Viterbo – “Una lenta ripartenza post Covid, ma l’obiettivo in primis per la nostra associazione è diffondere la lingua dei segni nelle scuole. È ora di dare una svolta e di includere i sordi nella società. Nessuno è escluso. Siamo tutti uguali. La pandemia ci ha un po’ fermato, ma quest’anno siamo ripartite alla carica con tante iniziative. A fatica per i vari costi, ma non molliamo”. Federica Miralli e Ludovica Cucchi di Perché io Segno fanno un resoconto sull’andamento dell’associazione nel 2022, primo anno dopo la pandemia da Covid-19.
Federica Miralli e Ludovica Cucchi dell’associazione Perché io segno
Come è andato quest’anno, il primo post Covid per l’associazione?
“Ci stiamo riprendendo, la pandemia è stata tosta. Non ci siamo mai perse d’animo. Ma quest’anno è stato strano, da una parte la voglia della gente sorda e udente di ricominciare a stare insieme organizzando attività, dall’altra la paura di essere contagiati ancora, visto che questo Covid non ci ha abbandonati. Tutto sommato, abbiamo riniziato a organizzare, quando possibile, delle giornate a tema con l’interprete lis, lezioni di falconeria, visite guidate in alcuni monumenti della Tuscia come a palazzo Farnese, a Caprarola, spettacoli in lingua dei segni al teatro San Leonardo. Con il nostro stand siamo state presenti in diverse feste e sagre della Tuscia per ricavare qualcosa dalle vendite dei nostri gadget. Abbiamo organizzato diversi incontri, laboratori in lingua dei segni e anche dei mini corsi per le studentesse che hanno conseguito tutti i titoli ma non segnano da diverso tempo. Un corso per rimanere in allenamento con questa lingua”.
Qual è stata la risposta da parte della città alle iniziative che avete proposto?
“Per tutte le iniziative che abbiamo proposto, sia a Viterbo che in provincia, abbiamo riscosso sempre grande successo a livello partecipativo sia dalla comunità sorda, sia dalle persone che si vogliono avvicinare a questo piccolo mondo. Anche durante la pandemia, non abbiamo perso il supporto dei cittadini, anzi. Sempre pronti ad aiutarci a promuovere i nostri progetti. Come associazione, cerchiamo di essere presenti per i cittadini che hanno difficoltà comunicativa a causa dei deficit uditivi a relazionarsi con gli altri e ci impegniamo a dare visibilità alle dinamiche della comunità sorda. Di sordità non se ne parla molto visto che è considerata una disabilità invisibile”.
Quest’anno Viterbo è entrata nella storia per aver accolto il primo Lazio pride, una manifestazione per i diritti della comunità Lgbt+ con la presenza dell’interprete in lingua dei segni…
“Il gay pride per la nostra associazione è stata un’occasione incredibile. Non solo perché nella comunità sorda ci sono molti omosessuali, ma perché abbiamo avuto la possibilità di partecipare a una grande festa per manifestare a favore dei diritti degli omosessuali e poterne comprendere tutti i contenuti attraverso il canale comunicativo visivo-gestuale che non era mai esistito per queste occasioni fin adesso. Perché io Segno è stata coinvolta attivamente nell’organizzazione. Partecipare al Pride nella propria città non è stato solo un diritto ma soprattutto un privilegio e dopo anni di manifestazioni in giro per l’Italia finalmente abbiamo sfilato a casa nostra e abbiamo potuto “ascoltare” ciò che è stato detto grazie al servizio di interpretariato. Un ringraziamento va all’associazione Peter Boom che si è interessata fin da subito della presenza della comunità sorda all’evento del 9 luglio scorso. Fortunatamente la sinergia tra le due associazioni sta continuando. Vediamo in futuro”.
Come avete affrontato la pandemia?
“Con grandissimo disagio. Sia per noi come associazione sia come comunità. Non riuscivamo a dare conforto a tutti quei sordi che ci chiedevano aiuto a livello comunicativo visto l’obbligo delle mascherine non trasparenti. Ci siamo adoperati nel crearne alcune e adattarle alle loro esigenze. Abbiamo usato stoffa e una parte plastificata. Abbiamo cercato di ovviare delle piccole problematiche come l’appannamento del pezzo in plastica. Ed è stato difficile, ma il nostro prodotto “fatto in casa”, nel suo piccolo funzionava. Solo verso la fine dell’emergenza sanitaria da Covid-19 sono entrati in commercio dei dispositivi protettivi adatti ai sordi. A quel punto, il nostro impegno è stato quello di aiutare le varie scuole con bambini sordi nella provincia di Viterbo a reperirle. Da parte nostra c’è stato un gesto di solidarietà. Abbiamo affrontato una spesa consistente a livello economico, ma lo abbiamo fatto perché la nostra mossa ci ha ripagato più della cifra investita sull’acquisto delle mascherine trasparenti ad hoc. Le abbiamo regalate anche alle insegnanti di sostegno. E questo per la nostra associazione è stato un grande passo”.
A livello economico, questo 2022 credo sia stata una batosta…
“Ce la siamo cavata. Prima della pandemia, avevamo una piccola sede in via del Lazzaretto 2, nel centro di Viterbo, dove svolgevamo i corsi formativi della lingua dei segni in presenza. Era bello aver creato, non solo una classe per imparare la lis, ma anche una seconda famiglia con alcune di loro. Era un’opportunità per confrontarci sul progredire dell’associazione… Molte delle nostre studentesse, proponevano iniziative in continuazione e per noi erano obiettivi da raggiungere. Poi è arrivata la pandemia. Lockdown e tutti a casa. I corsi, grazie alla tecnologia, li abbiamo continuati online. Ma le spese economiche, si sono raddoppiate. Quando abbiamo avuto la possibilità di riniziare a organizzare eventi, raccolte fondi, spettacoli, giornate a tema, ci siamo rimboccate le maniche. Non abbiamo ancora una sede. Quella in via del Lazzaretto l’abbiamo dovuta lasciare per ovvi motivi economici. Ma nonostante tutto, non ci siamo perse d’animo e i nostri soci non ci hanno abbandonato”.
Propositi per l’anno nuovo che verrà…
“Ne abbiamo molti in mente e cercheremo di realizzarli tutti. Sicuramente uno tra i più importanti per il 2023 è la diffusione della lingua dei segni nelle scuole della Tuscia. È un impegno che portiamo avanti da molto tempo, da quando è nata l’associazione circa 6 anni fa. Ogni giorno riceviamo richieste da parte dei docenti per creare questo ponte comunicativo con i loro studenti e hanno capito che la nostra associazione può essere una fonte di risorsa e sostegno per i ragazzi con bisogni educativi speciali. Come secondo obiettivo, è riaprire la nostra sede. Una nuova. L’abbiamo chiusa, come anticipato, a causa dei troppi costi elevati dell’affitto che non siamo più riuscite a fronteggiare durante la pandemia. E d’altra parte, sentiamo il bisogno di rinnovarci e creare qualcosa di nuovo con il nostro marchio”.
Federica Focaracci
