- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“La città di Viterbo respinge gli studenti universitari”

Condividi la notizia:

Viterbo – “La città di Viterbo respinge gli studenti e lo ha cominciato a fare con il cosiddetto ‘patto della notte’ che costringe i locali a chiudere all’una. Questa è una città che respinge gli studenti e le realtà economiche che lavorano con loro. E stiamo parlando di realtà economiche che contribuiscono notevolmente allo sviluppo cittadino”. Lorenzo Natali è il presidente di Univercity, un’associazione universitaria attiva in città dal 2011. “Un’associazione – come ha detto Natali – che nasce soprattutto per garantire il diritto allo studio e il contatto con il territorio e l’università. Anche se adesso ci stiamo focalizzando di più sull’aggregazione degli studenti e l’organizzazione degli eventi”.

Lorenzo Natali è di Sutri, ha 28 anni e si sta per laureare al Disucom, università degli studi della Tuscia (Unitus), facoltà di scienze umanistiche, filologia moderna. Natali rappresenta Univercity anche all’interno della commissione per le associazioni dell’Unitus. Un’associazione, quella presieduta da Natali, che conta oltre 500 tesserati, in un ateneo che ha circa 8 mila iscritti, e che è anche molto attiva a sostegno dei diritti della comunità Lgbt e parte attiva nell’organizzazione del Lazio Pride del luglio scorso a Viterbo.


Viterbo - Elezioni per il nuovo rettore all'aula magna di Santa Maria in Gradi

Viterbo – L’aula magna dell’Unitus a Santa Maria in Gradi


Lorenzo Natali, cosa ne pensa delle dichiarazioni del vescovo Orazio Francesco Piazza in merito alla comunità Lgbt?
“Se da un lato trovo estremamente positivo che da parte del vescovo non ci sia una chiusura totale, anzi una specie di apertura, dall’altra le parole del vescovo le ho trovate sfuggenti. A differenza di altre risposte che ha dato dove invece è stato più concreto. Questa però non vuole essere una critica. Ho apprezzato la sua volontà di non escludere nessuno. E per Viterbo è molto importante”.

Quest’anno c’è stato il primo Lazio Pride della storia di Viterbo e la vostra è un’associazione molto attiva sul fronte dei diritti della comunità Lgbt. Cosa andrebbe fatto in più rispetto a quanto fatto e cosa si aspetta in futuro, soprattutto dalle istituzioni?
“Poco prima del Lazio Pride ho criticato la volontà di alcune realtà politiche di portare il Pride a ridosso delle elezioni, quasi in maniera strumentale. Dicendogli che invece andava fatto qualcosa di concreto per la comunità. Innanzitutto l’assistenza psicologica. Viterbo è una città difficile e ho sentito tante storie di discriminazione e allentamento. Quindi il comune potrebbe offrire servizi di assistenza a. Ed essere anche più aperto, cosa che sostanzialmente non c’è. Basta pensare che il patrocinio del comune è arrivato il giorno prima del Pride. Si tratta comunque di movimenti sociali e in futuro le istituzioni in qualche modo dovranno dare delle risposte vere ai bisogni che sempre con maggior forza stanno emergendo”.


Viterbo - Il presidente di Univercity Lorenzo Natali

Viterbo – Il presidente di Univercity Lorenzo Natali


Una volta gli studenti erano protagonisti del tessuto sociale animando movimenti e forze politiche. Adesso non più, e da diverso tempo. Come mai secondo lei?
“Questi sono anni molto difficili. Lo studente di oggi ha tutta una serie di preoccupazioni che lo porta fuori dalla società e dalle sue battaglie. Dopodiché la mia è una generazione cresciuta nella sfiducia nei confronti della politica e questo ha pesato. Poi c’è la città di Viterbo che è molto difficile da smuovere. Ci sono poi la generazione nata nel 2003 che ha sta vivendo un clima fatto di enormi cambiamenti sotto tutti i punti di vista. E anche in tal caso ci sono ragazzi che sono molto più svegli rispetto alla mia generazione. Ma ci sono anche ragazzi che per studiare devono lavorare e partecipare alla vita politica in tal caso è difficile. Viterbo poi, ripeto, è sempre stata una città addormentata e per certi aspetti restia ai cambiamenti”.

