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La nonna di Landolfi: “Mio nipote non mi ha picchiato, mi ha spostata per soccorrere Sestina”

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Ronciglione – Morte di Maria Sestina Arcuri, è entrato nel vivo ieri con la testimonianza della nonna Mirella Iezzi il processo d’appello ad Andrea Landolfi. “Mio nipote non mi ha picchiato, mi ha spostato per soccorrere Sestina”, ha detto, parlando delle lesioni che secondo l’accusa le avrebbe provocato la notte della tragedia.


Mirella Iezzi

Mirella Iezzi


Il pugile e operatore sociosanitario romano 33enne, assolto in primo grado dal tribunale di Viterbo, è comparso nuovamente ieri davanti alla corte d’assise d’appello di Roma.

La procura chiede la condanna per omicidio volontario e omissione di soccorso. I difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini chiedono invece la riforma della condanna a quattro anni per lesioni personali gravi alla nonna.

Che avrebbe colpito per sostituirsi a lei mentre cercava di soccorrere la compagna dopo la caduta. All’ascolto dell’anziana rinunciarono tutti durante il processo di primo grado al nipote, nonostante lei fosse pronta a testimoniare.


Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri


Ieri, sentita per la prima volta in aula, Mirella Iezzi – 83 anni – ha ribadito quanto dichiarato a suo tempo, relativamente alle lesioni, avvalendosi della facoltà di non rispondere sulle altre accuse, relativamente alle quali sono state già acquisite a Viterbo le sue dichiarazioni al pm.

Sarebbe caduta alcuni giorni prima della notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, quando secondo la sentenza d’assoluzione Andrea e Sestina sono precipitati insieme per le scale della casa di Ronciglione della donna dove la coppia stava trascorrendo il fine settimana con il figlioletto dell’imputato.

La parrucchiera 26enne originaria di Nocara, in provincia di Cosenza, con cui il 33enne conviveva dal precedente autunno, è poi deceduta il 6 febbraio all’ospedale di Belcolle. I genitori e i due fratelli sono parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano.

Quella notte Andrea l’avrebbe scansata per soccorrere lui Sestina, quindi l’anziana, cardiopatica, si sarebbe recata prima all’ospedale di Ronciglione e il giorno successivo presso un nosocomio capitolino, facendo solo successivamente, presso un laboratorio privato, la lastra da cui è emersa la frattura di alcune costole, con una prognosi superiore a 40 giorni.

“Mio nipote non è che mi ha picchiato o dato una botta, mi ha spostato e basta. Sì, mi ha fatto male, ma ero anche già caduta giorni prima. Le costole non me le ha rotte mio nipote”, ha detto Mirella Iezzi, assistita dall’avvocato Gianluca Fontana.


Ronciglione - Il sopralluogo del professor Martino Farneti

Ronciglione – Un fermo immagine del video del sopralluogo del professor Martino Farneti


Saranno ascoltati alla prossima udienza, il 12 dicembre, il colonnello del Ris Paolo Fratini, testimone dell’accusa come operatore di polizia giudiziaria e l’esperto in cinetica Luca Scarselli per la difesa, entrambi sulla dinamica. Sono stati invece sentiti i medici legali Massimo Lancia e Mauro Bacci, che hanno eseguito l’autopsia per il pm Franco Pacifici, e il dottor Massimo Mansutti per la difesa. 

Tra i testimoni il professor Martino Farneti, l’esperto di balistica forense consulente della procura che il 20 febbraio 2019, su incarico del pm Franco Pacifici, ha esaminato la presunta scena del crimine. Risale al 7 marzo la sua pre-relazione, depositata alcuni giorni prima della relazione preliminare dei medici legali Lancia e Mauro Bacci che hanno effettuato l’autopsia. Avrebbero dovuto fare seguito ulteriori simulazioni tramite l’utilizzo di un manichino, ma nel frattempo, nell’appartamento di via Papirio Serangeli, è entrato in azione col laser-scanner il colonnello del Ris e operatore di polizia giudiziaria Paolo Fratini.

Farneti, durante il processo di primo grado, è stato citato dal pm Pacifici dopo la messa in onda in un programma televisivo di alcune parti del video girato dal Ris dal quale emerge che durante il sopralluogo il consulente escludeva che Sestina potesse essere caduta dall’alto. “Buttata giù per dritto non è possibile, perché avrebbe sbattuto da qualche parte”, la prima indicazione del consulente.

Davanti alla corte d’assise di Viterbo fu anche molto critico nei confronti dell’utilizzo del laser scanner, uno dei cavalli di battaglia dell’accusa.


Una delle simulazioni al laser scanner del perito Giuseppe Monfreda

Una delle simulazioni al laser scanner del consulente Giuseppe Monfreda


Sempre sulla dinamica, per la difesa, è stato ascoltato l’ingegnere Giuseppe Monfreda, la cui tesi della tragica fatalità, che concorda con la versione dell’imputato, è stata condivisa dai giudici di primo grado.

“L’ipotesi del lancio – secondo Monfreda – non è veritiera, né per la conformazione dei luoghi né per le forze da applicare, in quanto non compatibili, sebbene il Landolfi fosse dotato di muscolatura idonea in quanto pugile professionista”. 

E ancora: “Nessun essere umano anche se dotato di possenti doti muscolari, avrebbe potuto spingere Sestina verso il parapetto, quindi farla precipitare dal primo piano e farla giungere a terra senza perturbare le suppellettili e gli arredi presenti”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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