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Macchina del fango, tutto prescritto senza assoluzioni per gli 8 imputati

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo in tribunale durante il processo

Angela Birindelli

Angela Birindelli in tribunale per un’udienza

Viterbo – Macchina del fango e Vinitaly, tutto prescritto.

Nessun colpo di scena. Nessuna rinuncia alla prescrizione da parte degli otto imputati, tra cui il giornalista Paolo Gianlorenzo e l’ex assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli. Pur tentando la strada dell’assoluzione nel merito, hanno accettato tutti, in alternativa, il colpo di spugna del “né colpevoli, né innocenti” dell’estinzione del reato per intervenuta prescrizione. 

Nessuna assoluzione nel merito, come chiesto da tutti gli avvocati difensori. Alle 16 di ieri il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, dopo una breve camera di consiglio, ha dichiarato il non luogo a procedere per estinzione per intervenuta prescrizione di tutti i reati per tutti gli imputati. 

A dieci anni dalla chiusura della maxi inchiesta. Titolare il pubblico ministero Massimiliano Siddi che ieri, prendendo brevemente la parola, ha espresso “amarezza per la prescrizione, compensata dal sollievo di mettere la parola fine a distanza di tanto tempo”.

E’ stato lo stesso Siddi ad accelerare i tempi, riqualificando il reato di concussione in induzione indebita. 

“Né corruzione, né concussione, ma induzione indebita – ha sottolineato – un reato che coinvolge soggetti vittime in qualche modo, in cui si percepisce un aspetto induttivo-corruttivo e a volte un atteggiamento prono e disponibile”. 

Ha quindi parlato della Birindelli che per il padiglione Lazio del Vinitaly “faceva leva sul peso del suo ruolo di assessore, per favorire alcune ditte, non si sa perché”. “Dall’altra parte – ha proseguito – non dico un ‘timore reverenziale’, ma il peso importante della Regione Lazio”. 

Siddi ha quindi speso alcune parole per la vicenda di Stefano Bizzarri: “Mazzocchi non aveva alcun interesse proprio, è chiaro, contro Bizzarri che non doveva ‘fisicamente’ partecipare al workshop che lui stesso aveva organizzato”. “Dietro – ha sottolineato il pm – c’erano motivi di natura politica. era amico di Francesco Battistoni”.

Silvana Cortignani


Otto gli imputati

Sono il giornalista Paolo Gianlorenzo, l’ex assessora regionale Angela Birindelli, l’ex patron della Viterbese calcio e imprenditore Giuseppe Fiaschetti, la giornalista Viviana Tartaglini, l’impiegato dell’agenzia delle entrate Luciano Rossini, l’ex dipendente della Asl, Sara Bracoloni, l’ex direttore dell’assessorato all’agricoltura, Roberto Ottaviani e l’ex commissario straordinario dell’Arsial, Erder Mazzocchi.


Cinque parti civili

Sono l’ex redattore dell’Opinione di Viterbo Daniele Camilli, il deputato forzista Francesco Battistoni, l’imprenditore e sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli, la Regione Lazio e Antonio Riccardi (il presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl ed ex editore di Gianlorenzo, il quale si sarebbe spacciato per lui per ottenere informazioni scottanti al telefono).


Le accuse

Paolo Gianlorenzo risponde di:
tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
corruzione per l’accordo con l’assessora, pubblicità-macchina del fango contro Francesco Battistoni;
minacce a un collaboratore;
detenzione di arma per il tirapugni in redazione;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini;
sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli di:
tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni;
tentata concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private;
abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly;

Viviana Tartaglini risponde di:
tentata estorsione per le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale;
appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali;

Luciano Rossini risponde di:
tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio per la vicenda del notaio Fortini; in qualità di funzionario dell’Agenzia delle entrate avrebbe detto a Gianlorenzo di un imminente controllo sulla categoria dei notai. Informazione che, per l’accusa, è stata usata come strumento di pressione dal giornalista e dal funzionario, per ottenere vantaggi patrimoniali personali

Sara Bracoloni risponde di:
rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un giudice;

Erder Mazzocchi risponde di:
tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio per la “cacciata” di Stefano Bizzarri;
soppressione di atti;

Roberto Ottaviani e Giuseppe Fiaschetti rispondono di:
abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.


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