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Landolfi condannato a 22 anni per femminicidio, in lacrime la mamma di Sestina… 

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Andrea Landolfi

Andrea Landolfi

Caterina Acciardi e Vincenzo Luccisano

La mamma di Sestina, Caterina Acciardi, con l’avvocato Vincenzo Luccisano

Ronciglione – (sil.co.) – “La mamma di Sestina, che ieri era a Roma coi due figli maschi, alla lettura della sentenza è scoppiata a piangere”, dice il difensore di parte civile della famiglia Vincenzo Luccisano, secondo il quale “ci sono prove schiaccianti” della colpevolezza di Andrea Landolfi Cudia.

Caterina Acciardi, 56 anni, è salita dalla sua Nocara, in provincia di Cosenza, assieme ai figli Domenico e William, di 33 e 24 anni. I fratelli di Maria Sestina Arcuri. È rimasto a casa il papà Nicola Natale, 60 anni. Troppo forte, per il difensore, il dolore per la perdita dell’amata figlia femmina. 

Il 33enne romano, assolto il 19 luglio 2021 in primo grado dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo, ieri è stato condannato dalla corte d’assise d’appello di Roma a 22 anni per il femminicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri, morta all’ospedale di Belcolle il 6 febbraio di tre anni fa, due giorni dopo essere precipitata dalle scale di casa della nonna dell’imputato, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

Il pm Franco Pacifici, a Viterbo, aveva chiesto 25 anni. Il procuratore generale ha chiesto ieri 24 anni. La corte d’assise d’appello di Roma ha condannato l’imputato a 22 anni per le lesioni alla nonna e l’omicidio volontario di Sestina, reato che ha assorbito per la continuazione anche l’omissione di soccorso.

In base alle lesioni, secondo il legale della famiglia, “o Sestina si è buttata da sola dalle scale, oppure qualcuno l’ha lanciata di sotto”.

Non tornerà in prigione fino alla sentenza definitiva Landolfi, che è stato in carcere per quasi due anni prima dell’assoluzione di primo grado. E la  difesa ha già fatto sapere di essere pronta a ricorrere in cassazione.

“Per la famiglia giustizia è stata fatta”, dice Luccisano. “Siamo soddisfatti, ma c’è poco da essere felici”, avverte  però.

“Qui non ci sono vittorie, anzi per la famiglia il dolore è ancora più grande, nel prendere consapevolezza che per la corte d’assise d’appello la figlia è stata uccisa dal fidanzato”, sottolinea il legale.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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