Mirella Iezzi e Andrea Landolfi
Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, mercoledì sera hanno pianto tutti alla lettura della sentenza della corte d’assise d’appello di Roma.
Ha pianto abbracciata ai figli Caterina Acciardi, la mamma di Sestina, realizzando che per i giudici di secondo grado, che hanno condannato Andrea Landolfi Cudia a 22 anni per omicidio volontario, la figlia 26enne è stata uccisa dal fidanzato che l’avrebbe lanciata appositamente dalle scale perché morisse.
Ha pianto abbracciata ai familiari Mirella Iezzi, la nonna 83enne dell’imputato, nella cui casa di Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 è avvenuta la tragedia.
Il pianerottolo delle scale di peperino da cui sono precipitati Andrea e Sestina (a destra il corrimano e il controsoffitto che per la difesa avrebbero reso impossibile il “lancio” così come ipotizzato dall’accusa)
Accusata di essere bugiarda e mistificatrice, la nonna materna di Landolfi, 33 anni, di Roma, non ha mai smesso di difendere il nipote e proclamare la sua innocenza.
A costo di rischiare di finire anche lei sotto processo, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Franco Pacifici, che accusa la donna di avere mentito per coprire il nipote, abbandonato in sua balia il pronipote di 5 anni e omesso di soccorrere Sestina. L’ottantenne dovrà comparire davanti al gup per l’udienza preliminare.
“Mio nipote è innocente, io c’ero, lui e Sestina sono rotolati insieme per le scale”, ribadiva ieri a Tusciaweb tra le lacrime. “Io so chi è Andrea, è cresciuto a casa mia, con me e il nonno. Non è un assassino, è un ragazzo normale che hanno dipinto come un mostro”.
“Non è un ubriacone, beveva quando usciva il sabato sera, come tutti i ragazzi della sua età. Durante la settimana non avrebbe potuto bere, perché lavorava come operatore sociosanitario e faceva sport, boxe come suo nonno. Quando è successa la disgrazia si occupava del figlio disabile di una coppia di ingegneri nucleari, che sul suo conto hanno scritto una lettera commovente, piena di stima e di affetto”, ricorda Mirella Iezzi.
Maria Sestina Arcuri
“Siamo tutti distrutti, Andrea, la mamma, la sorella, le zie, tutti. Ci hanno tolto tutto. Mi hanno tolto tutto. Io potevo dire di essere felice quando è successa la tragedia, anche se la vita con me non è stata tenera”, sottolinea, non riuscendo a trattenere i singhiozzi.
“Alla mia età, con tanti acciacchi, vivrò solo per dimostrare che mio nipote è innocente”, prosegue, ricordando la morte dell’amato marito nel pieno del processo di primo grado, evento tenuto nascosto al nipote, all’epoca detenuto a Regina Coeli, poi rivelato in aula dal pm.
“Andrea non ha lanciato Sestina per le scale, quella sera, sono caduti insieme. Non mi ha picchiata, mi ha solo scansata, come ho sempre detto. Ma dicono che non è vero, che sono una mistificatrice. Io? Come avrei potuto? Se fosse stato vero quello che dicono, sarei stata la prima a denunciarlo, a dire che doveva pagare. Ma non è vero”.
“E’ vero che c’era della gelosia. Andrea piaceva alle ragazze, che poi tra loro a volte se lo litigavano. Ma era tutto nella norma. Anche perché lui ha sempre portato a casa delle brave ragazze. Con Sestina è stato amore a prima vista, si è capito subito che tra loro era una storia seria. Ci piaceva, ho parlato tanto con Sestina, avremmo voluto conoscere la sua famiglia. Invece non abbiamo fatto in tempo. Ci siamo incontrati solo per l’enorme dolore che ci accomuna. Senza nemmeno potercelo dire”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


