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Un chilo di hashish a domicilio, condannati corriere e destinatario

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Viterbo – (sil.co.) – E’ stato condannato ieri a un anno di reclusione e mille euro di multa il commerciante viterbese 39enne “tradito” quattro anni fa da due corrieri ventenni che gli avevano appena venduto un chilo di hashish per oltre duemila euro.

A processo davanti al giudice Elisabetta Massini anche uno dei “fattorini”, condannato invece a quattro mesi e mille euro di multa. Stralciata a suo tempo la posizione del terzo imputato. Il giudice ha inoltre disposto la confisca dei 2050 euro sequestrati al momento dell’arresto. Il commerciante e il corriere sono stati giudicati con l’abbreviato, rito che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. 

L’accusa aveva  chiesto due anni e mezzo di reclusione per ciascuno dei due imputati, difesi rispettivamente dagli avvocati Roberto Alabiso e Enrico Valentini, con  multa di cinquemila euro. 


Carabinieri

Carabinieri


La coppia di corrieri, fermata il 14 marzo 2018 dai carabinieri al casello autostradale di Orte, senza la droga ma coi soldi, ha confessato ai militari di essere venuta a Viterbo per vendere “fumo”, facendo anche il nome dell’acquirente. 

Protagonisti dell’inedita confessione due ragazzi in trasferta nella Tuscia dalla capitale, per effettuare la “consegna”: un chilo di hashish in cambio di 2.050 euro.

“Sono i soldi del chilo di hashish che abbiamo appena venduto a un viterbese”, avrebbero detto ai carabinieri, senza neanche tentare di inventarsi una scusa per il possesso dell’ingente somma di denaro in contanti. 

Risultato, sono finiti tutti e tre in manette per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Il giudice Silvia Mattei, convalidando il fermo di tutti e tre, dispose a suo tempo la liberazione dei ventenni, in quanto incensurati, stralciando una delle due posizioni, e il solo obbligo di firma per il commerciante. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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