Revenge porn
Viterbo – (sil.co.) – Una storia durata il tempo del lockdown. Un tempo sufficiente per essere accusato di “revenge porn” e condannato a una pena di 8 mesi e 5 giorni di reclusione per minacce nel periodo precedente al 5 luglio 2020 e per stalking tra il 5 e il 28 luglio di due anni fa.
Protagonista un trentenne difeso dall’avvocato Franco Taurchini per il quale ieri l’accusa aveva chiesto una condanna a due anni, più che dimezzata dal giudice Elisabetta Massini, che ha escluso gli atti persecutori almeno nella prima fase delle vicende sfociate nella querela da parte della vittima, una donna più grande con cui l’imputato aveva allacciato una relazione. Il giudice ha anche disposto la restituzione al trentenne dei sei cellulari che gli erano stati sequestrati.
Una relazione “bollente”, secondo il difensore, il quale ha ricordato come siano stati “consensuali” i video erotici girati mentre facevano sesso dai due componenti della coppia. Gli stessi filmati che l’imputato avrebbe minacciato di diffondere, spaventando a morte la parte offesa che, nel frattempo, aveva deciso di chiudere la relazione.
Per l’avvocato Taurchini, l’imputato si sarebbe innamorato alla follia della vittima poche settimane prima del “tutti a casa” di marzo 2020. Pur di stare con lei si è anche beccato una multa per avere violato le prescrizioni anti-Covid. La storia è naufragata alla prima vacanza dopo la riapertura.
Si erano conosciuti a Carnevale e tutto era partito sotto i migliori auspici. A maggio sono riusciti a trascorrere i primi weekend insieme, prenotando camere separate in alberghi del Viterbese. A giugno, finalmente, la coppia è partita per una vacanza in Sardegna. Ma sull’isola la magia è finita bruscamente, tanto che al rientro al porto di Civitavecchia lei si è fatta venire a prendere, decidendo che non voleva più saperne.
A processo col giudizio immediato, il trentenne fu colpito da divieto di avvicinamento alla parte offesa.
Al rientro dalla Sardegna lei avrebbe voluto subito restituirgli i regali. Lui si sarebbe appostato più volte sotto l’abitazione della donna, suonando insistentemente al citofono per farla scendere, supplicandola di tornare insieme. Quando, dopo avere chiamato a ripetizione i carabinieri per allontanarlo, la donna si è decisa a sporgere querela, avrebbe detto di temere che lui potesse vendicarsi diffondendo dei video hot girati durante i rapporti sessuali.
– Lei teme il “revenge porn” e lo denuncia per stalking, imputato un 28enne
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
