Vetralla – Avrebbe appiccato ben 14 incendi in due mesi, tra il 23 giugno e il 22 agosto 2017. Cinque roghi dolosi nel territorio del comune di Vetralla e altri nove nel comune di Viterbo. “Il primo a casa sua con lui dentro, sarebbe il primo caso di un piromane che fa danni a se stesso”, il commento della difesa a margine dell’udienza. Si è parlato anche del misterioso pick-up nero diventato virale su Facebook.
E’ entrato nel vivo ieri davanti al giudice Elisabetta Massini, con un’udienza fiume di oltre tre ore, il processo al bracciante agricolo 44enne di Vetralla, Danilo Camilli, arrestato in flagranza a Fiescole dai carabinieri del Nucleo di polizia ambientale e forestale nel pomeriggio del 22 agosto di cinque anni fa per incendio boschivo.
A Fiescole le fiamme hanno interessato una superficie di circa 300 metri quadri all’interno dell’ampio comprensorio boscato di castagnoli nei Monti Cimini. I militari, che lo stavano seguendo, lo hanno visto fare inversione di marcia in strada Monte Fogliano. Fermarsi. Poi hanno visto il fuoco a trenta metri da lui. E nessun altro passava per quella strada.
Il pedinamento è poi proseguito fino a via Enrico Fermi, dove la sua macchina è stata bloccata e perquisita. All’imputato, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, fu sequestrato un accendino di colore rosso. E non essendo un fumatore, secondo gli investigatori, non aveva motivo per portarlo con sé.
L’incendio in località Fiescole, nel riquadro Danilo Camilli
L’innesco “volante” spazzato via dal vento
Tra i testimoni uno dei carabinieri della stazione di Vetralla che per primi hanno indagato sugli ipotetici incendi dolosi avvenuti nei pressi della sua abitazione tra il 23 e il 27 giugno 2017, successivamente imputati, assieme ad altri, al 44enne. Una deposizione caratterizzata da molte scintille con la difesa, soprattutto riguardo ai mai rinvenuti inneschi, solo uno dei quali, un mozzicone di sigaretta, sarebbe stato avvistato dai militari, soprannominato dallo stesso giudice “innesco volante”, in quanto spazzato via dal forte vento che tirava in quei giorni alimentando le fiamme, prima che potesse essere repertato.
“Dopo il suo passaggio, una colonna di fumo”
Il titolare di un frantoio, più volte accorso per aiutare vigili del fuoco e protezione civile a domare le fiamme nei pressi dei suoi terreni, all’ennesimo rogo, divampato l’8 agosto 2017 in località Sasso San Pellegrino, ebbe un acceso diverbio con Camilli, davanti a due carabinieri. “Siccome lui c’era sempre, era sempre presente, ma non aiutava mai, limitandosi a guardare, io gli dissi ‘ti vedo sempre quando ci sono gli incendi, ma tu non aiuti mai'”.
Circostanza confermata ieri in aula, spiegando che il 44enne e la famiglia hanno anche loro un terreno nei pressi e l’imputato faceva continuamente avanti e indietro con la Panda nera del nonno, all’epoca malato e poi deceduto. “Anche quella mattina l’avevo visto passare verso le 11,30 e dopo circa un quarto d’ora ho visto una colonna di fumo nero salire da una baracca. Una volta mi chiamò per dirmi dell’incendio di un oliveto a circa cento metri. Sempre la stessa storia, io a spegnere le fiamme e lui a chiacchierare”.
Il giallo del pick-up nero
Una chiacchiera da social è entrata prepotentemente nel processo. E’ la storia del pick-nero avvistato sui luoghi dei roghi, per rintracciare il quale nell’agosto 2017 fu fatto appello su un popolare gruppo Facebook di una associazione viterbese, il cui presidente è stato ascoltato ieri, assieme a una utente, come testimone.
