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Omicidio di Natale, chiesti 14 anni di carcere per Nelson Christofer

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Omicidio di Natale - Via Polidori (nel riquadro la vittima Orobosa)

Omicidio di Natale – Via Polidori (nel riquadro la vittima Orobosa)


Viterbo – Omicidio di Natale, l’accusa chiede 14 anni. Ieri è stato il giorno della pm Paola Conti, che davanti al gip Giacomo Autizi ha chiesto per il 31enne nigeriano Nelson Christofer una condanna a 24 anni, ridotta a 21 anni con il riconoscimento delle attenuanti e ridotta ulteriormente a 14 anni con lo sconto di un terzo del rito abbreviato chiesto dal difensore Rolando Iorio del foro di Avellino.

I familiari della vittima, il connazionale 28enne Enogieru Orobosa, sono parte civile con l’avvocato Stefania Ielo del foro di Roma.

Prima della discussione sono state depositate le trascrizioni dell’interrogatorio dell’imputato, il quale, come emergerebbe dalla nuova traduzione disposta dal giudice per le indagini preliminari, in seguito all’interrogatorio dell’imputato, si sarebbe sempre professato innocente, negando di avere mai inseguito la vittima con un coltello, sostenendo il contrario e di essersi solo difeso nel corso della colluttazione avvenuta dentro il cancello dell’autolavaggio dove Christofer sarebbe stato messo all’angolo.

“Dalla perizia emergono elementi importanti, che saranno al centro della discussione di questa difesa”, il commento all’uscita dell’udienza, celebrata a porte chiuse, dell’avvocato Iorio, la cui arringa è prevista il prossimo 16 gennaio. 

Da un anno a Mammagialla, il 31enne avrebbe saputo della morte del coinquilino solo dopo l’arresto, quando era stato già condotto in carcere. 


Viterbo - Omicidio di Natale - Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello

Viterbo – Omicidio di Natale – Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello


Delitto la vigilia di Natale 2021

Christofer, verso le 22,30 della sera della vigilia di Natale dell’anno scorso, avrebbe colpito con un coltello da cucina, all’incrocio tra via Marini e via Polidori, Orobosa, morto durante la notte all’ospedale di Belcolle dove era giunto in fin di vita. La vittima, deceduta a causa di una emorragia interna, era ancora cosciente al momento dei soccorsi, quando avrebbe fatto in tempo a dire: “Sono stato accoltellato dal mio coinquilino”. 


L’arma mai ritrovata

Ha sempre negato che il coltello fosse suo Christofer. L’arma del delitto non è stata ritrovata. “Non volevo ucciderlo, è stato lui ad aggredirmi, puntando contro di me il coltello che aveva in mano”, ha detto l’arrestato durante l’interrogatorio di convalida del 27 dicembre, rimanendo anche successivamente sempre fermo sulla sua posizione. “Il coltello non lo avevo io, lo aveva Orobosa. Me lo ha puntato contro perché non voleva che uscissi e io mi sono difeso”.


Sempre col Vangelo in mano

Non si esclude un movente razziale. Christofer, che è cristiano, sarebbe religiosissimo e in carcere starebbe sempre col Vangelo in mano. La vittima, anche lui nigeriano ma nato in Ghana, sarebbe stato invece di un’altra etnia.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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