto di pannello, beffardo, dove c’è scritto: “Cosa sono i Cliché fotomeccanici”. Manca solo il punto interrogativo.
Viterbo – Museo civico – Il “sacrificio” di Polissena
Infine, il dulcis in fundo. Anzi un paio. Il primo. Al secondo piano. Un cordoncino che partendo dal pannello dedicato a “Ercole e Onfale” arriva a bucare, letteralmente, quello del “Sacrificio di Polissena”, ironia della sorte, tagliando in due la visuale dei dipinti che nel frattempo attraversa. Roba da far girare nella tomba un qualsiasi architetto di second’ordine.
Il secondo sta invece da dove si è partiti. Da Sebastiano del Piombo, che adesso si trova in mostra al museo dei portici in piazza del comune. E lì resta. Una volta stava al primo piano del civico. Al suo posto, ora, il nulla. Un vuoto zozzo e spettrale. Con gli scheletri dei riquadri, una tavolaccio con sopra degli oggetti buttati un po’ a casaccio e un po’ per terra e un pezzo di carta, rannicchiato lì, in un angolo. Come in una casa in disordine e malconcia.
Daniele Camilli
Fotogallery: Il degrado del museo civico




