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“Per Halloween zucche ovunque, per Sant’Andrea pochi timidi banchetti appostati da una parte…”

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Il pesce di Sant'Andrea

Il pesce di Sant’Andrea

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Facendo qualche domandina qua e là, stimo che forse meno della metà dei bambini viterbesi abbia trovato nel piatto il pesce di S. Andrea. Considerando che probabilmente “cinque quarti” dei bambini viterbesi hanno celebrato la notte di Halloween, ci sarebbe  da pensare. Ma c’è poco da pensare. “È il cambiamento, bellezza!”, viene da dire parafrasando il cinico giornalista impersonato da Humphrey Bogart in un vecchio film anni cinquanta. Il pesce di S. Andrea è una tradizione quasi esclusivamente viterbese e, a Viterbo, segnatamente pianoscaranese. E, considerando che ormai siamo cittadini del mondo, soprattutto le nuove generazioni che navigano vento in poppa nel mare dei social, non poteva esserci partita. Bastava andare in un supermercato: per Halloween trovavi zucche dappertutto, anche negli spazi più impensati, per S. Andrea un banchetto timidamente appostato da una parte, tanto per gradire.  

Non lamentiamoci più di tanto; i genitori che hanno “messo il piatto” il 29 sera, facendolo poi trovare pieno di pesci di cioccolato ( e marzapane…) la mattina dopo, amano le tradizioni e vanno lodati. Ma il mondo cammina in altre direzioni.  E ci sono ben altre tendenze, legate al cambiamento, che sorprendono – o inquietano – anche di più. Basta farsi una passeggiata per le vie del centro. Avete contato quanti sono i negozi chiusi, con tanto di cartello “Affittasi” o “Vendesi” sulle vetrine cieche e  impolverate? E non è questione di crisi; è questione di cambiamento dei costumi, dei modi di consumare.  Oggi l’acquirente vuole avere certe comodità che ha appreso frequentando i centri commerciali: parcheggio di prossimità, igiene, sicurezza, riparo dalle intemperie, prima ancora che ricchezza delle offerte.  Se le storiche vie del centro, quelle dello struscio, non  offrono le stesse garanzie e le stesse opportunità, il destino è segnato. Checché se ne pensi, checché si prendano i più generosi e speranzosi provvedimenti. Il trend è quello.  Semmai l’unico baluardo restano quelle vie e quegli esercizi che traggono vantaggio dal flusso turistico, ma in tal caso ci vuole saggezza, competenza, attenzione e creatività per saper sfruttare il turismo nei modi e nei tempi che consentano di portare vantaggio anche ad altri spazi urbani, almeno quelli circostanti.     Il turismo è una dimensione socioeconomica e culturale in crescita; ovunque. Ma ha regole e meccanismi peculiari e se ne trae vantaggio solo se tali regole  e tali meccanismi vengono applicati nel modo giusto.  Non è cosa per dilettanti allo sbaraglio e per velleitari improvvisati, anche perché la competizione è forte e condotta ad altissimi livelli creativi e  professionali.  

Il cambiamento è inarrestabile, perché alla fin fine viene da lontano; con buona pace di conservatori e tradizionalisti.  Nel commercio, nei consumi e nel costume stanno avvenendo cose inaudite; tant’è che persino i centri commerciali che sembravano il top della distribuzione e dell’aggregazione sociale rivelano qualche scricchiolìo. Sarà anche stato il Covid a dare il “la”, ma il commercio online e il delivery alimentare stanno cominciando ad intaccare ogni forma di negozio face-to-face, tanto è vero che molte Case di moda e di Fast food alternano e integrano i loro servizi al cliente tra il negozio e la consegna a casa. Pur se per motivi differenti, un Mc Donalds e un Ristorante alla moda che fanno delivery fino a poco tempo fa sarebbero sembrati una contraddizione in  termini. Oggi no, è una opportunità di commercio in  più.

Una decina di anni fa seguii la tesi di laurea di un mio brillante studente con cui concordai di elaborare un progetto di vendita online di capi di abbigliamento che rispondesse con estrema precisione alle richieste del cliente, utilizzando al meglio l’idea di avatar: il cliente costruiva una sorta di sé stesso con tutte le misure del caso, la Casa lo “vestiva” e lo faceva sfilare in modo tridimensionale. Insomma, standosene a casa, il cliente si “provava” il capo, poi sceglieva colore e taglia adeguati e se li faceva mandare  a domicilio.  Era un lavoro sperimentale, quasi immaginifico, un’applicazione visionaria di alcuni principi di “sociologia visuale”. Oggi, è già una prassi che, più o meno, è ormai diffusa nella vendita online. E non solo di capi di abbigliamento, ma anche di altri prodotti per la casa, l’hobby, la salute e il lavoro che necessitino di una qualche personalizzazione.

Ma i cambiamenti nella vita  e nei consumi quotidiani sono in ogni dove, piacciano o meno. Si stanno verificando nell’uso della comunicazione privata, e lo sappiamo bene frequentando i social,  ma anche partecipando  a incontri e convegni in videoconferenza organizzati non per motivi sanitari, ma per riunire rapidamente persone impegnate in luoghi lontani fra loro; si trovano nei caratteri tecnici delle automobili, ma anche nelle forme di proprietà e di utilizzo dei veicoli; nel modo di leggere giornali e libri; nel modo di parlare, sdoganando a tutti i livelli termini e frasi che l’altroieri  sembravano inappropriati;  in quello di educare e di formare  le nuove generazioni; nel rivolgersi alle istituzioni  e nel ricevere da esse risposte  e servizi. L’altro giorno ho sentito un signore che, all’Ufficio Postale, si lamentava perché lì il pagamento dei conti correnti e  persino l’affidamento  e il ricevimento di pacchi sta diventando una attività marginale (l’una e l’altra cosa si  possono fare anche dal tabaccaio, ormai) rispetto ad altri servizi di natura bancaria.  Beh, se è per questo gran parte delle attività di banca ormai si fanno seduti in poltrona…

Cambiamento. Veloce, sempre più veloce e intrigante, forse talvolta scioccante. Ma nella natura delle cose.

E ci sorprendiamo se molti bambini viterbesi non hanno contezza del Pesce di S. Andrea? Suvvia…

Francesco Mattioli


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