E questo cosa comporta?
“Se Viterbo non si rende conto dell’importanza e della ricchezza che portano gli studenti universitari si troverà in futuro in una condizione di stallo economico peggiore di quello che sta vivendo adesso. Viterbo respinge gli studenti e lo ha cominciato a fare con il cosiddetto ‘patto della notte’ che costringe i locali a chiudere all’una. Questa è una città che respinge gli studenti e le realtà economiche che lavorano con loro. E stiamo parlando di realtà economiche che contribuiscono notevolmente allo sviluppo cittadino. Invece queste realtà vengono ostacolate. In nome di che?”

Appunto, in nome di che?
“In nome di un ordine che non esiste. Si parla spesso di degrado, almeno nel 2019 se ne parlava in questi termini, addossando la colpa agli studenti che frequentano il quartiere di San Pellegrino. Dopo il patto della notte, lì ho visto gli stessi problemi. Non sono cambiati. Quindi la responsabilità non è degli studenti ma di una città che non lavora per valorizzare il centro storico, anzi lo svuota e lo lascia dormiente. basta guardare il mercatino di Natale… che non c’è. Un mercatino che rappresentava un punto di riferimento soprattutto per gli studenti fuori sede. Studenti che adesso si ritrovano a camminare per strade che non hanno lo stesso clima di altre città. Una città, la nostra, che per Natale trasmette freddezza, non calore. In un contesto dove gli studenti stanno vivendo problemi più gravi rispetto al passato. Come, ad esempio, quello abitativo”.


Viterbo - Unitus - Ingresso di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – Ingresso di Santa Maria in Gradi


Quali sono le difficoltà abitative degli studenti?
“Difficoltà a trovare gli alloggi. Perché non ci sono oppure perché costano tanto. Non stiamo certo ai livelli di Roma o di Bologna. Ma capita spesso che gli studenti ci scrivano per aiutarli a trovare casa. E questa cosa non era mai successa prima. Una preoccupazione, che mi auguro diventi anche dell’amministrazione comunale. Ma non mi pare che ci siano segnali in questa direzione”. 

Quanto costa affittare una stanza a Viterbo?
Si va dai 180 euro ai 250 euro al mese. A seconda della zona. A Santa Maria in gradi, ad esempio, si arriva anche attorno ai 350 euro per una stanza. Bollette escluse. E se consideriamo il caro energia, quest’inverno saranno decisamente salate. Va poi considerata anche la spesa. Il tutto in una città che non offre opportunità lavorative”.


Viterbo - Unitus - Il chiostro di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – Il chiostro di Santa Maria in Gradi


Viterbo, secondo lei, è una città universitaria oppure no?
“Viterbo è una città universitaria che ancora non sente di esserlo pienamente. Quest’anno lo è diventata un po’ di più sul piano degli eventi e dell’aggregazione. La nostra associazione si sta muovendo su eventi anche durante la settimana. E l’evento è fondamentale perché fa sentire lo studente coinvolto nella vita della città. L’esistenza di ambienti, come il Cosmonauta, il Bistrot del teatro, lo Chalet. Questi ambienti sono tuttavia una parte della costruzione di una città universitaria. Per avere però una città universitaria a pieno titolo, servirebbe una maggiore attenzione da parte del territorio”.

In che modo?
“A Viterbo c’è un grosso problema di spostamento all’interno della città se non hai una macchina o un motorino. Personalmente io non ho ancora capito dove prendere un autobus della Francigena, la società di trasporto pubblico comunale, per spostarmi da una parte all’altra della città. A uno studente capita spesso di avere un corso a Pianoscarano, uno a Santa Maria in gradi e uno al Riello. E per muoverti o hai la macchina oppure devi aspettare il Cotral.  Viterbo deve diventare una città universitaria a pieno titolo, anche perché ha un polo universitaria che non è di poco conto. E il tutto in una città a misura d’uomo. C’è inoltre un fatto di mentalità. Tra gli studenti stessi c’è troppa frammentazione. Ad esempio i pendolari vanno e vengono dalla città senza viverla. E questo rende difficile portare gli studenti a partecipare alla vita cittadina. In questo momento tuttavia è in atto un cambiamento, ma serve tempo. Servono punti di riferimento che vadano al di là dell’aula universitaria e della casa dove si abita. Serve poi vivere il contesto urbano tutta la settimana, non solo nel weekend”. 

Daniele Camilli


Condividi la notizia: