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Morte di Sestina Arcuri, sentenza bis entro Natale per il fidanzato assolto in primo grado

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Viterbo - Andrea Landolfi assolto

Tribunale di Viterbo – Andrea Landolfi subito dopo l’assoluzione in primo grado


Ronciglione – E’ ripreso ieri il processo bis ad Andrea Landolfi Cudia, assolto in primo grado il 19 luglio 2021 dal tribunale di Viterbo per la morte di Maria Sestina Arcuri.

La corte d’assise d’appello di Roma ha detto no alle ulteriori perizie e testimonianze chieste dall’accusa. Si procederà quindi come da calendario con la discussione, fissata per mercoledì 21 dicembre, alla vigilia di Natale. Meno di dieci giorni per conoscere la sentenza. 

Landolfi è il pugile e operatore socio sanitario romano 33enne imputato della morte della fidanzata, la parrucchiera 26enne originaria di Nocara, in provincia di Potenza, con cui è precipitato dalle scale di casa della nonna Mirella Iezzi, in via Papirio Serangeli a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il weekend col figlioletto di lui di 5 anni, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

La giovane è poi deceduta due giorni dopo all’ospedale di Belcolle, dove i sanitari hanno tentato di salvarle la vita con un intervento chirurgico per le gravi lesioni riportate alla testa, senza che riprendesse mai conoscenza.

La procura e i familiari della vittima sono ricorsi in appello per ottenere la condanna per omicidio volontario e i difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini per ottenere uno sconto ai 4 anni di pena inflitti in primo grado al pugile romano 33enne per lesioni aggravate alla nonna.

Ieri sono stati ascoltati gli ultimi due testi, entrambi relativamente alla dinamica. Nelle vesti di operatore di polizia giudiziaria il colonnello del Ris Paolo Fratini, intervenuto sui luoghi col laser scanner, e l’esperto in cinetica Luca Scarselli per la difesa.


Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri


No a ulteriori perizie e testimonianze 

La procura generale ha insistito sulle richieste istruttorie, chiedendo anche una perizia sul sistema informatico utilizzato per la ricostruzione dal consulente della difesa Giuseppe Monfreda e di sentire ulteriori dieci testimoni. E’ stata inoltre chiesta. sempre dall’accusa, che insiste perché Landolfi venga condannato per omicidio volontario, una perizia medico legale da affidare a un ingegnere esperto in ricostruzione di cadute di lavoro e incidenti stradali. Ma la corte d’assise d’appello di Roma ha rigettato tutte le richieste. 

Il processo di primo grado è entrato nel vivo con l’ascolto dei primi testimoni in pieno lockdown, il 14 maggio 2020, senza nemmeno la stampa in aula.

I familiari di Sestina – il papà Nicola Natale Arcuri, di 60 anni, la mamma Caterina Acciardi di 56, i fratelli Domenico e William, di 33 e 24 anni – secondo i quali la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha sbagliato tutto, volevano l’ergastolo. Sono assistiti dall’avvocato Vincenzo Luccisano. Il pm Franco Pacifici aveva chiesto una condanna a 25 anni.

Per la procura il movente del delitto è che la vittima, dopo una serie di litigi sull’argomento, aveva deciso di lasciare il 33enne a causa dell’alcol.

Andrea Landolfi è finirlo in carcere sette mesi dopo quella maledetta notte tra il 3 e il 4 febbraio di oltre tre anni e mezzo fa. Il 33enne, per cui la procura di Viterbo ha chiesto l’arresto un mese dopo la tragedia, non appena depositato l’esito dell’autopsia, secondo cui la fidanzata è stata uccisa, è rimasto in carcere dal 25 settembre 2019 al 19 luglio 2021, quando è stato rimesso in libertà contestualmente alla sentenza di assoluzione.


Daniele Fabrizi e Serena Gasperini

Tribunale di Viterbo – Daniele Fabrizi e Serena Gasperini all’udienza del 14 maggio 2020


Non fu femminicidio, ma un tragico incidente

“Un tragico incidente che ha visto Andrea e Sestina cadere rovinosamente giù per le scale, con conseguenze rivelatesi fatali per uno di loro”. Lo mettono nero su bianco nelle 83 pagine delle motivazioni della sentenza i due giudici togati della corte d’assise del tribunale di Viterbo che il 19 luglio 2021 ha assolto Andrea Landolfi Cudia dalle accuse di omicidio volontario e omissione di soccorso per cui il pubblico ministero Franco Pacifici aveva chiesto una condanna a 25 anni. 

Né femminicidio, né omissione di soccorso: “Landolfi, lungi dall’abbandonare la compagna, ha prestato alla stessa l’assistenza che appariva congrua sulla base di quella che nel corso della notte è stata la percezione della natura e della gravità del suo malessere”. 

“La ricostruzione della dinamica per cui la Arcuri sarebbe stata sollevata e lanciata con forza dal parapetto sito di fronte ai primi gradini della rampa più alta e avrebbe compiuto un volo fino al rialzo ove era sito il camino – si legge – è del tutto inverosimile, non coerente con lo stato dei luoghi e con tutte le lesioni riscontrate sul corpo della ragazza”.

Dito puntato contro l’audizione protetta del figlioletto di Andrea. “Non si può non osservare, peraltro, che l’esame effettuato in sede di indagini, durato oltre due ore (…) avrebbe dovuto essere opportunamente evitato perché in suo luogo si svolgesse – nel contraddittorio tra le parti – nella sede dell’incidente probatorio e in un unico ed approfondito esame (…) una prova che avrebbe potuto essere decisiva”.

“Solo per completezza di esame – fanno notare i giudici – deve rilevarsi, incidentalmente, che il minore, ad ogni modo, nel proprio esame ha affermato l’esatto contrario di quella che è l’interpretazione delle sue parole offerta dalla pubblica accusa”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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