“Ho pensato fosse un diversivo, uno specchietto per le allodole, un elemento di distrazione per poter beccare il vero piromane”, ha spiegato il presidente, dicendo di essere stato anche lui presente sul luogo dell’incendio divampato l’8 agosto.
“In quell’occasione fu lo stesso Camilli a dire del pick-up ai carabinieri con cui stava parlando”, ha proseguito, confermando come l’argomento fosse diventato subito virale tra gli utenti.
Veicolo sospetto alle Masse di San Sisto
Fatto sta che la sera successiva, una cinquantenne di ritorno da Tarquinia con la figlia, sensibilizzata dall’appello circolato su Facebook, all’altezza delle Masse di San Sisto, dove era in corso un incendio, avrebbe guarda caso avvistato un pick-up sospetto.
“Andava a passo d’uomo, era grigio scuro e aveva i finestrini oscurati, col solo conducente a bordo. Ho preso il numero di targa e il giorno dopo sono andata a testimoniare dai carabinieri, ritenendo che fosse un mio dovere civico”, ha spiegato al giudice Massini.
La difesa ha fatto notare come non si sappia se siamo stati mai avviati accertamenti per risalire al proprietario del veicolo segnalato, fermo restando che sicuramente non era di Camilli.
Pedinamenti hi-tech, ma serve una perizia…
E’ stata rinviata la testimonianza dell’investigatore dei carabinieri forestali che nel 2017 ha indagato sul sospetto piromane, anche tramite Gps e filmati dei suoi spostamenti, scaricati su un dvd per visionare il quale serve un software speciale non a disposizione della difesa, che quindi non ha potuto esaminarne i contenuti. L’avvocato De Santis ha chiesto una perizia tecnica per decriptare i dati, i cui risultati saranno disponibili entro la prossima udienza, fissata a fine estate.
Il difensore Samuele De Santis
La difesa: “Camilli non piromane ma spettatore, vittima di uno dei roghi”
“Per noi, in base a quanto emerso, è evidente che Camilli fosse una persona interessata all’evento incendio, ma assolutamente non individuabile come l’artefice, in quanto i primi incendi che sono stati riscontrati avevano a che fare con gli appezzamenti vicini alla sua abitazione”, ci tiene a sottolineare il difensore De Santis.
Il legale fa quindi notare come “ad essere danneggiato dal primo incendio che ci viene contestato è il Camilli stesso, cui si sono spaccati i vetri delle finestre di casa, quindi sarebbe il primo caso di un piromane che dà fuoco a casa propria con se stesso dentro”.
“Ci riteniamo del tutto estranei – ribadisce da sempre la difesa – oggi abbiamo dato una prima prova di come sono state fatte le indagini e di come in quel periodo si sentisse assolutamente la necessità di un capro espiatorio e probabilmente in questo meccanismo mediatico c’è andato di mezzo il mio assistito. Aspettiamo serenamente la fine dell’istruttoria, convinti che già da oggi sia stata data una luce diversa agli eventi”.
Silvana Cortignani
Gli incendi attribuiti a Danilo Camilli
– 23 giugno 2017: incendio in località Via del Bosco a Vetralla
– 27 giugno 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 10 luglio 2017: incendio in località Pian dei Cerri a Vetralla
– 23 luglio 2017: incendio in località Volpara a Viterbo
– 24 luglio 2017: incendio in località Strada del Pendolino a Vetralla
– 2 agosto 2017: incendio in località Quartuccio a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio in strada Due Casali a Viterbo
– 5 agosto 2017: incendio boschivo in località La Noce a Vetralla
– 7 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 8 agosto 2017: incendio in strada Sasso San Pellegrino a Viterbo
– 18 agosto 2017: incendio in località strada Orti-Quartuccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località Castellaccio a Viterbo
– 21 agosto 2017: incendio in località strada Ciavalletta a Viterbo
– 22 agosto 2017: incendio in località Fiescole a Viterbo
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

