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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nel cuore del centro storico di Viterbo, in via della Volta Buia 36, si erge un palazzetto duecentesco che, come lo stemma papale posto sulla porta d’entrata ricorda, fu dimora di papa Innocenzo VIII che vi trovò rifugio dalla peste intorno al 1400.
Il palazzetto, perfettamente conservato e abilmente ristrutturato dall’architetto Giovanna Scappucci nel rispetto assoluto dei pregi e dell’anima del periodo che ne vide la costruzione, è divenuto un museo permanente.
Dalla mente visionaria della nuova proprietaria Barbara Aniello, docente di Iconografia presso la Pontificia Università Gregoriana, storica dell’arte, musicologa, violoncellista, scrittrice, nasce l’associazione Inter-Artes che si muove all’interno della casa-museo con un nutrito programma di eventi che si intersecano tra letteratura, musica, pittura, cinema, scultura, design. Un’officina di idee, di incontri e confronti, un approdo felice lontano dall’imperversare della mediocrità, dell’attendismo. Una sollecitazione indispensabile in questi tempi difficili dove l’immediatezza fagocita la possibilità di una calma visione, di un’attenta riflessione, di un puro ascolto.
Il palazzetto, ad oggi, ospita la prima di una serie di mostre che ci porteranno fino a tutto il 2023.
Barbara Aniello, con grande generosità, apre le porte della casa dove vive e risiede per accogliere e rilanciare i talenti artistici del nostro territorio troppo spesso sottostimati. In questo microcosmo artistico, un gradino dopo l’altro introduce e accompagna il fruitore, che sia intenditore o profano, alla visione delle opere in un viaggio seducente e spericolato con la passione di chi non potrebbe vivere di null’altro.
Marco Ferri, artista tarquiniese, con collezioni presenti sia in Europa che negli Stati Uniti, ha avuto l’onore di inaugurare la prima mostra dal titolo Poiesis versione integrale ridotta. Ventisei opere dislocate nei tre piani del palazzetto medioevale che non sono solo fruibili visivamente, ma coinvolgono inevitabilmente tatto, udito, olfatto, di chi sta al loro cospetto.
Lavorate con una tecnica complessa, che unisce il legno alla cera d’api vergine, i colori ad olio agli acidi, il lino antico alle colle, emergono tridimensionalmente dalla parete e inondano con il loro calore, odore e spessore lo spettatore, chiamato quasi ad accarezzarle con gli occhi o inalarle gli effluvi. La mostra, a grande richiesta, è stata prorogata fino all’8 gennaio 2023.
La casa-museo ha già avuto il suo illustre ospite. Vittorio Sgarbi, colpito dal progetto, si è soffermato a lungo, ha osservato ogni spazio, scrutato stupito ogni angolo della casa, interagito con la Aniello.
“Grande semplicità, grande eleganza, composto tormento”, così ha definito le opere dell’artista Ferri che ha convocato per un’ulteriore esposizione nella città di Sutri.
La mostra che seguirà ha come protagonista un genio viterbese, Carlo Vincenti, morto suicida nel 1978 a 32 anni. Artista a tutto tondo, pittore, disegnatore, poeta sperimentalista e multimediale, autore di teatro, Vincenti si esprimeva sia attraverso le immagini, sia attraverso la scrittura di radice ideologico-filosofico.
La sua città natale non è riuscita a riconoscerne il valore ad esclusione di Alberto Miralli titolare dell’omonima Galleria che, scoprendone il talento, ha promosso la sua meritata valorizzazione. La sua vastissima produzione, che ha visto alcune opere esposte anche a Los Angeles, risente dell’emarginazione e del disagio (l’artista subì ricoveri forzati in strutture psichiatriche). Vincenti riesce a canalizzare questi sentimenti producendo un numero incredibile di opere (60.000, una per ogni abitante della sua città…) e pur perdendo la vita, conquista, postuma, la sua redenzione.
Barbara Aniello sostiene che la “retorica dell’esilio” è vera; gli anni in giro per l’Europa non hanno spezzato il suo forte legame con la Tuscia, piuttosto hanno alimentato il desiderio di realizzare un sogno: donare un valore aggiunto a Viterbo creando quello spazio culturale d’eccellenza che da troppo tempo mancava.
Sabrina Sessa
