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A spasso con l’auto di servizio, salta interrogatorio ex comandante carabinieri

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Viterbo - Tribunale - Nel riquadro Massimo Cuneo

Il tribunale di Viterbo – Nel riquadro Massimo Cuneo

L'avvocato Pierluigi Mancuso

L’avvocato Pierluigi Mancuso

L'avvocato Fabrizio Ballarini

L’avvocato Fabrizio Ballarini

Tuscania – (sil.co.) – E’ saltato l’atteso interrogatorio in aula dell’ex comandante dei carabinieri Massimo Cuneo accusato, tra le altre cose, di avere fatto un uso “disinvolto” dell’auto di servizio.

Alle ultime battute prima della prescrizione il processo “due in uno” all’ex comandante della compagnia carabinieri di Tuscania, imputato di peculato d’uso, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. 

L’ufficiale fu arrestato e rimase per qualche settimana ai domiciliari, su richiesta della procura della repubblica di Viterbo, l’11 marzo 2015, per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2014. 

Ieri Massimo Cuneo, che da tempo ha fatto sapere di volere essere sentito per difendersi, fornendo ai giudici la sua versione dei fatti, è venuto in tribunale pronto a farsi interrogare dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, pm Michele Adragna.

Ma alla fine, per problemi di “intasamento” del ruolo, è stato deciso di rinviare l’esame dell’imputato, che secondo la difesa impegnerà il tribunale per almeno un paio di ore, al prossimo mese di maggio, quando per l’appunto, a conti fatti, tutti i reati dovrebbero essere estinti per intervenuta prescrizione. L’ufficiale è difeso dagli avvocati Fabrizio Ballarini e Pierluigi Mancuso.

Ieri è stata sentita l’ultima testimone dell’accusa, un maresciallo dei carabinieri che si è occupata di ricostruire, nell’ambito delle indagini, i presunti spostamenti sospetti del comandante con l’auto di servizio.

Su richiesta dell’avvocato Ballarini, ha detto, tra l’altro, di non avere accertato se Cuneo fosse in servizio in sedi fuori giurisdizione.

Il processo, come si ricorderà, è quello scaturito dall’unificazione di due procedimenti, uno dei quali “ereditato” dalla procura militare relativo all’uso improprio dell’auto di servizio.

Gli investigatori, come è emerso nel corso delle precedenti udienze, si sono messi sulle tracce delle celle agganciate dal telefonino di servizio del militare, individuando 21 volte in cui si sarebbe trovato in luoghi non giustificati dall’orario di lavoro, tra il 26 febbraio e il 27 giugno 2014, facendo in particolare la spola con Ardea, ma anche recandosi a Roma, Pomezia, Grosseto, Foligno, Grosseto e Orbetello, dove avrebbe avuto la casa di famiglia in ristrutturazione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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