Roma – La corte di cassazione
Viterbo – Imprenditori viterbesi minacciati per recuperare novemila euro da destinare alle spese legali del boss di mafia viterbese, approda in cassazione la vicenda dei tre presunti complici albanesi accusati di estorsione con metodo mafioso in concorso con i fratelli Ismail e David Rebeshi.
Cassazione che dopo l’udienza di ieri mattina si è riservata. Intanto sulla decisione potrebbe pesare la sentenza con cui, per gli stessi fatti, è stato assolto il boss di mafia viterbese Ismail e condannato a 5 anni il fratello David, ma con l’esclusi0ne dell’aggravante del metodo mafioso.
I tre imputati giunti già al terzo grado sono stati arrestati in flagranza con David Rebeshi a novembre di tre anni fa e poi condannati a 9 anni e 4 mesi di reclusione in primo grado nel 2021 per estorsione dal gip del tribunale di Roma, con lo sconto di un terzo del rito abbreviato, e a 8 anni e 4 mesi in secondo grado. In entrambi i casi con l’aggravante del metodo mafioso, venuta invece meno nel processo viterbese ai fratelli Rebeshi.
E’ il cosiddetto filone “mafia viterbese bis”. Per i tre presunti complici, comparsi ieri davanti ai giudici della suprema corte, si tratta dell’ultimo grado di giudizio. In carcere dal 29 novembre 2019, quando sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri a Tuscania, mentre si facevano consegnare soldi da un ristoratore, gli imputati sono il 32enne Must Lleshi, il 24enne FIavio Hysa e il 25enne Alban Kacorri, due dei quali difesi da una legale albanese con studio a Roma e uno dall’avvocato Samuele De Santis del foro di Viterbo.
Nel frattempo per gli stessi fatti, lo scorso 15 novembre, è stato assolto in primo grado Ismail Rebeshi. Per il collegio del tribunale di Viterbo, il 39enne non fu il mandante dal carcere di alcuna estorsione, men che meno con metodo mafioso, per recuperare soldi dai due imprenditori, uno solo dei quali si è costituito parte civile.
E’ stato invece condannato a 5 anni di reclusione il fratello minore David, di 33 anni. Ma soprattutto per i giudici viterbesi è caduta l’aggravante del metodo mafioso.
Silvana Cortignani
Il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

